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Lunedì 26 Settembre 2016, SS. Cosma e Damiano
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Storia di Viterbo

L'origine di Viterbo risale all'Alto Medioevo, quando i Longobardi di Desiderio conquistarono e fortificarono un antico villaggio, detto da allora Castrum Viterbii, sul Colle del Duomo. Il nome della futura città, d’incerta etimologia, inizia ad apparire nelle fonti della metà del secolo VIII. Sul colle era esistito un modesto centro abitato etrusco il cui nome era Surrena o Sorrina. Questo centro passò ai Romani dopo al 310 a.C., con la conquista della Tuscia da parte del console Quinto Fabio Rulliano. I Romani però lo trascurarono, in favore del municipio di Surrena Nova, sorto sulla collina antistante, e delle numerose ville patrizie sorte nei pressi degli stabilimenti termali lungo la Via Cassia. La fortificazione del Castrum Viterbii, che comprendeva anche una piccola pieve cristiana dedicata a San Lorenzo, passò ai Franchi nel 774 e quindi fu donata da Carlo Magno alla Chiesa, che proprio in quegli anni, grazie a questa e ad altre donazioni territoriali, costituiva il primo nucleo dello Stato Pontificio.
Poche sono le notizie riguardanti la storia locale nei secoli IX e X. E’ ipotizzabile una ripresa economica e demografica in base alla quale il Castello sul Colle del Duomo si espanse con nuovi borghi al di fuori delle proprie mura, fondendosi con altri "vici" che nel frattempo si andavano sviluppando su altre alture circostanti e creando un tessuto urbano che da lì a un paio di secoli sarebbe stato circondato da una Cinta Muraria. Sia come sia, Viterbo, che ormai possiamo iniziare a definire tale, si eresse a libero comune nel 1095, in piena epoca di lotta delle investiture tra impero e papato, e iniziò ad affermare la propria supremazia sul territorio del Patrimonio di San Pietro in Tuscia.
Nel XII secolo fu scelta per ospitare pontefici (Eugenio III fu il primo, nel 1145), ricevette il titolo di città da parte di Federico Barbarossa (1167), rase al suolo la città di Ferento (1172) e divenne sede vescovile nel 1193. Il XIII secolo fu uno dei più turbolenti e al contempo gloriosi per la città. Nella prima metà del secolo la città fu sconvolta dalle lotte interne tra casate e fazioni opposte (Gatti e Tignosi, rispettivamente guelfi e ghibellini), oltre a trovarsi al centro dei contrasti tra impero e papato e impegnata in dispute con le città circostanti.
Rimasta fondamentalmente guelfa, Viterbo subì nel 1243 un lungo e drammatico assedio da parte delle milizie di Federico II, l'imperatore svevo, che puntava su Roma. L'insurrezione popolare, che ebbe i suoi capi spirituali nel cardinale Raniero Capocci e nella "giovinetta" Rosa, riuscì a liberare la città e si aprì per essa un periodo di grande splendore, mentre la Potenza sveva in Italia volgeva al tramonto.
Per diversi anni Viterbo fu scelta come sede papale e fu quindi il centro della Cristianità, con tutti i vantaggi che poteva apportare la presenza della curia pontificia. La città si arricchì di chiese, torri, palazzi e nuove architetture, fu rinomato centro culturale e la sua importanza si estese a tutto il mondo conosciuto. Ci furono episodi cruenti, quali l'uccisione di Enrico di Cornovaglia nella Chiesa del Gesù il 13 marzo 1271, e altri passati alla storia come l'interminabile elezione di Gregorio X tra 1268 e 1272, con la nascita del termine "conclave". Si stabilirono a Viterbo Clemente IV, Gregorio X, Giovanni XXI, Niccolò III e Martino IV fino al 1281. Anche in seguito la città continuerà a ospitare i successori di Pietro, meritandosi l’appellativo di "Città dei Papi".
Nel XIV secolo, allontanatasi la corte papale, Viterbo ripiomba in balìa delle lotte fratricide tra le famiglie nobili e conosce per alcuni anni, fino al 1396, la signoria dei Di Vico, interrotta dal tentativo di restaurazione del dominio papale da parte del cardinale Albornoz (1354) e dal passaggio di Urbano V (1367) di ritorno da Avignone, sfociato in rivolta. Solo con il pontificato di Bonifacio IX (1389-1404) Viterbo rinunciò a buona parte dell'autonomia e si pose risolutamente sotto il papato. Tuttavia, le lotte tra casate continuarono per tutto il XV secolo, fino all'intervento pacificatore del papa Giulio II Della Rovere. Eletto nel 1503, Giulio II fu fautore di una serie di vincoli matrimoniali tra famiglie rivali e riuscì in tal modo a ottenere un periodo di pace. Viterbo vive un nuovo periodo di splendore grazie al pontefice Paolo III (1468-1549), al secolo Alessandro Farnese, nativo di Canino e rinnovatore dell'urbanistica e della cultura cittadine.
Poco altro accadrà nei tre secoli successivi: le sorti della città appaiono strettamente legate alle vicende dello Stato Pontificio. I fasti di un tempo sono ormai sepolti e la città è immersa in un letargo dal quale si sveglierà molto tardi. E con analoga lentezza si faranno strada, nell'Ottocento, le nuove idee liberali e risorgimentali che condurranno all'unità nazionale: Viterbo sarà tra le ultime città a unirsi al Regno sabaudo (l'adesione fu sancita da un plebiscito) e ciò avviene il 12 settembre 1870, appena otto giorni prima della caduta di Roma.
L'unità d'Italia tolse a Viterbo la qualifica di capoluogo di provincia, che le sarà restituita solo nel 1927. Sarà il regime fascista ad avviare un primo programma di modernizzazione della città - attraverso la realizzazione d’importanti opere pubbliche, come la copertura del fiume Urcionio e la creazione di Via Marconi - e a pianificare un'espansione esterna alle mura con i primi nuclei dei quartieri Cappuccini e Pilastro. La seconda guerra mondiale sottopose i Viterbesi a prove durissime: tra il 1943 e 1944 cospicui bombardamenti alleati semidistrussero la città causando innumerevoli vittime.
Liberata la città l'8 giugno 1944, la ricostruzione impegnò pressoché tutti gli anni '50. Nel 1959 la città fu riconosciuta come “mutilata di guerra” per le perdite umane e gli sconvolgimenti subiti. Gli anni ’60 furono caratterizzati, come in tutta Italia, dal "boom" edilizio che spesso però alimentò la speculazione e che si è protratto a lungo, facendo assumere alla città le dimensioni e il numero di abitanti attuali.
Nel 1984 si svolse a Viterbo la visita pastorale di Giovanni Paolo II, culminata con lo spettacolare trasporto straordinario della Macchina di Santa Rosa. Il 27 marzo 1986, il pontefice emanò una bolla con cui decretava l’unificazione - nella Diocesi di Viterbo - delle sedi vescovili di Tuscania, Montefiascone, Acquapendente e Bagnoregio e dell’Abbazia di San Martino al Cimino, sotto il patronato della Madonna della Quercia.
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