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Villafranca di Verona

Verona / Italia
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Villafranca, uno dei più importanti e popolosi centri della pianura veronese, ha più d'ottocento anni: ufficialmente è nata, infatti, nel 1185 per iniziativa del Comune di Verona, all'estremità della Campagna Veronese, al di qua di un fossato che ne formava il confine verso il Mantovano. Vera e propria operazione di bonifica, a questo scopo era stato studiato un piano per separare dalla "campagna" campi da lavoro e campi da bosco: a ciascuno dei coloni sarebbe stato assegnato un manso di terra, del bosco in comune ed altri privilegi.

La vicenda è stata evocata anche da Emilio Sereni nella sua impareggiabile Storia del paesaggio agrario italiano: era esattamente il 9 marzo 1185 quando, su proposta di Viviano degli Avvocati e di altri procuratori del Comune di Verona, il Consiglio deliberava - a "far gente" per il Comune stesso e a difesa contro i Mantovani - I'escavo di un fossato e la fondazione di una villa all'estremo limite della campagna.

Continua il Sereni: "Il 25 e il 26 marzo 1186 un console e un procuratore consegnarono, agli uomini accorsi a popolare questa "Villafranca" (esentati da ogni onere e fazione del Comune), i terreni ad essi assegnati, fissandone sul luogo i confini prestabiliti. Ad ogni colono fu assegnato un manso - un'unità colturale, secondo una nomenclatura già in uso universale nell'età carolingia - nella misura di 33 "campi" veronesi, di cui uno per la casa e 32 "pro laborare". Seicentoquarantasei campi furono inoltre concessi a Villafranca Veronese in bosco e pascolo: complessivamente 2088 campi di terra assegnati a 179 mansi".

Ciò non esclude peraltro che già in precedenza qualcosa, a Villafranca, in termini di abitato, dovesse esserci: a qualcuno la struttura stessa della cittadina, con un fascio di vie ordinate in parallelo che s'incontrano ortogonalmente con altro fascio di vie pure ordinate in parallelo, richiama il graticolato o lo scacchiere delle città romane, a cardi e decumani, anche se è quasi totale l'assenza di reperti archeologici di età romana nel Villafranchese ed anche se non è detto che i resti di un monumento a Tiberio impiegato nelle fondazioni della torre centrale del castello debbano proprio provenire da qui. E' noto, infatti, che Villafranca (Villa Libera o Burgus Liber che dir si voglia) compare già nel 1184 nell'elenco delle ville "que distringuuntur" dal Comune di Verona.

Recentemente Gian Maria Varanini ha osservato come, pur se quello di Villafranca è un episodio considerato esemplare fra le fondazioni di borghi franchi, tuttavia nulla o quasi sia noto "della struttura urbanistica del borgo, dell'origine e del livello sociale delle famiglie che vi s'insediarono e di altri essenziali aspetti, a differenza di quanto accade invece per altri borghi franchi dell'Alta Italia ". Per cui sul tema delle origini di quest'operoso centro della pianura veronese e sulla sua prima organizzazione urbana molto resta ancora da indagare.

Secondo il Simeoni, lo scopo della fondazione del Borgo libero (Villafranca ha etimologicamente questo significato), doveva essere anche la difesa contro Mantova - sull'importante arteria già esistente ai tempi di Roma (un tratto della Postumia) - in un punto assai strategico per le comunicazioni dalla pianura padana al territorio veronese. E grande importanza militare le attribuirono anche gli Scaligeri che qui edificarono o ampliarono un castello e che da qui iniziarono il Serraglio, la gran muraglia difensiva fino alla valle del Mincio, passando per torri di vedetta ed un fortilizio detto della Gherla.

Il castello di Villafranca, a difesa appunto del borgo franco, fu ampliato dagli Scaligeri, ma non divenne mai un castello come il più della gente immagina: in esso non risedette mai nessuno. Ciò è testimoniato anche dalla sua struttura a recinto nel quale custodire semmai popolazione, bestiame, vettovaglie e masserizie, nel caso di scontri bellici, o anche del solo passaggio di truppe malintenzionate; e dagli spalti del quale opporre resistenza a chi, da Mantova, tentasse la conquista di Verona.

La funzione originaria del castello si smarrisce comunque assai presto. Già con l'avvento delle artiglierie e della nuova bastionatura della città di Verona operata dalla Serenissima ai primi del Cinquecento, l'arnese bellico cessa per così dire di vivere: obsoleto, sarebbe stato da quel momento destinato a totale, sicura rovina se, dall'Ottocento in qua, una serie di interventi non n'avessero rimesso in piedi cortine e torri, con criteri certo non più sottoscrivibili ma che tuttavia hanno consegnato agli anni nostri un monumento di indescrivibile pregio, una testimonianza di civiltà degna di essere ulteriormente conservata e valorizzata.

Oggi, ad ogni buon conto, il paese entro il quadrato dell'antico borgo ha ancora l'aspetto maestoso ricordato agli inizi del Novecento dal Simeoni: "Con strade larghe, diritte, e bellissimo è soprattutto lo stradone centrale chiuso dallo sfondo magnifico del castello".

Certo: anche qui una ventata di malintesa modernità ha fatto i suoi guasti, ma provvidenzialmente meno che altrove, sicché i villafranchesi possono ancora andar fieri di un loro centro storico meritevole di protezione e valorizzazione, nel quadro di una regolamentazione urbanistica all'altezza della situazione.

Così come i villafranchesi, oltre che del loro castello e del loro centro storico, possono andar fieri del loro Duomo, del quale si è celebrato, un paio d'anni or sono, il bicentenario della costruzione: il bellissimo tempio (che ripete lo schema architettonico della veneziana chiesa del Redentore di Andrea Palladio) fu cominciato, infatti, nel 1765, ma terminato solo nel 1882. L'architetto Pietro Ceroni potrebbe esserne verosimilmente l'ideatore: di sicuro si sa che il noto ingegnere-idraulico operò a Villafranca dal 1786 al 1796, anno in cui i lavori furono forzatamente interrotti per l'intervento delle truppe francesi.

Truppe francesi Villafranca avrebbe poi rivisto fra le sue strade anche nel 1859 quando l'11 luglio si incontrarono qui Napoleone III e Francesco Giuseppe per concordare i preliminari di quella pace che parve troncare le speranze italiane di raggiungere l'unità della Nazione con la cacciata dell'oppressore straniero. Palazzo Gandini-Morelli-Bugna, dove i due grandi del tempo si incontrarono, mostra ancora la sala, recentemente restaurata, nella quale furono firmati i trattati: l'arredo non è più quello di allora, compreso il tavolo della firma, mentre due vasi di Sèvres, regalati da Napoleone III al padrone di casa, sono custoditi, per sicurezza, in cassaforte.

Villafranca comprende anche le attive frazioni di Alpo, Dossobuono, Pizzoletta, Quaderni e Rosegaferro. Per sottolineare l'intraprendenza e lo spirito di iniziativa delle genti villafranchesi, Camillo Boito, architetto e letterato (autore fra l'altro delle Storielle vane) così scriveva nel 1877: "Il paese è meno ciarliero di tanti altri, meno inclinato agli svaghi; i suoi abitanti sono uomini attivi, esercitati ai negozi e girano tutti i mercati del Veneto e anche più in là e fanno buoni affari".

Della vivacità di Villafranca è testimonianza e simbolo anche I'annuale fiera di san Pietro che, se ha sempre costituito un momento catalizzatore degli interessi e attività economiche che gravitano intorno al paese - allargando i suoi orizzonti via via dall'agricoltura all'artigianato, dall'industria al commercio - da qualche tempo promuove anche manifestazioni di sapore più squisitamente culturale, come rassegne d'arte antica e moderna e come quella mostra-mercato dell'antiquariato che si va sempre più affermando quale iniziativa di grande prestigio.

La "Mostra-Mercato dell'Antiquariato Città di Villafranca" ha raggiunto lusinghieri traguardi, frutto di lavoro, d'impegno e di pazienti contatti, che han portato entusiasmi, soddisfazioni ed accresciuto orgoglio. La rassegna antiquaria villafranchese, infatti, ha assunto sempre più i contorni, il tono e il respiro nazionali. Una mostra-mercato piccola, ma preziosa nel panorama dell'arte antiquaria, che permette al visitatore curiose e preziose ricognizioni nel mondo del passato.
Fonte: Notiziario BPV numero 3 anno 1985

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