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Valeggio sul Mincio

Verona / Italia
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Sulla sinistra del Mincio, attraversato dalla strada che da Mantova conduce a Peschiera e quindi al bacino del Garda, alle falde della linea di collinette che segue le rive del fiume, Valeggio fu sempre, nei secoli andati, luogo strategico di notevole importanza.

Lo capirono tra gli altri anche gli Scaligeri, che qui edificarono il gran castello rappresentante una testa di quella costruzione che fu il "serraglio", possente bastionatura a custodia del territorio veronese, sulla linea difensiva da Villafranca al Mincio, contro le incursioni dei mantovani. Lo aveva capito in precedenza anche Ezzelino da Romano che a Valeggio vinse e debellò i guelfi veneti. Lo avevano capito, infine, in data più recente, anche i francesi di Napoleone e gli austriaci di Francesco Giuseppe, nonché i piemontesi di Carlo Alberto prima e di Vittorio Emanuele Il poi.

Con Valeggio, altre località dei dintorni costituiscono oggi quel Comune, essendone il territorio alquanto vasto: Santa Lucia, Salionze, Borghetto e Vanoni sono i centri più importanti, a loro volta costellati di piccole contrade, corti e casolari sparsi ovunque, a testimoniare un'antica, metodica conquista del suolo, iniziata ancora in ere preistoriche e perfezionata poi in età romana, quando la valle del Mincio e le colline circostanti già erano state messe in buona parte a coltura.

Ma se non mancano le tracce della preistoria e della romanità, a Valeggio il Medioevo la fa da padrone, anzitutto con il suo bel castello dalle cinque torri di cui - come sottolinea il Simeoni - le quattro d'angolo si possono ritenere le originali scaligere, mentre la centrale, alta e snella, tutta in cotto, deve essere dell'epoca viscontea, aggiunta cioè da Gian Galeazzo, quando egli costruì qui il gran ponte che congiunge non solo le due rive del fiume, ma le colline che formano la vallata.

Sulla riva sinistra del fiume, sul primo pianoro di Monte Ogheri, attualmente il castello presenta merli cadenti e mura sgretolate, coperte d'edera, conservando però il suo aspetto di maniero medioevale. E' circondato da un profondo fossato, con ponte levatoio, per cui si accede attraverso l'unica strada, stretta e a spirale. Un tempo due poderose bastie scendevano fino al Mincio da una parte e fino ad una seconda torre dall'altra; ai lati si ergevano i quattro torrioni ora cadenti.

Una rocca, particolarmente forte, si elevava a contatto con I'edificio e di qui partiva la muraglia del "Serraglio" di cui si è detto, iniziata nel 1341 dagli Scaligeri e ultimata dai Gonzaga, che si univa al castello di Villafranca e terminava vicino al Castello di Nogarole Rocca, in località Gazol. Era dotato di torrette e castelletti, di cui il più importante era quello di Gherlo, del quale restano ora pochi ruderi semidistrutti, nella fossa che corre parallela alla strada per Villafranca.

Il serraglio è ricordato pure da Francesco Corna da Soncino, il fabbro-letterato che allo scadere del secolo decimoquinto così ne scrisse nel suo Fioretto:

Tra sera e mezzozorno nel bel piano
è una muraglia grande e smisurata,
ben sette milia longa prer certano;
et è seraglio di quella contrata,
che da ogni capo tiene un castellano,
con fosse grande e la mura a scarpata;
da un capo è Menzo e da l'altro è Teiono,
con forte roche, loco bello e bono.


Le origini del castello di Valeggio paiono più antiche: di certo fu oggetto di continue dispute fra il Comune di Verona e quello di Mantova. Dato in custodia ad Alberto della Scala nel 1277, venne, nel 1284, rafforzato e circondato da un nuovo fossato che comprendeva I'intero paese.

Nuovi lavori furono poi eseguiti sotto Mastino Il e sotto Cangrande Il, durante la costruzione del Serraglio che faceva capo appunto ai castelli di Valeggio e del Borghetto. Esso esisteva dunque ancor prima della Signoria Scaligera. Questa, però, lo rafforzò poderosamente e in seguito passò ai Visconti di Milano, ai Carraresi di Padova, ai Veneziani e all'Imperatore Massimiliano.

Da ultimo i Veneziani lo diedero in possesso al Comune di Valeggio, con l'obbligo di mantenerlo in buono stato. Costituito, come si è detto, da una gran torre quadrata dominata da una torre centrale, con quattro altre torri minori agli angoli delle mura, benché decaduto conserva ancora oggi parte dell'originaria fierezza.

Relativamente al Ponte Visconteo "Si suoi dire - scrive il Simeoni -che ... venne costrutto per disalveare il fiume e prosciugare i laghi di Mantova", ma la cosa non sembra chiara, nonostante la tradizione.

"Probabilmente - aggiunge sempre lo storico - venne costruito per garantire il passaggio del Mincio, giacché I'esercito visconteo (data la linea di fortificazioni eretta da Mastino Il che univa Valeggio a Verona) giunto a Valeggio, potea dirsi sicuro di arrivare alla città. In via subordinata avrà potuto servire eventualmente ad un assalto contro Mantova, privandola per qualche tempo dell'acqua dei laghi. Ma se questo fosse stato lo scopo unico, o bastava un'opera provvisoria, o ci volevano altri lavori per una disalveazione costante".

Quel che risulta certo è comunque che il ponte venne costruito nel 1393 per opera dell'architetto Domenico da Firenze e costò centomila fiorini: esso rappresentò la più importante fortificazione costruita dai Visconti durante la loro dominazione sul territorio veronese, dopo la caduta degli Scaligeri, e cioè fin dal 1387, quando Gian Galeazzo, duca di Milano, alleatosi con i Gonzaga, signori di Mantova, ed i Carrara, signori di Padova, mosse guerra e vinse Antonio della Scala, impossessandosi così anche del Lago di Garda e della valle del Mincio. E il dominio visconteo durò anche qui diciassette anni e i signori di Milano provvidero a fortificare la valle con la costruzione appunto, tra l'altro, del bel ponte.

Anche il Ponte Visconteo - assieme alla rocca di Valeggio - è ricordato con ammirazione da Francesco Corna da Soncino nel suo noto cantare in lode di Verona:

Dal capo a sera sì sta il forte ponte
che passa Menzo apresso del Borgheto,
e sopra quelli sta sopra del monte
Valezo con la rocca e co' el ricetto;
e molte ville lì vi stanno a fronte,
che sono a le confine del distreto
dove Ostiglia è suso el fiume Eridano,
chiamato Po, confin del Mantoano...


Lasciando peraltro questi ruderi pittoreschi di un passato lontano, veniamo a tempi meno ferrigni ed a noi più vicini, per affermare che la parrocchiale del capoluogo è bella chiesa dell'architetto Adriano Cristofoli, ricca d'opere d'arte dovute a vari artisti veronesi anche di non secondo piano: qualche anno fa le crollò il campanile che era una vecchia torre pur essa medievale peraltro completamente ristrutturata nel 1886, con una sopraelevazione di oltre dieci metri e con l'aggiunta di merli vari e di molte campane.

Ci fu chi gridò allora all'opportunità di rifare la torre "com'era e dov'era", ma ci fu pure qualcuno che sottolineò invece l'opportunità di devolvere eventuali somme al restauro, ritenuto più meritevole, del castello scaligero e del ponte visconteo.

Valeggio vanta pure alcune importanti costruzioni civili: Villa Maffei, poi Sigurtà, con il suo parco, fu costruita nel 1692. Di stile neoclassico è opera di Vincenzo Pellesina. Circondata da costruzioni rustiche, sulla facciata principale, a sud, reca una gran loggia tripartita con eleganti colonne e capitello ed è chiusa da un gran frontone a campana con timpano biforato, sormontato da pinnacoli ornamentali. Nel parco vi è un tempietto dorico.

Sempre nel capoluogo, Villa Portalupi è della seconda metà del secolo decimosettimo ed è tipico esempio di casa signorile veneta. Infine la casa del Patriota che si trova in via S. Murari: ha I'aspetto di una fortezza e di essa si hanno notizie fin dalla seconda metà del secolo decimosesto.

Soffermiamoci un momento sul parco di villa Sigurtà, che non è tutto nuovo, come qualcuno potrebbe pensare, ma che è invece stato di recente restaurato, rivalorizzando nella circostanza anche lo stupendo giardino che, assieme al parco, già all'inizio dell'Ottocento suscitava le Lodi del da Persico il quale così ne scriveva:

"Fra amenità agiatezza e splendore non è a dire qual vada innanzi del palagio e della villa Maffei, dal Marchese Antonio, avventurato nipote del grande Scipione, testé partita a singolari fogge e vaghe di moderno giardino. Ne' diversi aggiunti vi distribuì esso avvedutamente in una spezie di tempio gotico la genealogia e i fatti de' suoi maggiori, che in buon dato gliene fornì la storia della gente Maffea. In opportuno sito, per vedere una bellissima prospettiva del Mincio e delle circostanti colline, pianure e valli, ei v'allogò un ridotto, quasi come a capanna; quindi labirinto, boschetti, viali ed altre si fatte spezie di villerecci partiti tutti conformi al gusto che sottentrò all'antico".

Anche Borghetto è degno di essere ricordato. Oltre al notevole ponte visconteo, ad una rocca scaligera e alle caratteristiche casette medioevali, ostenta ancora un palazzo, cinto di mura, già dei Borghetti ed una chiesa, dei 1759, ricostruita su una più antica e sul cui campanile pare sia conservata ancora una campana del 1381.

Ma oggi Valeggio è conosciuto nel Veronese, nel Mantovano e nel Bresciano anche per i suoi ristoranti, dove si servono i caratteristici tortellini. E se un tempo ci si recava colà per la notorietà del pesce locale (il Mincio era ricco d'anguille, trote, lucci, tinche, persici, carpe, barbi ecc.) oggi il pellegrinaggio gastronomico continua per merito di queste squisite paste alimentari ripiene, servite con signorilità, nelle molte trattorie della zona, anche nelle più modeste.
Fonte: Notiziario BPV numero 4 anno 1984

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