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Lunedì 26 Settembre 2016, SS. Cosma e Damiano
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Chiesa del Gesù

Viterbo / Italia
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La Chiesa del Gesù prospetta sulla piazza omonima. Essa sorge sul Colle del Duomo, il primo nucleo cittadino, abitato fin dal tempo degli Etruschi, come testimoniano alcune pietre sul lato destro dell'accesso alla piazza. Anticamente chiamata Chiesa di San Silvestro, risale a prima del secolo XI. Alla sua struttura originaria risalgono le linee chiaramente romaniche della sua facciata, sormontata da un campanile a vela e due leoni. Nel complesso della costruzione, non mancano testimonianze di rifacimenti e modificazioni posteriori. Le sue pareti interne erano adorne di pitture che col tempo sono andate scolorendosi, e poi sono sparite del tutto, sotto una mano di calcina. Nel XV secolo l'edificio fu sede delle Arti degli Ortolani e dei Calzolai; nel XVI passò ai Carmelitani e nel 1643 il cardinale Brancaccio lo affidò alla Confraternita del Santissimo Nome di Gesù e di Sant'Anna. All'interno si trova un affresco del 1450 con il Noli me tangere tra Sant'Andrea e San Silvestro e l'Eterno tra angeli musicanti.
La Chiesa è storicamente importante perché in essa – il 13 marzo 1271 – fu assassinato il principe Enrico di Cornovaglia, nipote di Edoardo I d'Inghilterra, mentre insieme con il re di Sicilia e il re di Francia si trovava di passaggio in Viterbo, reduce dalla Crociata di Tunisi. Enrico si era di buon mattino recato in questa chiesa per ascoltar messa quando due nobili francesi, Simone e Guido di Montfort, alla testa di numerosi scherani, si precipitarono su di lui. Invano il principe corse verso l'altare cercando di ripararsi dietro il sacerdote celebrante. I Montfort lo raggiunsero e lo colpirono a morte; quindi, afferrato il cadavere per i capelli, lo trascinarono fin sulla piazza, ove salirono a cavallo e di gran galoppo si allontanarono dalla città, sorpresa ed atterrita di quanto era avvenuto. I due Montfort, che con questa uccisione avevano voluto vendicare il padre, messo a morte dal re d'Inghilterra, raggiunsero la città di Soana, e si misero in salvo.
L’atroce uccisione destò molto scalpore- Di essa parlarono a lungo le cronache del tempo. Lo stesso Dante ricorda l’episodio, nel canto XII dell’Inferno.

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