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Venerdì 30 Settembre 2016, San Girolamo
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Teatro Olimpico

Vicenza / Italia
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LA STORIA
Il Teatro fu voluto dall’Accademia Olimpica, costituita a Vicenza nel 1555. Essa si proponeva di coltivare gli studi umanistici e le discipline matematiche e musicali e di allestire in Vicenza spettacoli drammatici; il teatro rappresentava un'esigenza molto avvertita dagli intellettuali del Cinquecento. L’incarico fu dato ad Andrea Palladio, che era socio dell’Accademia stessa. E questo capolavoro fu l'ultimo edificio progettato dal sommo architetto: i lavori iniziarono il 28 febbraio 1580 ed il Palladio moriva pochi mesi dopo, in agosto. Per breve tempo, continuò l’opera il figlio Silla Palladio, ma presto subentrò nell’incarico Vincenzo Scamozzi. Geniale allievo di Palladio, lo Scamozzi dilatò l’edificio previsto in origine, con la costruzione delle tre sale, chiamate complessivamente “Odeo Olimpico”: una di esse è decorata da affreschi di Francesco Maffei; un’altra contiene un fregio monocromo di grande interesse documentario. Per il Carnevale del 1585 il Teatro era pronto. La scelta della rappresentazione inaugurale fu assai laboriosa; alla fine, prevalse una tragedia antica volgarizzata: l'Edipo re di Sofocle, che nella versione italiana di O. Giustiniani, era intitolata Edipo tiranno. La sera del 3 marzo 1585 il Teatro Olimpico fu inaugurato alla grande, con sfarzosi costumi e con gran numero di comparse e di attori. Dopo la splendida inaugurazione, l’Olimpico entrò - stranamente - in un lungo letargo, dal quale si risvegliava di tanto in tanto. Solo dal 1935 - quando all'Accademia si affiancò il Comune di Vicenza nella costituzione di un comitato permanente - ebbero inizio spettacoli con carattere di continuità.

L’EDIFICIO
Il Teatro è un'altra gloriosa manifestazione del genio di Andrea Palladio, che molti copiarono, alcuni emularono, ma nessuno forse, nel buon gusto, nell'eleganza, nel sapore veramente classico delle sue creazioni, riuscì a superare. Se nella ricostruzione della Basilica, Palladio si è elevato alle grandiose concezioni michelangiolesche, nei disegni del teatro Olimpico, usò un cesello degno di Benvenuto Cellini.
La sala è un semicerchio, ad anfiteatro, ad alte gradinate sulle quali stanno gli spettatori. La scena è al basso, divisa dall’emiciclo del pubblico da una fossa profonda un metro e mezzo. In essa prendevano posto i musici, onde non disturbare coi loro strumenti, l'attenzione del pubblico e degli attori.
La scena è fissa e tutta in legno, adorna di stucchi e sculture: essa rappresenta un sontuoso palazzo, di stile classico purissimo a tre arcate, dalle quali si aprono - in mirabile prospettiva - tre vie, anche queste con le case in legno scolpito, e adorne di statue, che permettono agli attori di entrare ed uscire facilmente dalla scena. La prospettiva della maggiore di queste tre strade, che si chiude con un arco trionfale, fu disegnata dallo Scamozzi. Quando il teatro è in piena luce, l’illusione delle prospettive - e del palazzo che fa da frontescena - è stupenda e rasenta il fantastico.
Ciò che più meraviglia, in questo piccolo capolavoro, è il prospetto della scena, non solo per la purezza delle linee e l'armonia dell’insieme, ma anche per la ricchezza, la varietà, l'eleganza squisita degli ornati. Novantacinque statue adornano - senza opprimerla - la frontescena: modellate in gran parte da Alessandro Vittoria, esse raffigurano personaggi mitologici e i fondatori dell'Accademia Olimpica, abbigliati all’antica. Nell’ordine più alto, una serie di splendidi bassorilievi realizzati da R. Bascapè, raffigurano storie di Ercole. Gli affreschi, molto deperiti, sono del Caneva. Il velario è opera moderna.
All’Olimpico si tengono conferenze e concerti diurni. Su questo teatro furono rappresentate le antiche tragedie greche, quelle del Trissino, le commedie di Machiavelli, di Pietro Aretino e di altri cinquecentisti. Ora il teatro ha pregio come meraviglia architettonica, più che come luogo destinato a pubblici spettacoli.
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