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Domenica 11 Dicembre 2016, San Damaso I
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Via Seminario

Verona / Italia
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Strada medioevale, esterna al così detto "Muro novo" del tempo comunale, del quale resta un tratto notevole nell'attuale via di Porta Organa, che nell'ottocento si chiamò anche col poco onorifico toponimo di Via dei Ladri.

Era parte della contrada di San Vitale, e in regime napoleonico, fino alla fine del regno Italico (meno gli anni dal 1801 al 1805 durante i quali la città fu divisa tra Austriaci e Francesi), era compresa nel Rione VI, dell'Isolo, benché effettivamente ne fosse fuori anche se vicinissima. (Alcune case di Via Seminario guardavano col lato posteriore il canale dell'Acqua Morta).

Il lato destro della. via è quasi interamente occupato dal grandioso severo classicheggiante palazzo del Seminario Vescovile, uno dei maggiori di Verona, del quale è notevole sopra tutto il corpo centrale, che nel piano superiore presenta una grande loggia di stile ionico, nel cui soffitto il pittore Marcola ha rappresentato abilmente i simboli delle dodici costellazioni dello zodiaco. Nulla è qui mutato da quando questo edificio è stato eretto nel XVIII secolo, senza dubbio col deliberato proposito di collocarlo in posizione tra le più tranquille e appartate della città.

Solo il restauro recente di una dipendenza del Seminario, presso la medioevale Porta Organa (parzialmente danneggiata da bombe) ricorda che da quell'angolo è passata l'ultima tremenda guerra distruggitrice.

La mole grandiosa del palazzo del "Seminarium" domina nella materia e nello spirito, col suo tono accentuato d'austerità, tutta la stretta via.

In fondo, presso la Porta, corre un tratto di muro merlato alla ghibellina, con bel portone stemmato al centro, dietro il quale sta il cortile di una vecchia casa Da Lisca. Segnato con i numeri civici 17-19-21, lo affianca un altro bel palazzo che in luogo è chiamato "del Cavallo" o dei "Cavalli", perché sui battenti delle sue tre porte stanno tuttora sei belle teste bronzee di cavallo, salvatesi miracolosamente dal vandalismo e dalla delinquenza dell'immediato dopoguerra. La porta centrale, corrispondente al numero civico 19, con stipiti ornati da splendide finissime candelabre del primo Rinascimento, è una delle più belle che siano in Verona; essa è sormontata al primo piano da una bifora stemmata.

Il palazzo, di proprietà del Comune, ospita da moltissimi anni un Giardino d'infanzia della benemerita Lega d'Insegnamento, della quale fu anima il prof. Angelo Garbini.

Ai n. 11, altre tre porte in legno si fanno notare per le tre mezzelune lavorate finemente a raggiera, sotto l'arco a pieno centro. Al n. 5 colpiscono gradevolmente le linee eleganti di due balconcini marmorei del primo piano, alla grazia quattrocentesca dei quali non manca che il sorriso di qualche Soave Giulietta, sia pure di questo burrascoso tempo nostro.

Sull'angolo dell'antica "Spezieria" alla Disciplina (nome precedente della Via G. Carducci), sopra l'attuale insegna della farmacia, è tuttora ben conservata e visibile una tabella stradale d'origine privata, anteriore al 1871, con l'indicazione: "Via Scrimiari, n. 4554". (Altro numero vecchio - 4540 - si vede sulla casa n. 15).

Subito dopo la farmacia si trova un cancello in ferro, dietro il quale appare un vicolo chiuso, che oggi - specie nella primavera che vi fa crescere anche un po' di verde - ha tutto l'aspetto di una stradetta di campagna. Questo vicolo - ora privato - era in passato via pubblica, col nome di Vicolo Bogon, l'unica che mantenesse, come mantiene tuttora, il toponimo tradizionale dialettale, dopo l'italianizzazione di tutta la toponomastica cittadina, operata appunto dopo il 1871. Il vicolo sboccava sulla Via Disciplina.

Come si vede anche Via Seminario non è senza interesse, e non vi manca neppure qualche attrattiva paesaggistica. Provate a trattenervi qualche istante presso l'angolo della farmacia, per osservare il bellissimo effetto prospettico dato dall'angusta via, sullo sfondo dell'arco di Porta Organa, al di sopra del quale signoreggia snello il campanile di Fra' Giovanni.

E poi portatevi dalla parte opposta, oltrepassate l'arco, e voltate di qualche metro a sinistra, verso l'Interrato. Vi attende un'altra bella visione, incorniciata nell'alto da un altro minore arco schiacciato che attraversa la via. In un complesso armonioso, appare la collina con gli edifici multiformi dell'Istituto Don Calabria, il cisternone dell'acquedotto e i pochi cipressi del Giardino Giusti, superstiti alla furia della guerra e al vandalismo degli uomini.

Sono due dei molti affascinanti quadretti che Verona offre ad ogni passo, a chi sa guardarla con occhi e spirito da innamorato delle sue bellezze.
Fonte: Vita Veronese - 5/1950

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