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Mercoledì 28 Settembre 2016, San Venceslao
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Stradone San Fermo

Verona / Italia
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Il toponimo origina dal complesso ecclesiale e monastico di San Fermo Maggiore , dal quale ha inizio lo stradone. La via, una delle più ampie del centro storico, è scandita da solenni e austeri edifici che conferiscono ad essa un'impronta sicuramente signorile.

Parallelo a Via Leoncino, che segna il vallo della cinta muraria romana, lo stradone San Fermo vi si raccorda attraverso quattro strade: via Luigi Flangini, via Giovanni Malenza, via Rocche, via don Enrico Tazzoli.

La strada ha la funzione d’asse dei nuovi insediamenti urbani che tra Quattro e Cinquecento occuparono lo spazio rimasto libero tra l'allineamento delle mura romane e l'Adige.

Vicolo Vento e vicolo Torcoletto, infatti, danno accesso alla Dogana e al rione dei Filippini. I toponimi di codesti due vicoli sfuggono ad una chiara spiegazione: per il secondo si pensa alla presenza di un'osteria o di una semplice mescita di vino. Il toponimo originario era via dei Brentari.

La Chiesa di San Fermo è uno dei monumenti più significativi della città con la sua doppia aula (inferiore e superiore), entrambe ricche d’importanti testimonianze storiche e artistiche. Davanti alla facciata della chiesa si apre la piazzetta di San Fermo, dalla quale si accede ad uno dei tre chiostri di cui era originariamente dotato il complesso monastico (oggi sede della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Ambientali di Verona, Vicenza e Rovigo e del nucleo operativo della Soprintendenza per le Antichità delle Venezie, la cui sede è in Padova).

Sulla casa al numero civico 7 un’iscrizione dipinta ripete la sentenza oraziana: «Omne tulit punctum qui miscuit utile dulci» (Colui che ha unito l'utile al dilettevole ha realizzato ogni desiderio).

Al numero 13 sorge l'imponente Palazzo Della Torre-Goldschmiedt-Lebrecht-Ederle : si tratta di un edificio di gusto sanmicheliano, da qualche storico attribuito a Domenico Curtoni; la facciata, con un bel portale, fu ultimata soltanto nel 1851 dall'allora proprietario Pacifico Goldschmiedt. Dall'atrio si accede al cortile, dove un elegante portico a pilastri bugnati sostiene una balconata che reca le insegne araldiche dei Della Torre. Le sale interne presentano ancora stucchi, camini e decorazioni affrescate a grottesche.

Sul lato destro, Via Luigi Flangini ricorda il frate cappuccino che godeva di grande popolarità tra i poveri della città, e che fu accusato dai Francesi di avere fomentato i disordini culminati con le "Pasque Veronesi"; il 7 giugno 1797 egli venne fucilato sugli spalti di Porta Nuova.

AI numero 2 della via si apre Palazzo Murari della Corte Bra’, che con un fianco prospetta sullo stradone: si tratta di una costruzione di gusto sanmicheliano della metà del Cinquecento: più della facciata è interessante il cortile con portico nel lato d'ingresso e in quello frontale; all'altezza del primo piano vi è un poggiolo balaustrato con le statue di Cerere, Apollo e Diana.

AI civico numero 8 è la casa Camuzzoni, dove abitò il benemerito sindaco Giulio Camuzzoni. AI numero 10 una lapide murata reca questa legenda: «quicumque honorificaverit me / glorificabo eum».

AI numero 12 sorge il bel palazzo neoclassico Palmarini-Sparavieri- Tedeschi-Goldschmiedt-Becherle, eretto da Giuseppe Barbieri nel 1818. Sotto il balcone, nella chiave d'arco, c'è una bella testa di Mercurio.

AI numero 14 si trova Palazzo Bevilacqua Lazise-Cressotti-Zorzi-Campostrini-Rizzardi . Si tratta di un grande e armonioso edificio della metà del secolo XVI; nella chiave dell'arco del portale è incisa la scritta: «censum non superant»; all'interno è rimarchevole lo scalone di pietra, mentre gli affreschi di Battista del Moro, ricordati nei testi antichi, risultavano perduti già nel secolo scorso.
Via Giovanni Malenza ricorda un'altra vittima delle "Pasque Veronesi"; dichiarato sostenitore della Repubblica di Venezia, Malenza fu accusato dai Francesi di avere fomentato la sedizione popolare e il 18 maggio 1797 venne fucilato.

Al numero civico 16 è la casa in cui morì, ospite della sorella, il poeta veronese Aleardo Aleardi (17 luglio 78): una lapide ricorda il fatto.

Merita, infine, menzione Palazzo Boggian al civico numero 28: sopra il frontone del balcone, si vede la statua Euterpe seduta ad indicare che all'interno dell’edificio si onora la musica: la famiglia Boggian, infatti, vi tenne apprezzati concerti.

Via Rocche presenta un toponimo tanto chiaro nel significato quanto misterioso nel riferimento specifico: non è da escludersi che vi sorgesse una qualche struttura difensiva avanzata rispetto alla cortina delle mura romane.

Via don Enrico Tazzoli ricorda il nome di un sacerdote patriota, Enrico Napoleone Tazzoli (1818-1852) di Canneto sull'Oglio (Mantova). Egli fu tra i più attivi promotori del comitato rivoluzionario di Mantova e organizzatore del Prestito Nazionale mazziniano. In seguito a delazione, fu processato e condannato assieme a Giovanni Zambelli, Angelo Scarsellini e Carlo Poma.

In una casa scomparsa, antistante la Chiesa di San Tomaso Cantuariense , rimase fino al 1937 una lapide che ricordava: «In questa casa - ospite del farmacista Giovanni Santi - dimorò negli anni 1827 1828 1829 – studiando lettere e filosofia nel seminario vescovile - Don Enrico Tazzoli mantovano - martire della patria a Belfiore 7 dicembre 1852 - Inspirato sempre all'amore di Cristo e d'Italia - nel tempio, nel carcere, sul patibolo».

A metà della Via Tazzoli si apre vicolo cieco Orti Manara, che si intitola dalla famiglia che nell'800 possedette il bel palazzo già degli Spolverini costruito nel 1740 da Alessandro Pompei.

Conclude il rettifilo di Stradone San Fermo la Chiesa di San Pietro Incarnario . Il toponimo è d’origine incerta, legato alla interpretazione semantica del sotterraneo esistente sotto l'edificio sacro (macello o cimitero?). Nel X secolo il marchese Milone vi fece costruire una chiesa intitolata a San Pietro e la sottopose al Capitolo dei Canonici della Cattedrale. La chiesa attuale è il risultato di due trasformazioni, una del secolo XV e l'altra del secolo XVIII.

Nel 1440 la chiesa venne allungata con l’aggiunta dell'abside; nella seconda metà del Settecento, l'edificio venne rialzato e rinnovato internamente con tre cappelle per lato su disegno di Adriano Cristofali. Il sotterraneo ha restituito uno dei più antichi affreschi esistenti in Verona, la "Crocifissione" del XII secolo.

Il campanile con pigna e bifora sembra trecentesco. Sul Iato meridionale si estendeva il cimitero. La colonna con capitello che regge un'edicola, ora all'interno della chiesa stessa, apparteneva probabilmente al cimitero annesso. Le quattro facce dell'edicola rappresentano rispettivamente la Madonna, San Pietro, San Francesco e San Giovanni, ai cui piedi è inginocchiato l'offerente, lo scultore Giovanni di Rigino che eresse a sue spese la colonna.
Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 1995

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