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Martedì 6 Dicembre 2016, San Nicola
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Verona austriaca

In seguito alla caduta del regime napoleonico, nel maggio 1814, Verona ritornò in possesso degli Austriaci (Regno Lombardo-Veneto). Fu questo il settimo governo nello spazio di diciassette anni. I frequenti mutamenti politici e lo sfrenato furore delle truppe straniere lasciarono segni indelebili e cagionarono la perdita di numerosi monumenti, ricordi, opere d'arte.
Prima di abbandonare la città i Francesi avevano demolito le opere di fortificazione compiute dai Veneti. Gli Austriaci le ripristinarono dall'anno 1833 e provvidero alla difesa della città con la costruzione di nuove mura poderose, valli profondi, bastioni possenti ed una doppia cinta di fortini e baluardi, opere che permangono quasi intatte.
Verona divenne non solo una piazzaforte, ma una base militare munitissima; con Mantova, Peschiera e Legnago formò il famoso quadrilatero.
Inoltre vennero costruite le prime linee ferroviarie e furono aperte nuove strade fra i centri più popolosi. Da questi grandiosi lavori militari l'economia cittadina, gravemente danneggiata dalle ruberie francesi e dai disagi delle guerre, trasse un notevole miglioramento. Anche il commercio venne favorito dalla continua presenza di soldati, che arrivarono a superare il numero di 35.000.
Il codice austriaco, entrato in vigore già dal 1815, era assai rigido e severo. La durezza dei modi, l'uso delle bastonature, il permanere dl forti tasse e della coscrizione obbligatoria suscitarono nel popolo vivo malcontento. Ben presto le sette segrete si propagarono.
In seguito ai primi moti liberali, i sovrani della Santa Alleanza si diedero convegno in Verona, nel famoso Congresso del 1822 (ottobre-dicembre), per reprimere le aspirazioni dei popoli soggetti e soffocare ogni idea liberale, ogni sentimento di nazione e di patria.
Alla riunione parteciparono i sovrani d'Austria, di Russia, Prussia, Inghilterra, Sardegna-Toscana, Napoli, Modena e Parma, con gli alti dignitari delle varie corti. Per offrire ai congressisti uno spettacolo di eccezione, Gioacchino Rossini venne invitato a musicare due cantate. Il Maestro accettò, venne in Verona con la sposa (ottobre-novembre 1822), musicò e diresse le due cantate, ottenendo un trionfale successo. I libretti erano stati composti dal veronese Gaetano Rossi, che «ben tre volte dovette rifare completamente i versi della cantata intitolata "La Santa Alleanza", prima di ottenere il prescritto nulla osta della censura». Gli spettacoli comprendevano musica, cori e danze figurate ed ebbero luogo uno nella Arena, l'altro nel Teatro Filarmonico.
Il governo austriaco non fu privo di buone qualità, ma troppo rigido e reazionario. La Carboneria, introdotta a Verona dai patrioti bresciani Ugoni e Nicolini, ebbe modo di diffondersi tra il 1820 e 1821 grazie soprattutto all'opera generosa della contessa Anna da Schio sposa ad un Serego Alighieri; ma fu presto stroncata dal vigile governo austriaco.
Tra il 1850 e il 1851 venne istituito a Verona, per iniziativa del mantovano don Enrico Tazzoli, un Comitato rivoluzionario, a capo del quale fu il conte Carlo Montanari; scoperta la congiura, gli affiliati ad essa furono catturati e processati; tra i veronesi furono impiccati a Belfiore Carlo Montanari e Pietro Frattini, mentre il medico Giuseppe Maggi moriva nelle carceri mantovane. Gli altri processati subirono carcere e deportazione in terra straniera.
Durante le guerre del Risorgimento molte famose battaglie vennero combattute nel Veronese: a Peschiera, Pastrengo, Rivoli, Santa Lucia, Custoza (1848), a San Martino e Solferino (1859; poco dopo a Villafranca venne firmato l'armistizio) e nuovamente a Custoza (1866). In questi luoghi Ossari monumentali conservano i resti dei gloriosi caduti.
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