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Domenica 25 Settembre 2016, Sant'Aurelia
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Villa Valmarana ai Nani

Vicenza / Italia
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Villa Valmarana ai Nani è indubbiamente uno dei monumenti più significativi del Veneto. Il complesso - formato da palazzina, foresteria e scuderia - sorge sul colle di Monte Berico e deve il nome alle diciassette statue di nani che ornano il muro di cinta. Queste statue sono probabilmente opera dello scultore Francesco Iliaco, su disegno di Giandomenico Tiepolo.
Su commissione di G. Maria Bertolo - celebre giureconsulto vicentino - la Palazzina fu eretta nel 1669 da un architetto di cui non si conosce il nome. Nel 1720, essa fu ceduta al conte Giustino Valmarana, che vi pose mano, sia per rifinire l’edificio, sia per costruire gli altri due corpi (foresteria e scuderia): nel 1737, fu incaricato l’architetto Francesco Muttoni. Vent’anni dopo, per la decorazione dei locali, furono chiamati Giambattista Tiepolo ed il figlio Giandomenico, che affrescarono il complesso in pochi mesi. I particolari fregi e le architetture sono opera di G. Mengozzi Colonna.
Nel loro complesso, gli affreschi sono considerati il vertice espressivo della pittura italiana del Settecento e rappresentano la testimonianza più alta del genio dei due artisti. Tuttavia, com’è naturale, padre e figlio sono diversi: Giambattista tende al “sublime”, Giandomenico al “naturale”.
I temi degli affreschi della Palazzina - affrescati da Giambattista - sono tratti dalle letture care al conte Valmarana: Omero, Virgilio, Ariosto, Tasso. Classico e molto drammatico è anche il tema del grandioso Sacrificio di Ifigenia, che domina il salone centrale. In particolare, le storie della Gerusalemme Liberata - specie quelle di Rinaldo ed Armida - sono rese in un’atmosfera rarefatta e luminosa; esse presentano tratti di raffinata sensualità e una gamma cromatica strabiliante. Sono senz'altro una delle più straordinarie magie del Tiepolo: qui egli dà sfogo a tutta la sua inesauribile fantasia, stupisce e sbalordisce per l'incredibile virtuosismo pittorico, coinvolge il visitatore in un’esperienza di grande fascino ed incantesimo.
Gli affreschi della Foresteria sono invece quasi tutti di Giandomenico, che abbandona i temi classici a favore dello spirito del tempo: l’esotismo, il mondo dei nobili e quello del popolo, il capriccio e l’ironia. Questi affreschi denotano già i nuovi percorsi della pittura romantica, ma non riescono a travolgere come fanno invece le vicine figure dipinte dal padre. Il confronto è illuminante per comprendere emotivamente che gli affreschi - riquadrati sulle illusioni ottiche di colonnati - sono, probabilmente, la fine di un ciclo di storico della pittura italiana: magia e canto del cigno, un tentativo di fermare il tempo.
Nella Foresteria è esposto anche l’unico ritratto di Andrea Palladio, che per i conti Valmarana lavorò a lungo.
La Villa fu visitata da Goethe nel 1786; a cavallo fra Ottocento e Novecento, il Fogazzaro vi ambientò il romanzo “Piccolo mondo moderno”; Guido Piovene la descrive in vari saggi; Goffredo Parise scrisse qui alcune parti de “Il prete bello”. La Scuderia è stato lo studio dell’architetto Carlo Scarpa dal 1972 fino alla sua morte.
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