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Martedì 24 Ottobre 2017, Beato Luigi Guanella
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Visitare Vigevano - guida breve

 

Castello Visconteo Sforzesco

Il Castello Visconteo Sforzesco di Vigevano è un tutt'uno con la Piazza Ducale che funge da regale atrio d'ingresso. Il primo nucleo risale all'età longobarda (VII-X secolo), mentre la sua trasformazione in residenza signorile si deve in particolare a Luchino Visconti e a Ludovico il Moro.
Alla sua realizzazione contribuirono sicuramente artisti come Bramante e - si pensa - anche Leonardo. Tra il 1492 e il 1494 i lavori erano terminati. Con la fine della dinastia sforzesca (1535) il castello passò agli spagnoli e iniziò un lento declino. Nel 1696 i plenipotenziari dei governi europei convenuti per firmare la pace di Vigevano lo dichiarano inagibile e quando, agli inizi del Settecento, diventa sede di una guarnigione dell'esercizio austriaco, cominciano le trasformazioni radicali. Verso la metà dell'Ottocento il Castello diventa Caserma dell'Esercito Sardo e quindi del Regio Esercito Italiano: rimane sede militare fino al 1968. Nel 1980, iniziano i lavori di restauro e recupero. Accanto alle destinazioni già attivate e presenti (Musei Civici, Museo Archeologico Nazionale della Lomellina, Emeroteca Biblioteca Braidense) sono state definite nuove destinazioni: una biblioteca multimediale, un centro congressi, spazi espositivi, un ristorante.
Il Complesso architettonico si presenta come un insieme di edifici che occupano una superficie di oltre 70.000 mq, di cui 25.000 mila di coperture, cui vanno aggiunti i 36.000 mq quadri di cortile. Potrebbe contenere tre volte la basilica di San Pietro e sei volte il Duomo di Milano. È considerato uno dei maggiori complessi fortificati d'Europa. Fin dall’inizio il Castello non viene pensato esclusivamente come complesso fortificato per rispondere a esigenze difensive, ma anche come residenza di prestigio, di rappresentanza, come luogo preferito per gli svaghi e diletti della corte. In tal senso, la costruzione rappresenta sia un’anticipazione del palazzo rinascimentale, sia una versione raffinata della tradizionale cittadella viscontea. Oltre alla Torre del Bramante, che viene descritta in apposita scheda, la struttura presenta:
  • Le Scuderie ducali: affrescate con decorazioni tipicamente bramantesche a disegni geometrici e finte architetture. La prima, fatta edificare da Ludovico il Moro (1490), è lunga 94 metri e larga 12. L'interno è tripartito da monolitiche colonne di sarizzo. La seconda, realizzata da Galeazzo Maria Sforza (1473), è a due piani. Il piano terra è a vani divisi in tre navate e campate con colonne in serizzo e le volte sono a crociera. L’impostazione rispecchia ancora lo stile gotico. Il piano terra viene utilizzata per mostre temporanee. Il piano superiore ospita il Museo della calzatura.
  • La Falconiera, edificio destinato all’allevamento dei falchi da preda, fu costruita intorno al 1381. La parte più antica è il pianterreno, diviso in ampie sale coperte da volte a lunetta. Il leggiadro loggiato aereo superiore, recentemente restaurato, è attribuito al Bramante. Sulle arcate sono stati recuperati affreschi con motivi decorativi d’epoca rinascimentale.
  • Il Maschio corrisponde all’antico castrum, ed è probabilmente di origine longobarda. Fino al 1340 svolgeva funzioni di difesa per coloro che vi abitavano e di rifugio sicuro per gli abitanti del borgo e dei sobborghi. Lì si conservavano “li grani et vini et altre cose più care delli homini et ivi, al tempo dille guerre, li homini si conservano”. Dal 1345 inizia la sua trasformazione in Palazzo ducale. Fu soprattutto il Moro (col Bramante), a conferirgli l'aspetto di un palazzo rinascimentale. Gli ampi saloni si presentavano affrescati e magnificamente arredati per accogliere la corte ducale, personaggi illustri e sovrani.
  • La Sala dell'affresco. Così detta dopo il rinvenimento di un antico affresco che risale agli Sforza. Si trova nella parte sinistra del Maschio ed era parte integrante dell'antico Palazzo Ducale.
  • La Strada coperta. Manufatto unico in tutta l’architettura castellana europea, è una formidabile opera militare medievale. Lunga 167 m. e larga 7, supera un dislivello di 10 m. tra la Rocca Vecchia e il Maschio. Fu realizzata nel 1347 da Luchino Visconti per consentire ai signori di Milano di entrare e uscire dal Castello senza essere visti dagli abitanti del borgo, e di fuggire in caso di pericolo.
  • La Loggia delle dame. E’ la parte superstite del Palazzo delle Dame, realizzato verso il 1490 dal Bramante su incarico del Moro, e che sorgeva accanto al Maschio. Il profilo è a sette arcate a tutto sesto di marmo bianco che poggiano su colonne dai capitelli raffinati. Originariamente la loggia si affacciava su un giardino pensile coltivato con essenze ricercate. Era questa la parte “femminile” del Castello, la residenza riservata a Beatrice d’Este e alle sue dame. Il giardino era noto come il “Giardino della Duchessa”.
  • La Cavallerizza, maestoso edificio con una bellissima struttura a capriate in legno, fu realizzato nel 1837 sull’area della distrutta Rocca Vecchia. Il progetto del Genio militare, rispondeva all’esigenza di disporre di un maneggio coperto per i cavalli alloggiati nel Castello.
 

Chiesa di San Bernardo

La Chiesa di San Bernardo sorge lungo il Corso Garibaldi. L’edificio antico, che sorgeva fuori le mura di cinta della città, fu demolito intorno al 1496 per ordine di Ludovico il Moro, nel quadro delle opere di potenziamento dei bastioni difensivi. La Chiesa fu riedificata qualche anno dopo e ampliata nel 1576. La sua struttura attuale, con il basamento che si sopraeleva rispetto al livello della strada, risale a modifiche apportate nel 1672. Nei secoli scorsi, a lato della Chiesa, era collocato il patibolo cittadino per le esecuzioni capitali, poi trasportato a Santa Giuliana.
La facciata è opera di Galliani (1908), in parte modificata nel 1960 dal pittore Mazzucchi, nel pieno rispetto dello stile barocco dell’interno. L'interno, a navata unica, ha lesene ai muri laterali e cornici che corrono lungo le pareti. Fra le opere d’arte ivi conservate, spiccano: i dipinti del Garberini e del Boniforti; il coro ligneo del 1576, che è l'opera di maggior pregio; il seicentesco altar maggiore in marmi policromi; l'altare dedicato a Maria Ausiliatrice e l'altare dei Re Magi, con la tela dedicata ai Santi Dottori che adorano il Divin Bambino.
 

Chiesa di San Francesco

La Chiesa di San Francesco, in stile gotico francescano, prospetta sull’omonima piazza. Fu eretta a partire dal 1447, come rifacimento di una precedente chiesa a un’arcata, costruita verso il 1379 su disegno di Bartolino da Novara. La costruzione di nuove cappelle è del 1457, mentre il campanile venne edificato nel 1475. Nel 1801, in epoca napoleonica, la chiesa fu adibita ad alloggio militare. Nel 1825, ripristinata la funzione religiosa, iniziarono importanti lavori di restauro che portarono, in un cinquantennio, a farle assumere l'aspetto attuale.
La facciata, ricca di decorazioni in cotto, fu restaurata dall'architetto Moretti nel 1903 con il rifacimento del rosone e la tamponatura delle porte laterali. Nel 1931 fu restaurata la facciata laterale.
L’interno è a tre navate; la principale, ampia e spaziosa, è divisa dalle laterali da alti pilastri, fasce costituite da più colonne in blocco terminanti ad arco acuto. Le decorazioni su volte e pareti sono opera del pittore Felice Cavallasca, mentre gli affreschi sono del vigevanese Garberini. Tra questi: Il Crocefisso nel coro, La gloria di San Francesco sull'arca dell'altar maggiore e, sulla volta del presbiterio, le figure di Santi. Sulla volta della navata principale sono raffigurati i dodici Apostoli. La chiesa conserva inoltre buone tavole di autori del Cinque-Seicento della scuola di Bernardino Ferrari, dell'autore romano Gagliardi e di altri autori minori.
 

Chiesa di San Pietro Martire

Caratterizzata dallo stile gotico lombardo, la chiesa di San Pietro Martire sorge su Piazza Beato Matteo. L’edificio fu eretto a partire dal 1363, forse su disegno di Bartolino da Novara. Nel 1446 i Padri Domenicani presero possesso della chiesa e dell’annesso convento. I lavori di ampliamento della chiesa risalgono al 1480, anno della consacrazione; in quell'anno fu spostata in avanti la facciata. Tra il 1839 e il 1840, la navata centrale ha subito innovazioni, quali l'introduzione di una volta ogivale che ha nascosto la cassonatura del soffitto.
La facciata è divisa in tre parti, che corrispondono alle navate. La parte centrale è sormontata da tre pinnacoli. Il portale, realizzato in stile gotico, presenta una cornice in cotto, ornata da bassorilievo. Sulla facciata l'affresco raffigurante il Martirio di San Pietro da Verona (1918) è stato coperto alla fine degli anni '60 del Novecento da una formella dello scultore Bonacasa. Sulla facciata laterale s’intravvedono tracce di una porta, ora murata - che costituiva l'ingresso riservato al duca e alla sua corte - sovrastata da lunette con un'immagine cinquecentesca della Madonna in trono circondata dai santi e tondi di scuola luinesca raffiguranti L'annunciazione, opere estremamente degradate.
L’interno è a croce latina imperfetta e si distribuisce su tre navate divise da alti pilastri terminanti in archi a sesto acuto nervati. A destra le cappelle laterali sono dedicate a San Cristoforo; a Sant’Antonio da Padova; a San Vincenzo Ferreri, con una pregevole tela seicentesca di anonimo raffigurante L'Eucaristia; alla Santissima Trinità, che comprende una grande tela raffigurante L'incoronazione della Vergine. A sinistra sono le cappelle dedicate a San Pietro Martire, a San Giuseppe, a San Domenico, a San Pio V e alla Beata Vergine della Mercede.
Nel transetto, è notevole il Crocefisso ligneo del Trecento, cui è dedicata la cappella: tradizione vuole che il Crocifisso abbia parlato al Beato Matteo Carreri. Sempre nel transetto,sono tre affreschi quattrocenteschi. Proseguendo, appare un pregevole dipinto settecentesco, di autore ignoto, rappresentante il Martirio di San Pietro, poi l'antica icona della Madonna della Mercede e, infine, valide opere del Seicento.
I resti del Beato Matteo Carreri sono custoditi in un'urna d’ebano, posta in una cripta sotto l'altar maggiore.
 

Duomo di Vigevano

Il Duomo di Vigevano, detto anche Cattedrale di Sant’Ambrogio, prospetta su Piazza Ducale e fa parte del suo “palcoscenico” barocco. L’attuale Chiesa fu iniziata da Francesco II Sforza nel 1532, su progetto di Antonio da Lonate, dopo aver demolito in gran parte quella precedente di antica origine. Documenti del 963 e del 967 citano la Basilica di Sant’Ambrogio in Vigevano; pertanto la chiesa primitiva risulta risalire a prima dell’anno mille. Di essa la chiesa attuale conserva ancora alcuni frammenti di cornicione di stile lombardo.
Francesco II morì poco dopo aver intrapreso la costruzione. Venuta meno la munificenza del Duca, l’edificio poté avere compimento con le offerte dei fedeli, del Comune e dei Vescovi, giungendo al tetto nel 1553 e venendo ultimata solo nel 1606 allo stato rustico.
Consacrata il 24 aprile 1612, la Chiesa fu definitivamente terminata alla fine del seicento, quando fu compiuta la grandiosa facciata barocca ideata dal poligrafo Juan Caramuel y Lobkowitz, che fu Vescovo della città dal 1673 al 1682. Poiché gli assi del Duomo e della Piazza Ducale sono differenti (la Piazza era infatti scenografico ingresso al Castello, e non alla Cattedrale), il Caramuel, caduta la Signoria, fece erigere la nuova facciata in forma concava e fece eliminare l’originale rampa d’accesso al Castello, completando il porticato sotto la Torre del Bramante; un “escamotage” per rendere simmetrico il Duomo rispetto alla Piazza e cambiare così la “funzione” di quest’ultima. Il campanile sfrutta come base una torre trecentesca (probabilmente l’antica torre civica) su cui è stato realizzato un primo sopralzo nel 1450, e un secondo nel 1818 con la costruzione dell’attuale cella campanaria sormontata da merli. Nel 1716 venne completata la cupola con la copertura in rame e nel 1753 venne terminata la Sacrestia Capitolare. Durante tutto l’Ottocento si susseguirono numerosi lavori di restauro tra cui la costruzione dell’altare maggiore (1828-1830), ad opera di Alessandro Squirico, e la decorazione interna (1857-1858) ad opera di Vitale Sala.
L’interno, ampio e luminoso, è a croce latina a tre navate su pilastri coronati da capitelli compositi dorati. Sull'incrocio della navata centrale con quella trasversale è voltata la cupola, con copertura in rame, innalzata su un tamburo cilindrico nel 1716. Il Duomo conserva opere di Francesco Gonin, di Benvenuto Cellini, di Mario Conconi, di Bernardino Gatti, nonché un pregevole altare con quello che viene definito il “Polittico Biffignandi”, attribuito a Bernardino Ferrari e alcune opere della scuola del Nuvolone. Di grande interesse è l’organo a canne che si trova in Presbiterio, costruito nel 1782 dai fratelli Serassi di Bergamo.
 

Palazzo Crespi

Palazzo Crespi sorge in Corso Cavour e fu edificato – alla fine dell’Ottocento – per volere dell’industriale tessile L. Crespi. Fu poi acquistato da privati e donato Partito Nazionale Fascista che ne fece sede della Casa del Fascio. Nel dopoguerra divenne proprietà del Comune e sede della Biblioteca Civica, della Pinacoteca e dei Musei.
Il Palazzo è un grande edificio rettangolare con le finestre del primo piano sormontate da cornici (neo-classica quella centrale che sovrasta il balcone) e un giardino che si apre sul lato sinistro. Dopo il trasferimento della Pinacoteca e dei Musei Civici al Castello Sforzesco, il Palazzo ospita, dal 1966, la Biblioteca Civica. Nel 1983 la Biblioteca è stata intitolata a Lucio Mastronardi, scrittore vigevanese (1930-1979), autore della famosa trilogia di romanzi: Il Calzolaio di Vigevano (1959), Il Maestro di Vigevano (1962), Il Meridionale di Vigevano (1964).
 

Palazzo del Municipio

Il Palazzo del Municipio fu costruito tra il 1768 e il 1771, accorpando i diversi ospedali fino ad allora sparsi per la città: l’Ospedale delle SS. Marta e Maria, l’Ospedale della B. V. Immacolata, e l’Ospedale del SS. Sacramento. I tre istituti si fusero e si trasformarono nell’Ospedale degli Infermi, in seguito alla costituzione della Congregazione di Carità, che doveva amministrare tutti i beni e le rendite delle Opere Pie cittadine. Gli ammalati furono concentrati negli antichi locali dell’Ospedale del SS. Sacramento accresciuto, ampliato, e completato nel 1824, su disegno dell’architetto Martinez. Nonostante le modifiche e i continui ampliamenti, l’ospedale non presentò mai i dovuti requisiti dal punto di vista igienico-sanitario e alla fine si decise di costruirne uno nuovo in un altro luogo. Nel 1911 il fabbricato cambiò così funzione e vi vennero trasferiti gli uffici del Municipio della città che ha tuttora sede in questo edificio.
Il Palazzo si affaccia su Corso Vittorio Emanuele II e presenta una facciata prevalentemente neo-classica con finestre sormontate da belle cornici e un balcone sovrastante l’ingresso. Il cortile principale quadriportico immette ai piani superiori attraverso un imponente scalone. Dal primo cortile si può accedere a quello posteriore, che si apre anche su Via C. Battisti con un ampio portone. All’interno, sopra gli stipiti delle porte (uffici del Sindaco, della Giunta Municipale ecc.), sono visibili lunette attribuite a Bernardino Ferrari e provenienti dalla distrutta cappella della Chiesa di Santa Croce in castello. Nell’ovale spicca il Ritratto della Madre, opera di fine Ottocento del pittore vigevanese G. B. Garberini.
 

Piazza Ducale

Piazza Ducale di Vigevano è una delle più armoniose e belle piazze rinascimentali d'Italia, un magnifico "salotto", da sempre al centro della vita sociale della città. Ideata dal Bramante, fu fatta costruire, a partire dal 1492, da Ludovico il Moro come anticamera nobile del castello.
Si presenta come un allungato rettangolo di 134 metri di lunghezza per 48 di larghezza, circondata da portici ad arcate, sorretti da 84 colonne con capitelli lavorati e diversi uno dall’altro. Originariamente i portici s’interrompevano ai piedi della torre, in corrispondenza dell'attuale scalone di accesso al castello; una rampa, percorribile anche a cavallo, saliva dal centro della piazza fino al portone del castello, ingresso d'onore della reggia vigevanese.
Inoltre, la facciata della Cattedrale era diversa dall'attuale: quella cinquecentesca, attribuita ad Antonio da Lonate, era di stile rinascimentale, e aveva un asse di simmetria liturgicamente direzionato a levante, e quindi non coincidente con l'asse di simmetria della piazza. Nel 1680 avviene un completo rovesciamento di rapporti tra piazza e chiesa: infatti, il vescovo Juan Caramunel y Lobkovitz riesce magnificamente a reinterpretare la piazza come anticamera della cattedrale, separando, al tempo stesso, la dipendenza di quest'ultima dal castello. La rampa viene abbattuta, il giro dei portici completato, e il quarto lato della piazza viene chiuso dalla facciata barocca del Duomo, concava e perpendicolare all'asse della piazza, in modo da mascherare l'eccentricità della chiesa e dare l'illusione ottica di una certa coincidenza assiale tra chiesa e piazza, e, di conseguenza, di un loro diretto rapporto.
La cinquecentesca decorazione pittorica fu rifatta agli inizi del Novecento con colori e motivi vivaci: un gioco illusionistico di architetture, figure mitologiche, disegni floreali, stemmi ducali e una serie di medaglioni raffiguranti personaggi della famiglia ducale, i grandi della storia classica e curiosi motti quattrocenteschi.
 

Torre del Bramante

Sull'arco della porta d'ingresso al Castello Visconteo Sforzesco, verso Piazza Ducale, s’innalza la maggior torre di Vigevano, simbolo della città. Alla fine del Quattrocento, essa fu fatta erigere - da Ludovico il Moro e su disegno del Bramante - nel punto più alto della città, sopra una struttura del Duecento. Si può ben dire che la struttura fu edificata a più riprese, dal 1198 sino alla fine del Quattrocento, quando fu ultimata dal Bramante, in stile gotico rinascimentale.
La Torre è alta 60 metri dal piano del castello, 68 da quello della piazza; è solida, ben disposta, svelta, elegante. In origine però non doveva avere l'ultimo piano e quel cappello di rame, che la fa rassomigliare a un campanile più che a una torre. Con la sua caratteristica sagoma "filaretiana", a corpi scalari, offre dalle sue merlature una panoramica completa sulla piazza, sul castello e sull'intera città
La parte di base è costituita dalla cosiddetta Torre del rivellino, di origine comunale, e adattata per la difesa dell'accesso al castello nel periodo dei Visconti. Il primo sopralzo e la cella per le campane sarebbero aggiunte fatte dal comune con il permesso di Galeazzo Sforza. . La grossa campana, che ancora oggi chiama il popolo nelle solenni occasioni, fu fatta collocare nel 1513 dal cardinale di Sion, Matteo Schiner, creato in quell'anno marchese feudatario della città. Le merlature, le decorazioni esterne, il belvedere finale, sono completamenti voluti da Ludovico il Moro e dalla moglie Beatrice d'Este. La presenza di Bramante a Vigevano, in qualità di architetto ducale, all'epoca del completamento della torre, è confermata da documenti del tempo, è quindi molto probabile che egli ne abbia personalmente diretto i lavori.
Sono probabilmente da attribuire a Bramante il belvedere ottagonale che conclude la torre, le tre modanature della cella campanaria e del secondo sopralzo, nonché la merlatura ornamentale di quest'ultimo. Il cupolino barocco è dovuto al restauro voluto dall'arcivescovo Caramuel. Durante il periodo aureo di Ludovico il Moro, la torre svolgeva il ruolo di ingresso d'onore al castello.
Vista dal cortile del castello, la Torre mette in evidenza lo slancio delle sue strutture che ne fanno un monumento di eccezionale bellezza, forse per l'assoluta semplicità degli elementi che la compongono. All'interno si possono ammirare i pannelli storico-artistici relativi alla "vicenda costruttiva" del Castello, della Piazza e della Torre. Alcuni spazi vengono utilizzati per mostre.
 

Villa Sforzesca

Nelle immediate vicinanze di Vigevano, su di un alto terrazzo naturale che sovrasta la valle del Ticino, sorge la Sforzesca, residenza di caccia e azienda agricola voluta da Ludovico il Moro nel 1486. Il complesso richiama la disposizione tipica dei castelli con quattro corpi di fabbrica intorno ad un cortile centrale quasi quadrato e quattro palazzotti agli angoli, chiamati "colombaroni", ornati da finestre archiacute e fregi "a dente di sega". Tutto intorno una distesa di campagne coltivate, canali d'irrigazione e mulini ad acqua progettati da Leonardo da Vinci, ospite della tenuta alla fine del 1400.
Questo territorio era in antico proprietà del comune, che fin dal secolo XV aveva provveduto a irrigarlo colle acque del Naviglio, fatte derivare a sue spese dal fiume Ticino sopra Trecate. Territorio e naviglio furono nel 1450 regalati a Francesco Sforza, fattosi duca di Milano e signore di Vigevano. Ludovico il Moro nel 1486 vi fece costruire un ampio fabbricato di forma quadrata, a guisa di parco, che ancora oggi si osserva, e una chiesa dedicata a Sant'Antonio abate.
Nel 1498 il Moro, per voto fatto, donava la villa ai padri del convento delle Grazie di Milano. Essa rimase nelle mani dei padri, salvo brevi intervalli, appunto tre secoli. Nel 1798 fu dichiarata proprietà della repubblica Cisalpina, e, poco dopo, della repubblica Francese. Napoleone la donò a due suoi generali. Dopo varie vicende, sul principio dell’Ottocento, passò in proprietà del genovese Marcello Saporiti, il quale la portò a nuove altezze facendone uno dei primi poderi d'Italia. Con Regia Patente di Carlo Alberto, nel 1845 la villa veniva eretta in marchesato, e ne era per il primo investito il conte Apollinare Rocca-Saporiti, pronipote ed erede del possessore antecedente. II marchese Apollinare vi fece costruire nuovi grandi fabbricati, parte dei quali mise in servizio delle scuole; e sull'area dell'antica chiesa innalzava il nuovo tempio, che è un vero monumento d'arte. Progettista fu l'architetto Giacomo Moraglia; dipingeva gli affreschi Francesco Gonin; Giovanni Emanueli scolpiva lo stupendo altare ricco di preziosi marmi. La più bella opera d'arte però che qui si osserva è il monumento sepolcrale eretto alla memoria di Marcello Saporiti, opera dello scultore Benedetto Cacciatori di Milano. Sopra un'ampia base s’innalzano cinque statue; quattro rappresentano beneficenze; mentre la quinta è un Genio, che le raccomanda all’Angelo posto sopra il sarcofago, che sorge nel mezzo, col ritratto a medaglione del defunto benefattore. Il tempio fu inaugurato nel 1854.