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Veronetta

Verona / Italia
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Veronetta, il quartiere di Verona a sinistra dell'Adige, ha una storia antica, che risale al primo nucleo abitato di Verona, che sorgeva appunto sul Colle di San Pietro. In età romana, la città fu spostata sulla riva destra e il colle fu trasformato in una grandiosa quinta scenografica, che comprendeva il teatro, vaste terrazze, e, in vetta, probabilmente un tempio.

Sulla riva sinistra dell'Adige sorgono nel IV e V secolo i primi luoghi di culto cristiani: le chiese di Santo Stefano e di San Giovanni in Valle, le «grotte» di San Siro e dei Santi Nazaro e Celso.

Sotto Teodorico, poi, qui si insediano la corte e le truppe e qui sorge quel «palatium», che l'Iconografia Rateriana (secolo X) indica vicino alle attuali Regaste Redentore.

Con i Longobardi e i Franchi, le sedi politiche e amministrative vengono portate sulla riva destra, ma a Veronetta si erigono nuove chiese: quelle dei Santi Faustino e Giovita, di Santa Maria in Organo e di San Vitale. Dopo il crollo del romano Ponte Postumio (IX secolo), il collegamento tra i due abitati viene assicurato dal ponte «Novo», che varcava l'Adige all’altezza dell'Isolo, e dal ponte «delle Navi», che sorgeva, all’incirca, ove sorge l'attuale.

Tra il 967 e il 1023, il «Campo Marzo»", che sfumava a sud-est di Veronetta in una palude, fu recinto da un muro di difesa, che iniziava dalla collina sopra Santa Toscana e percorreva le attuali vie Cantarane, Nicola Mazza e Museo.

Dopo il terremoto del 1117, che distrusse quasi tutta la città, anche in Veronetta si cominciò a ricostruire: furono innalzate nuove mura, che inclusero le chiese di Santo Stefano, San Giovanni in Valle e Santa Maria in Organo.

Nel frattempo, nella zona si insediarono molte famiglie dedite all'arte della lana e alla concia delle pelli, cui si aggiunsero i molinari dell'Acqua Morta e i contadini del Campo Marzo. Fu per la loro sicurezza che gli Scaligeri tra il 1281 e il 1289 eressero mura tra la collina di Santa Toscana e l'Adige.

Cangrande della Scala cinse in seguito (1321-1324) tutta la collina a nord, da Santa Toscana a San Zeno in Monte a San Felice, scendendo in Valdonega e finendo all'Adige, dopo aver compreso la Chiesa di San Giorgio in Braida. Queste mura furono rafforzate dai Visconti e bastionate poi dai Veneziani.

Nel XV secolo, con il decollo economico del ceto mercantile, in Veronetta sorsero circa 20 palazzi o case signorili, che divennero 35 nel Cinquecento, spesso abbellite da giardini. Aumenta anche la popolazione e si costruiscono o si rinnovano delle chiese (San Nazaro, San Tomaso Cantuariense, Chiese del Paradiso e Redentore), mentre proliferano i monasteri (San Girolamo sulle pendici del Colle di San Pietro, Santa Chiara, Santa Caterina, Santa Maria della Vittoria).

Il 1630, l'anno della terribile e famosa pestilenza, segna la conclusione della splendida stagione di Veronetta. La crisi politica ed economica della Repubblica Veneta si ripercuote anche nel quartiere. Nel Seicento vennero costruiti solo sette nuovi palazzi signorili e nel Settecento cinque, mentre le chiese si limitano, nell'età barocca, a San Francesco di Paola in Campo Marzo e alla Chiesa delle Maddalene in Campo Fiore, e, nell'età neoclassica, al seminario.

Nel 1801, il trattato di Lunéville divise la città a metà, lungo il corso dell'Adige, a destra Francesi, a sinistra gli Austriaci (la Repubblica Veneta era caduta nel 1797). E fu allora che nacque l'uso di chiamare la parte dominata dagli Austriaci con il nome di Veronetta, dal francese «Veronette». La città fu riunita solo nel 1805, sotto la sovranità della Francia.

Dopo il 1814 e con il passaggio agli Austriaci, Verona divenne il centro più importante del Regno Lombardo-Veneto, quale piazzaforte militare. Veronetta accolse i grandi magazzini militari, i forni e le lavanderie. Fuori porta Vittoria, poi, colmato l'acquitrino, venne fondato il cimitero monumentale. Nel 1849, poco distante da Porta Vescovo, entrò in funzione il principale scalo ferroviario della linea Milano-Venezia, costruita dagli Austriaci e ultimata nel 1857.

Dopo l'annessione all'Italia (1866), Veronetta entrò in crisi. La dipartita degli Austriaci colpì gravemente questo quartiere, che aveva impostata la sua economia prevalentemente sulla presenza delle truppe. Il nuovo Ponte Aleardi poi, privò Veronetta del traffico di scorrimento tra Occidente ed Oriente, che prima l'attraversava, così come la nuova stazione ferroviaria di Porta Nuova ridusse l'importanza di quella di Porta Vescovo.

L'inondazione del 1882, infine, a parte i gravi danni causati, incise profondamente non solo sulla topografia del quartiere, ma anche sulla sua struttura produttiva; scomparve, infatti, tutta una serie d’attività (concerie, filatoi, lavanderie, mulini), che vivevano sui canali e la decadenza continuò anche nel Novecento.

Una pagina di storia locale molto interessante, la storia di un quartiere «veronese» nel senso più ampio e significante del termine. Proprio per lo spirito che sempre contraddistinse la gente del quartiere, esso poté nei decenni scorsi riacquisire una sua specifica fisionomia, ben delineata anche e soprattutto dal lato operativo: centinaia, infatti, sono oggi le botteghe artigiane e i punti commerciali che animano pressoché tutte le vie.

Il 1968 segnò in particolare una svolta per Veronetta: l'Amministrazione comunale rivolse finalmente la sua attenzione all'antico quartiere, ne promosse studi e rilievi sistematici che portarono, nel 1973, alla pubblicazione del «Piano di salvaguardia e di valorizzazione di Veronetta».

Da allora gli sforzi pubblici - esemplare a questo proposito il recupero di Corte del Duca - e quello dei privati, degli imprenditori e dei commercianti, in un decennio scarso, hanno consentito vasti recuperi ambientali e architettonici, la promozione d’attività economiche e d’iniziative culturali, in modo da reinserire il quartiere in quel concetto di «centro storico» cittadino che di diritto gli compete.
Fonte: Notiziario BPV numero 3 anno 1982

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