Login / Registrazione
Giovedì 29 Settembre 2016, SS. Michele, Gabriele e Raffaele
follow us! @travelitalia

Trevenzuolo

Verona / Italia
Vota Trevenzuolo!
attualmente: 06.00/10 su 2 voti
Trevenzuolo contava all'ultimo censimento una popolazione di 2357 abitanti, senza considerevoli mutamenti rispetto al decennio precedente. Tale popolazione si raggruppa, oltre che nel capoluogo, nelle due consistenti frazioni di Roncolevà e Fagnano, costituenti parrocchie autonome.

L'elemento geomorfologico più significativo del territorio comunale, che si estende su una superficie di 27 Kmq (9000 campi veronesi), è costituito dal fiume Tione che lo attraversa in senso nord-ovest sud-est, raccogliendo nel suo procedere altri corsi minori quali la Demorta, la Gambisa e il Gamandone.

Al Tione sono strettamente legati l'origine e lo sviluppo del paese, ad iniziare dalle prime testimonianze di presenza umana che ci riportano ad un orizzonte cronologico compreso fra la media Età del bronzo ed il bronzo finale. Dopo gli occasionali rinvenimenti segnalati da Carlo Cipolla e dal De Stefani nella seconda metà del secolo scorso, apposite ricerche di superficie, effettuate a partire dagli anni Settanta di questo secolo, ed un saggio di scavo operato dal Museo Civico di Scienze Naturali di Verona fra il 1978 ed il 1979 hanno portato all'individuazione di due estesi insediamenti: uno in prossimità del capoluogo, in località "Castello", e l'altro presso corte Vivaro, ai confini con il comune di Nogarole Rocca. Tra i numerosi materiali, quasi sempre frammentari, raccolti e in parte depositati nel Museo Archeologico di Isola della Scala, si segnalano ciotole carenate, olle, dolii decorati da solcature, anse cornute, nonché una statuetta di bovide in argilla ed una tavoletta enigmatica decorata da figure riproducenti un pendaglio ad occhiali.

Nelle stesse località degli insediamenti preistorici non mancano evidenti tracce di continuità con il periodo romano, per altro riscontrabili in numerosi altri luoghi. Pasquale Ferrarini, che con Bruno Chiappa ha curato una recente monografia sul paese, n'elenca una decina. A volte la presenza romana è evidenziata semplicemente da frammenti di tegole o da altri materiali di poco conto, ma in alcuni casi essa è risultata dal rinvenimento di epigrafi, una delle quali, trovata dall'Orti Manara nel 1830, è dedicata a Tiberio Claudio Agustano, un personaggio insigne per appartenenza gentilizia e cariche ricoperte, vissuto nel I secolo dopo Cristo.

A noi il personaggio interessa più da vicino perché - stando ad una suggestiva ipotesi di Ezio Buchi - sarebbe stato il proprietario di una villa rustica e di un impianto per la produzione di laterizi i cui resti vennero alla luce sul finire dell'Ottocento nella frazione di Fagnano, in località Serraglio. Sulle tegole raccolte furono identificati ben nove bolli (marchi di produzione) diversi che hanno indotto il Buchi a pensare che più persone, addette all'impasto dell'argilla, alla confezione e quindi all'essiccazione delle tegole, si siano avvalse, al Serraglio, di un unico forno che poteva lavorare a ciclo continuo, cocendo prodotti di diversa origine e diversa proprietà.

La presenza di fornaci in Trevenzuolo, legata probabilmente alla disponibilità della materia prima, cioè di terreno argilloso, è del resto testimoniata anche in età medievale e fa parte di ricordi recenti. Dal 1927 fino all'ultimo dopoguerra ha qui funzionato la fornace "Gaburro", offrendo possibilità di impiego ad un buon numero di lavoratori.

L'epoca medievale vide Trevenzuolo compreso nelle estese proprietà che da vari imperatori furono assegnate e confermate, lungo l'intero corso del Tione, al potente monastero veronese di San Zeno. Non così avvenne invece per Fagnano che entrò a far parte dei beni dei Canonici della Cattedrale di Verona. Quanto a Roncolevà, va detto che esso non esisteva come centro abitato fino a quando, fra XII e XIII secolo, non furono bonificate le terre paludose e boschive sulle quali s'insediarono i primi abitanti. Il toponimo stesso, allusivo ai lavori di disboscamento, rivela quest'origine medievale.

Trevenzuolo sviluppò le sue prime forme associative attorno al castello che presidiava il passaggio sul Tione e che fu teatro di violenti scontri fra Mantovani e Veronesi. Le cronache ricordano in particolare che, nel 1230, fu distrutto dalle truppe condotte dal podestà di Mantova, Lorenzo Strazza, assieme al castello di Colà ed al paese di Isola della Scala.

All'interno di esso o davanti alla vicina chiesa di Santa Maria si svolgevano gli atti più significativi della comunità: le assemblee dei capifamiglia riuniti in vicinia, l'elezione ed il giuramento dei reggenti, l'amministrazione della giustizia minore.

Con l'avvento di Venezia il castello assunse un ruolo di secondaria importanza e, totalmente trascurato, cadde in rovina e divenne fonte di approvvigionamento di materiali da costruzione. Sorte non diversa toccò alla bastia di Fagnano, atterrata nel 1442 assieme a quella di Vigasio "per far cosa grata al marchese di Mantova" come annotava con disappunto il provveditore veronese alle fortezze Giorgio Sommariva.

Il luogo su cui sorgeva il castello di Trevenzuolo, era ben riconoscibile fino a qualche decennio fa, quando uno spianamento ne disperse le vestigia. L'epoca veneta coincise con il passaggio di buona parte della proprietà terriera degli enti religiosi nelle mani di intraprendenti borghesi o di famiglie affermatesi sotto gli Scaligeri che diedero vita, sulle produttive terre della Bassa, ad aziende ispirate a più moderni sistemi di conduzione. Su di esse eressero quelle che fra il Sei e il Settecento erano chiamate "case da patron" e che noi denominiamo, con termine ottocentesco, ville.

Si tratta di un patrimonio artistico di grande rilevanza che, trascurato per decenni, ora viene progressivamente riscoperto e, in alcuni casi, fatto oggetto di impegnativi restauri. Sorte di solito come massicce torri colombare nel Quattrocento o come palazzi dalla struttura compatta nel Cinquecento, sono state spesso inglobate o sostituite nel Settecento da strutture architettonicamente più elaborate ed eleganti.

Nell'ambito del territorio comunale di Trevenzuolo avevano la loro casa dominicale i Pellegrini, i Fontanelli, gli Allegri, gli Spolverini, i Giona, i Nichesola, i Giusti, i Da Campo, gli Schioppo, i Curtoni ed altri. Accenniamo, per brevità, solo ad alcune.

Chi viene da Verona incontra poco prima di arrivare in paese, in corrispondenza con il ponte sulla Demorta, la quattrocentesca corte Azzini, meglio nota come "il Palazzone" per la sua struttura massiccia che suggerisce l'idea di uno strumento da difesa. E' costituito da due corpi simmetrici che fanno ala al torrione centrale. Quello di sinistra, il più antico, è impostato su grossi volti di sostegno delle cantine e presenta un ingresso al quale si accede tramite una scala a due rampe contrapposte. Le finestre ad arco proseguono simmetriche sulla facciata del torrione che con ogni probabilità fu il primo ad essere costruito e che nel tempo ha subito rimaneggiamenti. Appartenne ai Nichesola, poi agli Azzini ed ora è di proprietà dei signori Preato.

Villa Allegri sorge all'interno di una corte detta "grande" perché fino agli anni Sessanta si estendeva per circa 6 campi in pieno centro del capoluogo. Si tratta di un complesso di edifici eretti in diversi tempi e che comprende, oltre alla villa, le barchesse, le case per i dipendenti, un oratorio dedicato a Sant'Antonio ed ampie aie che servivano all'essiccazione dei cereali, e del riso in particolare. Il recente restauro, non solo ci ha restituito I'immagine di una residenza per ogni aspetto ragguardevole, ma ha anche portato alla scoperta di alcuni affreschi interni, fra cui quelli di una stanza interamente dedicata a celebrare la coltivazione del riso, ampiamente praticata in loco sia dai conti Allegri che dai loro vicini di proprietà, i marchesi Pellegrini. Non è da escludere che l'ignoto artista sia stato influenzato nella scelta degli episodi dal poema dedicato al "candido riso" dallo Spolverini, pubblicato per la prima volta nel 1758.

AI limite estremo del territorio comunale, sul confine con la provincia di Mantova - anzi, l'oratorio ad essa legato si trova al di là del confine stesso - è possibile ammirare villa Curtoni. La famiglia Curtoni, dopo averla ereditata dai Pantini nella seconda metà del Cinquecento, la tenne per oltre due secoli; poi il complesso passò ai nobili veneti Grimani, ai Comello di Milano e ad altri. L'aspetto della facciata principale della casa dominicale - così come si presenta attualmente - è con ogni probabilità il risultato di un intervento operato nel XVIIl-XIX secolo sull'edificio cinquecentesco, intervento che ha invece lasciato inalterato il prospetto nord. Essa presenta la frazione centrale inquadrata da lesene impostate sulla cornice che divide il piano terra, a finto bugnato, dal primo piano e sorreggenti un timpano triangolare. Sempre il primo piano si apre in una trifora con balaustre. All'interno la distribuzione dei vani ripete nei due piani lo schema abituale con un salone centrale e quattro stanze laterali. E' probabile che le pareti coprano residui di affreschi, messi in luce in una sola stanza. Fungono da ali alla casa dominicale due eleganti barchesse a cinque luci, ciascuna con colonne in tufo che reggono arcate sulla cui chiave di volta sono scolpiti visi di divinità. Vennero edificate - come informa un'epigrafe - nel 1832, per I'essiccazione e lo stivaggio dei grani.

La storia religiosa di Trevenzuolo fa perno sulla chiesa intitolata a Santa Maria - dalla prima metà del Cinquecento Santa Maria Maddalena - che una ricca documentazione, a far capo dall'XI secolo, ci presenta come pieve con collegio sacerdotale, soggetta all'abbazia di San Zeno fino alla soppressione della stessa. Da essa dipesero inizialmente le chiese di Fagnano e Roncolevà, assurte poi a sede di parrocchia.

Sulle modificazioni che il sacro edificio di certo subì nel tempo ci sono note solo le fasi ultime relative al secolo scorso e ad anni recenti. Nel 1832, su progetto di un non meglio noto capomastro Guglielmo di Verona, poi che la chiesa abbisognava di restauri ed era divenuta insufficiente ad accogliere l'aumentata popolazione, venne innalzato il pavimento del presbiterio e del coro, rifatto quello del tratto plebano e costruita una nuova volta per una spesa complessiva di 9470 lire austriache.

Su questa costruzione, la cui facciata faceva linea con quella della casa del parroco, intervenne, agli inizi degli anni Quaranta, l'architetto Banterle, per prolungare la navata e costruire ex novo la facciata in stile neoclassico con soluzioni di notevole monumentalità. All'interno è conservato il quadro con Cristo risorto che appare alla Maddalena, tradizionalmente attribuito al Ridolfi, ma che un documento d'archivio recentemente recuperato comprova essere opera del veronese G. Battista Amigazzi (1589 c.-1651).

AI pittore di origine legnaghese Francesco Barbieri (1623-1698), detto lo Sfrisato, appartiene invece un'altra pala, che rappresenta Sant'Antonio da Padova, il Battista e la Madonna col Bambino. Enrico Maria Guzzo, che di recente ha soffermato la sua attenzione su questo dipinto, lo attribuisce alla tarda maturità dell'autore.

Per una sufficiente documentazione del patrimonio pittorico locale bisogna tuttavia considerare anche altre opere, come la pala riproducente La Visitazione della Vergine tra i Santi Michele e Zeno, d'autore ignoto, che adorna l'altare maggiore della chiesa di Roncolevà, o quella della Madonna del Rosario, di Ruggero Loredano (1534 c.-1609), nella parrocchiale di Fagnano; ed ancora, sempre a Fagnano, la quattrocentesca statua lignea della Madonna in trono con il Bambino, o il coevo affresco, con analogo soggetto, dell'oratorio annesso alla corte di San Bernardino. Si tratta d'opere che rendono gratificante una visita a questo paese della Bassa.

Esso si segnala anche per vivacità d'iniziative culturali e per un'economia che, accanto alle tradizionali colture cerealicole, ne ha saputo sviluppare altre parimenti specializzate e redditizie, come quelle del radicchio, della fragola e del melone, adatte ad essere praticate da aziende agricole a struttura familiare.
Fonte: Notiziario BPV numero 3 anno 1997

Condividi "Trevenzuolo" su facebook o altri social media!