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Domenica 25 Settembre 2016, Sant'Aurelia
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Chiesa di Sant'Angelo in Spatha

Viterbo / Italia
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Posta tra Piazza del Plebiscito e Via Roma, la Chiesa è intitolata a San Michele Arcangelo. Essa prese il nome dalla famiglia Spatha, che l’acquisì nell'XI secolo. La Chiesa fu probabilmente eretta nel 1078-1088 e subì numerosi rifacimenti e restauri. In seguito al rifacimento settecentesco, la Chiesa mutò radicalmente struttura. L'impianto primitivo di Sant’Angelo corrispondeva alla tipologia basilicale a tre navate terminanti in altrettante absidi, in linea con lo schema architettonico diffuso nell'Italia centro-meridionale nell'XI secolo. Della fase originaria rimane poco. Nel 1092 la Chiesa fu elevata a collegiata. Nel 1145 fu riconsacrata, dopo aver subito un primo sostanziale restauro promosso da papa Eugenio III (1145-1153). Nel XIII secolo la posizione eminente della Chiesa di Sant’Angelo era ormai riconosciuta, forse anche per la presenza della Platea Sancti Angeli, cioè del grande cimitero antistante, poi distrutto per far posto agli edifici comunali.
La facciata originaria, semplice ed essenziale, è caratterizzata dalle linee nitide e cristalline del romanico: rovinò nel 1549, quando crollò anche il campanile a torre. I nuovi restauri si conclusero nel 1560, regnante Pio IV, il cui stemma compare sul prospetto, accanto all'emblema della città, e a quello della famiglia Piccolomini, che contribuirono a finanziare la ricostruzione. Sulla destra della facciata è incastonato il sepolcro della c.d. Bella Galiana, giovane viterbese la cui avvenenza fisica, leggendaria, era pari alla rettitudine morale. Elemento portante del monumento è il sarcofago classicheggiante - ornato da una scena ad altorilievo raffigurante la caccia al cinghiale - copia dell'originale romano del III secolo, conservato al Museo Civico. Due lapidi in latino, poste sopra l'arca, ricordano la sepoltura della giovane viterbese, avvenuta nel 1138.
L'interno, che si presenta oggi a navata unica rettangolare, fu radicalmente riformulato nella prima metà del Settecento ad opera del Capitolo della collegiata. Fra le opere pregevoli ivi conservate, spiccano: la tavola con la Madonna col Bambino, parte centrale di un trittico trecentesco, riconducibile ad Andrea di Giovanni; il crocifisso, anch'esso trecentesco, del terzo altare a destra; la Madonna col Bambino e santi posta sull'altare maggiore, opera di Filippo Caparozzi.

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