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Lunedì 5 Dicembre 2016, San Saba
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Villa Sforzesca

Vigevano / Italia
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Nelle immediate vicinanze di Vigevano, su di un alto terrazzo naturale che sovrasta la valle del Ticino, sorge la Sforzesca, residenza di caccia e azienda agricola voluta da Ludovico il Moro nel 1486. Il complesso richiama la disposizione tipica dei castelli con quattro corpi di fabbrica intorno ad un cortile centrale quasi quadrato e quattro palazzotti agli angoli, chiamati "colombaroni", ornati da finestre archiacute e fregi "a dente di sega". Tutto intorno una distesa di campagne coltivate, canali d'irrigazione e mulini ad acqua progettati da Leonardo da Vinci, ospite della tenuta alla fine del 1400.
Questo territorio era in antico proprietà del comune, che fin dal secolo XV aveva provveduto a irrigarlo colle acque del Naviglio, fatte derivare a sue spese dal fiume Ticino sopra Trecate. Territorio e naviglio furono nel 1450 regalati a Francesco Sforza, fattosi duca di Milano e signore di Vigevano. Ludovico il Moro nel 1486 vi fece costruire un ampio fabbricato di forma quadrata, a guisa di parco, che ancora oggi si osserva, e una chiesa dedicata a Sant'Antonio abate.
Nel 1498 il Moro, per voto fatto, donava la villa ai padri del convento delle Grazie di Milano. Essa rimase nelle mani dei padri, salvo brevi intervalli, appunto tre secoli. Nel 1798 fu dichiarata proprietà della repubblica Cisalpina, e, poco dopo, della repubblica Francese. Napoleone la donò a due suoi generali. Dopo varie vicende, sul principio dell’Ottocento, passò in proprietà del genovese Marcello Saporiti, il quale la portò a nuove altezze facendone uno dei primi poderi d'Italia. Con Regia Patente di Carlo Alberto, nel 1845 la villa veniva eretta in marchesato, e ne era per il primo investito il conte Apollinare Rocca-Saporiti, pronipote ed erede del possessore antecedente. II marchese Apollinare vi fece costruire nuovi grandi fabbricati, parte dei quali mise in servizio delle scuole; e sull'area dell'antica chiesa innalzava il nuovo tempio, che è un vero monumento d'arte. Progettista fu l'architetto Giacomo Moraglia; dipingeva gli affreschi Francesco Gonin; Giovanni Emanueli scolpiva lo stupendo altare ricco di preziosi marmi. La più bella opera d'arte però che qui si osserva è il monumento sepolcrale eretto alla memoria di Marcello Saporiti, opera dello scultore Benedetto Cacciatori di Milano. Sopra un'ampia base s’innalzano cinque statue; quattro rappresentano beneficenze; mentre la quinta è un Genio, che le raccomanda all’Angelo posto sopra il sarcofago, che sorge nel mezzo, col ritratto a medaglione del defunto benefattore. Il tempio fu inaugurato nel 1854.
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