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Lunedì 5 Dicembre 2016, San Saba
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Santuario di Monte Berico

Vicenza / Italia
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Fra i colli che coronano Vicenza, Monte Berico è certamente il più famoso: sulla sua sommità, s’erge maestosa e solenne la Basilica della Vergine, uno dei santuari mariani più importanti d’Italia. La pia leggenda narra che - durante la terribile pestilenza del 1426 - la Madonna apparve ad una vecchia, Vincenza Pasini, chiedendo che fosse costruita in suo onore una chiesa di forme gotiche, di cui tracciò la pianta. La chiesetta fu compiuta in tre mesi; nel Cinquecento, la chiesa fu ampliata per mano del Palladio, ma l’aggiunta fu abbattuta nel 1688, quando - su disegno di Carlo Borella - fu eretto il nuovo e maestoso tempio che ancor oggi si vede. Il Santuario è affidato all’ordine dei Serviti, cioè ai Frati Servi di Maria, che l’hanno via via trasformato in un importantissimo centro spirituale, molto frequentato dai pellegrini, specialmente per le confessioni.
In una monografia del primo Novecento, Giuseppe Pettinà così descrive l’edificio: “La basilica della Vergine si presenta, sulla vetta, solenne nella sua mole massiccia ed ornata. Ha tre facciate, su cui sono ben quarantadue statue per gran parte di Orazio Marinali: sopra ogni porta è un bassorilievo. L'interno è formato da due Chiese, di cui la più antica è di stile gotico e la più recente di stile greco-romano, del 1668, su disegno dell'architetto Borella. Nella prima, che conserva l'elegante sua facciata è il capolavoro del pittore vicentino Bartolomeo Montagna, che rappresenta la Deposizione della Croce : tela di grande pregio che Giacomo Zanella disse la gemma artistica del tempio. A breve distanza in una nicchia sovrastante l'altare maggiore è la statua, in fama di miracolosa, della Vergine, opera di Antonio da Venezia, giudicata fra le migliori sculture gotiche. Annesso alla chiesa è un piccolo convento abitato da prima dai Frati di Sant'Agostino, che lo dovettero abbandonare nel 1435 ai Servi di Maria, i quali vi dimorano ancora. Nel refettorio del Monastero è la celebre Cena di San Gregorio Magno dipinta nel 1572 da Paolo Veronese: quadro di grandi dimensioni e di inestimabile pregio. Nel 1812, avvenuta la soppressione dei conventi, Napoleone primo se ne impadronì, ordinando che fosse trasportato a Parigi. Invece si fermò a Milano, nella cui galleria di Brera rimase per cinque anni. Nel 1817 l'Imperatore Francesco II lo faceva ricollocare nel refettorio del convento e Vicenza lo riaccoglieva al suono delle musiche e delle campane. Ma venne il fiero 10 giugno 1848, in cui la soldataglia austriaca, briaca di sangue e di strage, a colpi di baionetta lo faceva in ben trentadue pezzi. Qualche anno dopo il veneziano Andrea Tagliapietra lo restaurava lodevolmente, così come ora si ammira. Accanto alla chiesa è il campanile dell'architetto vicentino Antonio Piovene. La costruzione ne durò da1 1825 al 1852 ed ha una maestosa cella campanaria”.
Al Santuario si sale per due vie, che offrono entrambe un magnifico ed ampio panorama, pieno di dolce fascino: una via, originale nelle sue particolarità, vien detta delle “Scalette” ed è formata da una lunga scalinata di 192 gradini frammezzata da brevi pianerottoli; l'altra, detta dei “Portici”, parte dalla fine di Campo Marzo, sale per circa 700 metri e risulta dall’unione di 150 portici aperti sul pendio; i portici furono costruiti verso la metà del Settecento, di su disegno dell’architetto Francesco Muttoni e su commissione di società e di nobili famiglie vicentine.
Davanti alla facciata settentrionale della Basilica il grandioso Piazzale della Vittoria - inaugurato il 23 settembre 1924 - offre uno splendido panorama della pianura e dei monti non lontani: un vago circuito di balaustrata verso la città si sviluppa per 360 metri, e, sul davanzale di questa ampia balconata, è tracciato il quadrante panoramico delle Prealpi Venete, dai Lessini alla Laguna, dal Pasubio al Piave.
Nelle vicinanze del tempio è stato eretto un monumento al Genio dell’Indipendenza, opera del Tantardini, che ricorda gli eroi caduti per la libertà della Patria nella fatidica difesa di Vicenza del 1848; a breve distanza, sta un sobrio ed austero monumento funebre eretto dall’Austria nel 1860, per commemorare i suoi soldati, che qui combatterono e morirono.
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