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Via Duomo

Verona / Italia
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Via Duomo ricalca il tratto finale del cardine secondo della città romana. Risparmiata dai Bombardamenti dell'ultimo conflitto mondiale, la via ha conservato intatta la sua fisionomia, scandita da edifici rinascimentali e barocchi.

AI civico numero 1 si trova casa Ravignani-Bortolani, con uno splendido portale scolpito a candelabre, attribuito al celebre lapicida Matteo Panteo; all'interno del cortile è interessante la struttura originaria dello scalone esterno che conduce al primo piano. La facciata su Via Duomo presenta finestre trilobate della fine del Quattrocento: sotto gronda affiorano tracce di un coevo fregio affrescato.

Un altro portale rinascimentale, meno raffinato del precedente, si trova nel caseggiato al civico numero 6. Ad esso succede (numero 8) un palazzo barocco, già Brenzoni, dotato di un grandioso portale e d’inferriate ricurve a protezione delle finestre del piano rialzato.

Sul lato opposto della via, al civico numero 5, sorge un classicheggiante Palazzo Turco, la cui facciata è segnata, in corrispondenza con il piano nobile, da una gran quadrifora marmorea in posizione centrale; all'interno del vasto atrio si trovano statue barocche e nel cortile c'è una piccola, elegante fontana.

AI numero 10 s'incontra Palazzo Montalti, con finestre e cornicione scolpiti: anch'esso è dotato di un interessante portale; il cortile interno conserva un puteale.

S’incrocia Via Pigna; sulla sinistra si vede la facciata della chiesetta di Santa Maria Consolatrice con il suo piccolo campanile, oggi chiesa Evangelica Valdese. Secondo la tradizione, Maria, sorella del vescovo Annone (metà sec. VIII), al suo ritorno dall'Istria, dove si era recata per recuperare le reliquie dei santi Fermo e Rustico, appena sbarcata con il prezioso carico presso il ponte delle Navi, avrebbe liberato i Veronesi da una prolungata siccità. In onore della pia donna, cui era stato attribuito il soprannome di "consolatrice", morta in odore di santità sul volgere del secolo, fu eretta codesta chiesa, rinnovata poi in età romanica.

Nel 1320 il vescovo Tebaldo curò la traslazione nella chiesa della salma della santa, che fu racchiusa in un'urna di marmo rosso. L’urna fu trasferita nel 1806 in Cattedrale, dove fu murata sotto la mensa dell'altare della cappella di Sant'Agata, che conclude la navata destra della chiesa. Fino a tutto il Settecento è attestata la consuetudine rituale, nei periodi di gran siccità, di portare in solenne processione la "sacra spina" con la quale sarebbero stati martirizzati i santi Fermo e Rustico.

Movendo dalla Cattedrale, la processione faceva una prima sosta nella chiesetta di Santa Maria Consolatrice, proseguendo poi per San Fermo di Cortalta . La chiesetta aveva rango di parrocchia, benché nel Settecento non contasse neppure centocinquanta anime. Nel 1806 fu soppressa e demaniata. Il 29 gennaio 1879 l'edificio fu acquistato dai seguaci della confessione valdese, che fino allora non aveva avuto una sede propria: restaurato l'edificio e cambiatone l'antico orientamento, la chiesa Evangelica Valdese fu aperta il 6 gennaio 1880, presidente Matteo Prochet e pastore Benedetto Lissolo.

Subito dopo la chiesa s'incontrano, rispettivamente, a sinistra vicoletto cieco Fontane e a destra volto Fontane; il toponimo ricorda la presenza lungo quel gradiente di prese d'acqua dell'antico acquedotto cittadino, che da Ponte Pietra giungeva alla fontana detta di Madonna Verona in Piazza Erbe .

AI civico numero 12 si vede il fianco di una casa già degli Aleardi con davanzali delle finestre gotiche trilobate stemmati. Originariamente l'edificio si presentava come un unico corpo di fabbrica dotato di un bel portale tardo-romanico prospettante su Via Pigna (numero 17), all'interno del quale si apre un cortile con portico e loggia al primo piano.

Proseguendo lungo Via Duomo al civico numero 15 s'incontra Palazzo Manueli (poi Guarienti): si tratta di una costruzione del tardo Cinquecento, che si apre verso un ampio cortile interno con porticato e un bel puteale in marmo. Le "grottesche" dipinte nell'atrio e i paesaggi delle lunette sono attribuiti a Bernardino India. Nell'architrave del portone si legge il nome del primo proprietario, Franciscus Mannellus. In una sala del piano terreno si trova un bellissimo camino.

AI civico numero 18 si apre oggi la Casa del clero. Essa ha sede in un edificio originariamente scaligero, abitato da Taddea da Carrara, moglie di Mastino Il della Scala, che v’istituì la "Casa degli esposti". Nel 1426 fu concesso dalla Camera Fiscale alla Casa di Pietà (da cui trae origine il toponimo della vicinissima Via Pietà vecchia), che lo usò come brefotrofio fino al 1813. In quell'anno la casa, dismessa, fu acquistata e ristrutturata dal celebre fisico abate Giuseppe Zamboni (Verona, 1776-1846), inventore della pila elettrica a secco e dell'elettromotore perpetuo. Successivamente l'edificio fu adibito a stabilimento bagni.

Quasi al termine di Via Duomo, sulla sinistra, si apre la breve via San Giusto. Percorrendola è facile individuare ciò che è rimasto dell'antica chiesetta che dà il nome alla strada, citata in un documento dell'anno 1055 e in altri del XII secolo. E' noto che i padri di San Leonardo scendevano in essa il giorno di san Giusto per solennizzarne la festa. La chiesa fu soppressa e demaniata nel 1806: ora la ricordano soltanto le vecchie mura in tufo e cotto che servono di recinto ad un orticello. L’edificio fu demolito nel 1852 dall'allora proprietario Carlo Alessandri, noto collezionista d'arte e d'antichità oltre che filantropo, per dare maggiore visualità all'antistante palazzo in cui egli abitava (civico numero 9): si tratta di un ampio edificio ottocentesco costruito in stile rinascimentale, con atrio, loggia e vasto cortile interno.

Il tracciato di Via San Giusto prosegue verso Via Garibaldi - un tratto del decumano sinistrato terzo della città romana - con il nome di via Barchetta, toponimo probabilmente originato dall'insegna di un'osteria non casualmente vicina al fiume. L’intitolazione della via muta all'incrocio con la stretta via San Giacomo alla Pigna, che conduce proprio davanti alla pigna romana nella via omonima. Il nome di Via San Giacomo alla Pigna deriva dal titolo della chiesetta dedicata all'Apostolo, che ancora sorge a circa metà del percorso stradale e che ha dato nome ai vicini vicoletto, vicoletto cieco e corticella.

Ma facciamo ritorno a Via Duomo. La strada si conclude con la disadorna facciata già romanica della chiesetta di San Pietro in Archivolto, rinnovata in stile gotico nel Trecento, tutta in cotto. La parte più interessante della chiesa è la fiancata sinistra, che guarda Piazza Duomo, dove in una nicchia c'è la statua di san Pietro seduto, appunto, sotto un archivolto.
Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 1997

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