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Martedì 27 Settembre 2016, San Vincenzo de' Paoli
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Velo Veronese

Verona / Italia
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Quello di Velo Veronese è un vasto comune della Lessinia centrale. Il suo territorio, dai 700 ai 1435 metri sul mare, è costellato da una serie di piccolissimi centri, alcuno dei quali abitato da qualche decina di persone.

Accanto al nucleo abitato più consistente - quello del capoluogo che dà il nome al comune - vanno enumerate, infatti, una trentina di contrade e contradine fra cui Baltieri, Battisteri, Campe, Camposilvano, Comerlati, Carrà, Croce, Foi, Garzin di Sotto, Menotti, Pozze, Purga, Riva, Salaorno, Scrivazzi, Stauder, Taioli, Tecchie, Tezze di Sopra, Tezze di Sotto, Valle di Velo, Valle e Viaverde, per non contare le singole case sparse a punteggiare di presenze umane un paesaggio che è quello tipico della Lessinia centrale.

Così descriveva il territorio di questo comune, agli inizi del secolo XX, la grande monografia sulla Provincia di Verona del podestà Sormani-Moretti:

"II territorio di Velo comincia a sud, presso quello di San Mauro in punta per contrada la Collina a 904 metri d'altitudine e, lasciate a sera le falde del monte Pecoraro la cui vetta è sul confine ma in tenere di San Mauro a 943 metri riscontra, di fronte quasi, Taoso contrada sul pendio del monte omonimo (837) poi, proseguendo sempre più a nord traversa Tajoli (756), i Zeberi, i Baltieri (903), i Tueri, la Tezza, Comerlati (993) ai piedi del monte di egual nome (1067), Viabella, Menotti (1000) e Viaverde (1025), da dove allargandosi abbraccia da Salaorno (993) ai piedi del monte Capriolo (1069) a Frulle, a Belvedere, a monte Stoz (1120) a Castagna (1025) a contrada Corradi, alle Tezze a Garzon di sopra (266), a Garzon di sotto (889) ed a monte Gane. Il comune si prolunga maggiormente a settentrione del capoluogo su Valle di Velo (1041) su Fontana (1071), su Valle e su Rez (1022) e su monte Peloso (959) che sopra i Covoli di Velo sovrasta pure alla valle del Covolo e a Zami del vicino comune di Selva e dove hannovi parecchie famose caverne in cui rinvengonsi ossa di belve, di foche ed anche d'orso speleo e dove ripararonsi i primi abitatori di que' paraggi ancora trogloditi. Fra monte Castech (1095) e contrada Stauder (1155), passando per monte Purga (1257) che, innalzandosi isolato sopra contrada Purga, domina ed è visto da tutti i vicini paesi, si va a Croce (1000) ed oltre al rio (vajo) dei Molini, a Campe (1024) sotto monte Sabbionara che a 1091 metri è già nel tenere di Selva di Progno". "Più a nord ancora - continua - oltre la località La Loch, è il rio con la valle Azzarino così chiamati, vuolsi, come San Mauro di Saline, per le molte pietre focaje che, dopo l'epoca esostorica delle frecce a cuspidi, in tempi assai più vicini, dopo cioè l'invenzione del fucile, si usava ivi raccogliere, tagliuzzare e smerciare per montarle sugli acciarini a dare, per confricazione ottenuta collo scatto, la scintilla da accendere la polvere. Dopo valle Azzarino, attorniata dalle contrade Laste, Foi e Poz la quale ultima è sotto porto Aguzzo (1059), incontransi Croce del Gallo (1172), la Chiusa, casa del Covolo (1169), Kunech, il Covolo e Camposilvano a 1169 metri, donde si arriva da un lato a monte Bellocca (1435) sotto ai Parpari del comune di Rovere e dal Iato più verso est ai monti Sengio rosso alto (1231) e Sengio rosso basso (1202) che pro- spettano dall'opposto fianco, rimpetto a Giazza, la valle d'lllasi del comune di Selva, racchiudendo, nel mezzo tra Camposilvano, Bellocca e quei due Sengi rossi, le contrade Valsguerza, la Valle, Norderi e Monticello di Velo".

Come ci informa Alessandra Aspes, la zona è ricca di testimonianze preistoriche, conservatesi in particolare in molti dei covoli che geologicamente caratterizzano il territorio di Velo.

AI Covolo del Brutto una ricca serie di manufatti in selce, proveniente da un riparo sotto roccia, fa supporre l'esistenza di un'officina litica. Saggi di scavo condotti da Attilio Benetti misero in luce tre distinte specie di accumuli, il primo con grande abbondanza di selci scheggiate e resti di lavorazione, il secondo con elementi di falcetto e raschiatoi e il terzo con selci atipiche. Per quanto riguarda l'inquadramento cronologico si, può supporre la fine del Neolitico e l'inizio dell'età del Bronzo.

AI Covolo di Camposilvano, nel fondo dell'ampia cavità, sono stati riconosciuti alcuni livelli a cenere con resti di ossa carbonizzate, ma in generale il materiale raccolto viene da vari livelli non specificati del deposito e non è possibile ricostruire nessuna sequenza stratigrafica. Sono da segnalare frammenti in ceramica, un'ascia in pietra verde, macine, affilatoi e soprattutto resti di animali. Si presuppone che il covolo fosse stato frequentato saltuariamente e non abitato.

I covoli di Velo - il cui complesso attirò l'attenzione degli studiosi fin dal Settecento per il ritrovamento di resti di orso speleo - nell'Ottocento interessarono anche paletnologi veronesi, sulla eventuale contemporaneità dei resti d'orso speleo e di altro materiale archeologico rinvenuto nel 1876. Sono presenti strumenti in selce (punte di freccia), asce in pietra levigata, strumenti in osso e corno, frammenti di ceramica anche lavorata al tornio, un ago in bronzo e un'ascia in ferro nonché abbondante fauna. Battaglia e Zorzi vi effettuarono poi ricerche che portarono al ritrovamento soprattutto di strumenti in selce di tecnica campignana.

Al monte Purga, durante i lavori per le fondamenta di una chiesa, nel 1854, sulla sommità del monte, furono rinvenute due asce in bronzo, presentate all'Esposizione Preistorica Veronese del 1876. In seguito, sempre sulla sommità del monte, furono raccolti frammenti ceramici, macinelli e strumenti in selce. Un interessante nucleo di materiali (ceramiche, bronzo e ferro) riferibile alla seconda età del Ferro proviene da un probabile abitato circondato da un vallo, non ancora esplorato.

Pare che resti di fortificazioni romane (torri di avvistamento?) siano venute anche qui alla luce: il massiccio torrione dell'attuale stemma comunale sarebbe appunto stato ispirato dall'antico fortilizio romano sul monte Purga del quale, nell'Ottocento, erano state individuate le tracce. Secondo gli storici locali la costruzione dell'epoca romana, distrutta per costruire la citata cappella, sorgeva su di un castelliere e faceva parte di un poderoso sistema difensivo in un'ampia fascia delle Prealpi veronesi-vicentine, come hanno dimostrato i già recenti scavi eseguiti nel territorio.

Sempre nello stemma di Velo stanno tredici stelle splendenti sullo sfondo del cielo. La stella più grande, al centro sopra la torre, rappresenta Velo, e le altre simboleggiano gli altri Comuni che con Velo costituiscono i XIII Comuni del Vicariato della Montagna.

Il nome Velo appare già nel patto del 1287, con il quale il vescovo di Verona Bartolomeo Della Scala concede ai coloni tedeschi una ben determinata estensione di terreno di Roveré di Velo e siti limitrofi. Nella delimitazione dei confini nomina "Vellus sive curia Vellj". Il nome Velo non è quindi di origine tedesca, anche se la zona circostante abbonda di toponimi cimbri. A stare dunque con il documento del 1287, che nomina anche la curia si può concludere che a Velo esistesse una comunità prima dell'immigrazione di popolazioni di lingua tedesca.

Anche a Velo sono copiose le testimonianze di un'arte "indigena" tradotta nelle caratteristiche colonnette votive, a suo tempo ampiamente studiate da Lanfranco Franzoni: in particolare va ricordata la colonnetta con motivi della Passione e con san Carlo Borromeo a Velo; la bella Crocifissione nei pressi della contrada Pozze; la stele del 1579 con Madonna e Bambino tra San Sebastiano e San Rocco a Garzon di Sotto; il capitello quadrifronte del 1831 con particolare del Battesimo di Gesù e di santi a Velo; il capitello con scultura della Crocifissione del 1668 di Valentino Riva sempre a Velo; la colonnetta in pietra sulla Via Cava (purtroppo privata della sua immagine originale); il capitello della Pietà del 1840 tra Milbense e Boruschi; la Croce con i simboli della Passione in contrada Purga; la stele con la Crocifissione di Corel.

Più rare invece le testimonianze di un'arte "colta"; la chiesa parrocchiale, ad esempio, eretta nel 1485. Ma di essa ora non restano che le colonne ed alcune volte, essendo stata rifatta la facciata e l'abside ed abbassato il pavimento alla fine del secolo XIX, su disegno dell'abate Gottardi. Essa ospita tuttora un battistero ottagono, in marmo rosso, a coppa, eseguito nel 1533 da maestro Giacomo Martini.

L'edificazione della chiesa nel 1485 va probabilmente collegata a quel vasto affrancamento delle cappelle periferiche dalle pievi rurali in vista della loro costituzione in parrocchia, con clero residente e cura d'anime. La chiesa, dedicata a San Giovanni Battista, accoglieva già ai tempi delle visite pastorali del vescovo Gian Matteo Giberti, tre altari: quello di Santa Maria, quello di San Rocco e quello del Corpo di Cristo.

Poco più di cento anni dopo, nel 1656, il vescovo Marco Giustiniani in visita pastorale visiterà, oltre alla chiesa di San Giovanni Battista a Velo, anche l'oratorio dedicato a San Carlo Borromeo nel comune di Camposilvano: "E' un piccolo oratorio - sta scritto nel verbale della visita - con un solo altare e per icona stanno dipinte sulla parete le immagini della Madonna e dei Santi Domenico, Carlo, Giovanni Battista e Valentino". Gli uomini del luogo chiesero che esso fosse ricostruito in forma più ampia, ma il vescovo li dissuase, a meno che prima non presentassero vero e proprio progetto o modello con indicata le dimensioni e la forma: "che prima si fabbrichi si porti il modello e le misure della lunghezza e della larghezza, né vi si metti mano senza haver ciò fatto".

Interessante, sotto il profilo turistico, una visita al Covolo di Camposilvano, attrezzato alla bisogna; notevoli sono qui i fenomeni meteorologici che si verificano all'interno della caverna. Si tratta di un'eccezionale formazione di ghiaccio nella stagione primaverile e di piccole nubi stratificate con precipitazioni nevose ed acque nel periodo estivo. L'accesso al Covolo è reso agevole da un sentiero facilmente percorribile anche da bambini o da persone anziane, mentre pure la zona circostante questo monumento naturale è stata attrezzata ad accogliere i visitatori per una piacevole sosta, in un ambiente incontaminato.

Come si è potuto recentemente costatare - e come si è già in parte accennato - anche la caverna del Covolo fu abitata dall'uomo fin dai tempi preistorici. Sono, infatti, state qui scoperte le tracce di un focolare e, poco lontano, di un immondezzaio con strati lenticolari di ceneri che hanno fornito frammenti di ossa carbonizzate. Minuziose e pazienti ricerche, effettuate sul fondo della caverna, hanno infine restituito dei reperti atti ad attestare la presenza dell'uomo sin dal Neolitico. I reperti sono costituiti da ceramiche, armi e da un'ascia di pietra verde (giageide).

Accanto al Covolo di Camposilvano è il Museo dei fossili della Lessinia, voluto da Attilio Benetti con il patrocinio e l'appoggio dapprima del Museo di Storia Naturale di Verona ed ora dell'Ente Parco Naturale della Lessinia. Questo Museo propone una storia geologica dei Monti Lessini. Infatti, i reperti, rocce e fossili, sono stati esposti seguendo il concetto stratigrafico, ossia dai più antichi ai più recenti. Vengono anche fornite indicazioni sugli ambienti che si succedettero nella montagna veronese, nei vari periodi geologici, per una durata di circa duecento milioni di anni. E' proprio questo il valore della raccolta, i reperti fossili essendo stati raccolti tenendo conto della loro esatta posizione stratigrafica.

Molti di questi organismi fossili servono come fossili-guida e permettono di stabilire una successione nella formazione degli strati rocciosi. Essi appartengono ad organismi con larga distribuzione geografica, che si sono evoluti rapidamente, che hanno cambiato cioè certe strutture del loro corpo in tempi geologicamente brevi. Conoscendo la successione di queste forme è possibile fissare la successione di strati che le contengono, in una parola di datarle. Le Ammoniti, per esempio, molluschi cefalopodi, sono i macrofossili più usati per la datazione degli strati. I loro modelli, ricchi di svariate ornamentazioni, colpiscono subito l'occhio per la loro bellezza, e in questo museo ve ne sono esposte di pregevoli, perfettamente conservate ed alcune di forme finora sconosciute.

Alle spalle di Camposilvano, ove sono molti punti panoramici che meritano brevi soste, si può puntare alla Podesteria verso San Giorgio, non dimenticando la Valle delle Sfingi, tipico ambiente dove il carsismo ha isolato, in una serie di blocchi, l'originaria continuità degli strati rocciosi, dando così luogo a tutta una serie di suggestive forme scolpite nella roccia, e dalle quali deriva appunto il nome della valle.
Fonte: Notiziario BPV numero 2 anno 1998

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