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Torre del Gardello

Verona / Italia
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Da appunti anonimi sulla Torre del Gardello, che potrebbero essere del Belviglieri, ma dei quali non si è potuto finora accertare la paternità, si legge:

«La vicina Torricella, eretta da Cansignorio, è denominata del Gardello, nome che fu verosimilmente dell'artefice, fondatavi a comodo della popolazione, come dall'iscrizione postavi da un lato a poca altezza da terra. Avea l'orologio, il primo che s'usò in Verona a battaglio; la campana che gli soprastava, dopo lunghi contrasti, pochi anni fa insorti per ragion di diritto tra la città e il Demanio, si giudicò della prima; sta ancora a piè della scala del Consiglio. Ha d'attorno un'iscrizione, che aggiunge ad altre della torre medesima; dinotanti essere stata la detta campana dall'interno riposta in sull'esterna cima. Qui presso volgendo al corso, in un bel casamento contiguo a quello che fu de' Curioni, v'ha una bella Vergine alle carceri, sulla casa n. 835, dove è pure un Crocifisso di gran mole ed arte in avorio, sono da ammirare alcuni freschi bellissimi in sette partimenti, e fregi rappresentanti romani combattimenti, vittorie, sacrifici; prigionieri, una donna che guarda da una finta finestra, ed altri partiti degni tutti d'essere disegnati come opere che si dicono del Mantegno, almeno della sua scuola. «Sotto una finestra ha tre iniziali D.V.D. che potrebbero interpretarsi benissimo Dario Varotari Dipinse. Ma l'età e lo stile di queste pitture non si confanno con lui nato l'anno 1539. Altri vorrebbe interpretarle come iniziali di qualche formola di sacrificio o di voto, anche dall’esser poste una simulacro di numero con animali da vittima. Certo poi di Paolo Veronese è qui presso da osservare i primi germi della virtù pittorica espressi in sei partimenti nella sala de’ Contarini n. 843 che figurano alcune storie di Alessandro Magno.
Di Girolamo Campagna diconsi li due Atlanti, che a guisa di cariatidi sostengono l'architrave d'un magnifico focolare.»


LA TORRE

Nota il Brugnoli che la torre del Gardello, in capo a Piazza Erbe, “fu eretta per prestigio civico”. Essa fu fatta edificare da Cansignorio nel 1370 e su di essa batteva le ore un orologio a campana. Così recita l'iscrizione apposta sulla torre:

TEMPORE, MARMOREAM
QUO CANSIGNORIUS URBAM REXIT
LEGE PIUS, TURRIM DISTINXIT ET HORAS
SCALIGER, AETERNIS TITULIS QUI DIGNA PEREGIT,
BIS SEPTEM LUSTRIS ANNI IN MILLE TRECENTIS.


L’orologio era all’interno della torre; il quadrante all'esterno e tutto il meccanismo per il movimento delle sfere sono stati applicati nel 1421. Dopo il 1661 fu collocato un orologio anche sulla vicinissima Torre dei Lamberti.

LA CAMPANA

Ma anche la campana ha la sua storia legata alla torre ed ha un proprio significato spirituale e storico. Fusa da Mastro Jacopo nel 1370, come ricorda l'iscrizione e la lapide alla base della torre, fu la prima che in Verona vibrò stimolata dal battaglio meccanico dell'orologio per segnare ai pacifici cittadini il transito delle ore.

La campana fu poi elevata sulla sommità della torre, perché potesse a suo maggior agio e senza vincoli di meccanica espandere la sua voce bronzea e festante:

ALTIORI SONO JACTATUR EFFUSIOR, CLOCXXV


E l'altra a piè della torre:

DOMINICUS BARBADICO PRAEF. SONOROS DUCTILRIIS FUNIBUS ORBES MENSA IN FRONTE
INSCRIBTA AETERNUM REDDENTES TEMPORA
VETUSTATE O NIMIA ATTRITOS USU
PATRIEQ DECORI RESTITERE AMUSSITATE CURA UT
TRIUMPHAVIT CLCLOO XX


Col passar del tempo disposta e tenuta non più come annunciatrice e regolatrice della vita cittadina, ma come ricordo del passato, contesa come freddo oggetto storico, dal Demanio e dal Comune, restò di diritto a quest’ultimo erede e custode di ciò che proveniva dal culto e dall'arte della sua mite e laboriosa popolazione. Ancor oggi giace muta, svestita della sua autorità secolare come rudere di un passato defunto.

A torto però ed il tempo rare volte di mantiene così ingiusto ed immemore. L’Arengo tradizionale ricorda ed insegna quanto sia possente, se pure, ora lamentevole e luttuosa, ora gaudiosa e festante, la voce delle campane. Dai rintocchi, del 4 novembre 1916 annunciatrice di morte e di pianto, al 4 novembre 1918 nello spasimo irrompente della vittoria, nei raduni folcloristici, nelle solennità eucaristiche, nei risvegli e affermazioni e molteplici espressioni della vita cittadina.

La campana del Gardello che ha la sua parte importante nella vita storica della città scaligera e che segna uno dei momenti iniziali di conquista del progresso della meccanica, non potrà restare inerte e inanimata, ma dovrà allinearsi nella schiera dei virtuosi bronzi cittadini, per ricomporre quella invidiabile gamma di simboliche armonie e realizzazioni che il passato ci ha donato.

Piazza Erbe verrebbe a completarsi di un altro elemento prezioso per le sue caratteristiche popolari, tradizionali e storiche.
Fonte: Vita Veronese - 11-12/1952

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