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Venerdì 30 Settembre 2016, San Girolamo
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Santuario della Madonna della Quercia

Viterbo / Italia
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Il Santuario sorge a due chilometri da Viterbo ed è una delle più armoniche ed eleganti creazioni del Rinascimento nel Lazio. Si raggiunge percorrendo il viale alberato che papa Paolo III fece aprire nel 1540.
Le sue origini sono leggendarie. Secondo fonti locali, nel 1417, in località Campo Graziano, il viterbese Battista Juzzante aveva collocato sui rami di una quercia una tegola dipinta con l'immagine della Vergine con il Bambino, a cui molti fedeli, passando, rivolgevano preghiere. Nel 1467 Viterbo venne colpita da una violenta pestilenza, la quale nel mese di agosto di quell'anno, a seguito di numerose invocazioni rivolte alla Madre di Cristo, cessò. I Viterbesi ritennero che a liberare la città fosse stata la Madonna della Quercia, con un intervento miracoloso. Ben presto si tenne una processione per ringraziare la Vergine della grazia concessa. Nel luogo in cui si trovava la quercia, venne costruita una cappella per esporre la tegola miracolosa; in seguito, poiché il culto e la devozione dei fedeli crescevano di anno in anno, venne costruita una chiesa. Il progetto fu affidato a Giuliano da Sangallo, che realizzò, accanto all'edificio religioso, anche un convento per i Padri Domenicani. I lavori iniziarono nel 1470 e terminarono nel 1538.
In facciata è scolpita una quercia sormontata da una corona e circondata da leoni; più in basso tre rosoni e lo stemma di Giulio Il, sotto il cui pontificato fu costruita la chiesa. Ad Andrea della Robbia sono attribuite le lunette in terracotta che sovrastano i tre portali. Il campanile, innalzato alla fine del XV secolo, conserva rifacimenti barocchi.
L'interno è diviso in tre navate. Fu Cesare Nebbia, nel Seicento, ad affrescare le immagini degli Apostoli che decorano le vele degli archi. Il soffitto ligneo a cassettoni, ricoperto d'oro zecchino, con l'immagine della Vergine e gli stemmi di Paolo III e del Comune, fu eseguito su disegno di Antonio da Sangallo. A Filippo Prosperi si devono i dipinti con i santi domenicani (1867) che decorano la cupola e i medaglioni con i Dottori della Chiesa più in basso. L'opera principale conservata all’interno della basilica è il tabernacolo in marmo di Carrara, o Tempietto. Realizzato da Andrea Bregno, custodisce la tegola con l'immagine miracolosa ed è decorato con sculture ed affreschi seicenteschi. Le navate laterali, su cui si aprono alcune cappelle. custodiscono dipinti, in parte di scuola viterbese, che vanno dal XVI al XIX secolo. Gli armadi e le porte in legno che ornano la sagrestia furono eseguiti nel 1622, i dipinti nel secolo successivo.

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