Login / Registrazione
Venerdì 30 Settembre 2016, San Girolamo
follow us! @travelitalia

Balze di Volterra

Volterra / Italia
Vota Balze di Volterra!
attualmente: 08.80/10 su 5 voti
Dopo la chiesa di San Giusto, proseguendo per l’omonima Via del Borgo, si giunge a un bivio: prendendo a sinistra si arriva alle Balze. Qui si apre, agli occhi del visitatore, un superbo spettacolo di bellezza e di orrore: le Balze di Volterra, formate dai cedimenti degli strati arenacei del pliocene che hanno creato, con l’incessante corrosione, scoscesi dirupi d'insolite colorazioni. Le Balze lasciano l’animo sgomento: sono immani voragini che – avanzando lente e inesorabili – in sé raccolgono e inghiottono sepolcreti e mura, case e chiese.
Il fenomeno è senz'altro iniziato in età storica: qui, infatti, sorgevano le necropoli e alcuni tratti delle mura etrusche che lentamente le Balze hanno inghiottito. Nel 1140 le Balze ingoiarono sia la Chiesa eretta nell'VIII secolo in onore di San Giusto, sia il Convento di San Marco. Una seconda chiesa fu allora dedicata a San Giusto, ma anche questa fu distrutta fra il 1617 e il 1627.
Sulla causa del fenomeno scrive il Targioni Tozzetti: «Dell’acqua piovuta sopra del monte di Volterra, una parte sola verso il mare per le pendici del monte e passando sotto all'alto ammasso di strati di tufo e panchina, giunge fino agli inferiori strati di creta o mattaione che servono di base e di fondamento al monte, dove si raccoglie in fonti. Ora questi scoli e queste fonti, facendosi strada verso l'Era e verso la Cecina, hanno talmente corroso l'ammasso degli strati suddetti composti di terra floscia come ceneracciolo, che hanno prodotto frane e dirupi perpendicolari così orribili che non si possono guardare quelle profondità senza patire di vertigine».
Nessuno meglio di Gabriele d' Annunzio vide le Balze in tutta la loro suggestiva maestà: «Le Balze erano piene di luce e d'ombra, percosse dal sole occidente; e la luce era gialla come se percotesse nell'ocra, e la sua ombra era quasi fulva. Il colore del deserto e del leone colorava in quell'ora il primo cerchio che cinghia l'abisso: ma il cerchio secondo era cinerognolo e grommato d'una muffa verdastra, il terzo era livido e sbavato di colaticci. Giù per gli scheggioni per le rosure per le grotte s'ingolfava il vento, e riempiva di compianto tutta la rovina. Sul cupo tumulto delle sue favelle i falchi gittavano le strida acute roteando».
Sull'orlo della voragine si erge ancora, tra le sue rovine e con i suoi profondi crepacci, l'antica Badia dei Camaldolesi con i resti della chiesa romanica sorta nel 1030. Un triste destino pende sul tempio. A poco a poco le vecchie mura si sfaldano e franano, quasi per orrore dell'immane baratro che s'apre ai loro piedi e che minaccia di continuo il superstite edificio.

Condividi "Balze di Volterra" su facebook o altri social media!