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Sirmione - Le Terme

Verona / Italia
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Sirmione, sulla penisola che s’inoltra verso il centro del Lago di Garda, tra l'azzurro delle acque e il verde pallido degli olivi, con lo sfondo delle montagne veronesi e bresciane e delle colline moreniche, è una perla di bellezze naturali. Se a ciò aggiungiamo i monumenti storico-artistici e le acque sulfuree salsobromoiodiche, con gli stabilimenti termali, si comprende perché essa sia giustamente un centro turistico di fama internazionale.

Chiuso dalla potente struttura del castello, si apre il nucleo antico di Sirmione che in parte conserva ancora il fascino del piccolo borgo medievale.

Sulla punta settentrionale della penisola, all'interno di un parco di 70.000 metri quadrati, in un ambiente naturale d’eccezionale rilievo ambientale, si trovano gli avanzi della villa romana conosciuta come le "Grotte di Catullo". I resti archeologici, noti dal XV secolo e messi in relazione da allora con il poeta latino che soggiornò a Sirmione, sono conservati in alcune zone per un’altezza di oltre 15 metri; riferibili ad una grandiosa villa databile agli inizi del I secolo d.C., appartenevano con ogni probabilità alla famiglia veronese dei Valerii Catulli. L'edificio antico era posto su tre diversi piani che sfruttavano il dislivello della roccia: sui lati occidentale e orientale e sull'avancorpo settentrionale si trovavano terrazze, aperte con colonnati verso il lago.

In età tardo antica, la villa fu abbandonata, mentre nel periodo longobardo e carolingio (VII-VIII secolo) Sirmione ebbe ancora un ruolo storico d’estrema importanza. A questo periodo risalgono, infatti, la ricca necropoli longobarda, i resti ancora visibili della chiesa di San Salvatore e quelli, ora interrati, dell'annesso monastero, voluto dalla regina Ansa.

Un'iscrizione qui rinvenuta ricorda i nomi di Desiderio e di Adelchi. A questo periodo risale anche probabilmente la chiesa di San Pietro in Mavino, che ha avuto importanti fasi successive, documentate da affreschi datati fra il XII e il XVI secolo. La posizione strategica di Sirmione determina di nuovo, più tardi, la sua importanza nello scacchiere difensivo della signoria scaligera. La rocca con torri e mura merlate è eretta forse da Mastino l della Scala, con funzione di presidio sul lago. Ampliamenti successivi risalgono alla fine del XIV secolo. L'affluenza dei visitatori interessati alla visita di tutti questi importanti monumenti è assai notevole. La zona archeologica delle Grotte di Catullo è stata nel 1987 la quinta a livello nazionale per numero di visitatori.

Dopo i ricordi storici, è interessante un breve excursus sulle acque termali di Sirmione e sulle loro vicende. Si tratta di acque sulfuree salsobromoiodiche, che scaturiscono alla temperatura di circa 70° dal fondo del lago e che presentano caratteristiche terapeutiche molto importanti, usate nella prevenzione, nella cura e nella riabilitazione di molte malattie.

Il 24 agosto 1889 un palombaro veneziano, di nome Procopio, attrezzato di scafandro e pompe varie (importate dall'Inghilterra), s’immerse a venti metri di profondità sul fondo del lago - a trecento metri dalla riva e in prossimità delle Grotte di Catullo - dove affiorava la sorgente Boiola, già nota dal 1500, mai raggiunta prima. Nel cratere della falda rocciosa, da cui sgorgava acqua calda, il palombaro infisse una lunga canna e dopo vari tentativi n’ebbe un getto di acqua "bollente", chiaramente sulfurea, di oltre cinque metri sopra il livello del lago.

L'eccezionale avvenimento richiamò gran folla sul lago ed ebbe larga eco nella stampa.

Era questo il risultato di lunghi anni di attese, di studi, di tentativi ostinati, di soluzioni ingegnose di poche persone. Di esse, che appartengono ormai alla storia della penisola è opportuna una rapida menzione. Angelo Piatti, Professore di matematica del liceo di Desenzano, che eseguì ricerche chimico-fisiche. Giuseppe Piana, idraulico venuto dal Polesine, che con rudimentali ma ingegnosi mezzi risolse il problema della captazione e quindi dell'incanalamento dell'acqua sorgiva. Il sindaco Gaetano Bocchio che promosse con entusiasmo tutti gli interventi. Angelo Gennari, albergatore, che dette inizio alla terapia termale trasportando dalla sorgente l'acqua calda con barche e tinozze sino in Piazza Castello, ove istallò delle vasche ed inaugurò una sorta di balneoterapia sulfurea, con l'assistenza del medico del luogo, dott. Anselmi.
Nacque così, in un clima che ora sa di favola, la Sirmione termale. Lo sviluppo fu tuttavia lento e faticoso. Piana, dopo sette anni di traversie infinite, riuscì a far arrivare a riva l'acqua calda, incanalata in tubi metallici protetti da borre di legno di pino.

Nel 1900 s’inaugurò il primo stabilimento termale, fuori del ponte del Castello, ove è ora il Grand Hotel Terme. Il dott. Lombardi curò 164 artropatie, 72 casi dermatologici, 42 forme nervose. Nel 1900 comparve il primo apparecchio di inalazioni umide. Ma i tempi non erano favorevoli: si susseguirono due guerre che prostrarono la penisola. Nel secondo conflitto mondiale, l'occupazione dei tedeschi e quella successiva degli anglo-americani lasciarono ben poco di quello che era stato creato in più di cinquanta anni dalla captazione della sorgente.

Ma il 1946 fu l'anno della rinascita. Alla presidenza della Società delle Terme fu eletto il Conte Rambaldo di Collalto, alla direzione generale andò Alfonso Froner, esperto di attività alberghiere e termali. La direzione tecnica fu assunta dall'ing. Guido Bianchi Porro, profondo conoscitore di tutte le terme italiane e straniere e dotato di una carica inventiva inesauribile. Bianchi Porro, sull'esempio di quanto aveva visto a Luchon, nei Pirenei, sin dal 1941 stava studiando con il prof. Pietrantoni, primario Otorinolaringoiatra di Brescia, un nuovo metodo di cura per la sordità rinogena, che divenne presto una terapia primaria per la cura del catarro tubarico. Nel 1948 sorse il primo centro italiano per la cura della sordità rinogena. L'attività in seguito crebbe rapidamente: dai 4.000 pazienti degli anni '50 agli attuali 50.000 circa.

Il piccolo stabilimento termale, edificato nel 1951 nel centro storico presso il lago, divenuto insufficiente, fu rifatto nel 1972. Alla sorgente Boiola si aggiunsero due altre che furono sfruttate mediante due pozzi denominati Catullo e Virgilio, che pescano in una falda fra i 450 e i 650 metri di profondità. L'acqua - 1000 litri il minuto - ha le medesime caratteristiche organolettiche della precedente.

Nel 1987 fu inaugurato il nuovo stabilimento termale ai piedi della penisola, che fu intitolato a Virgilio; quello del centro storico fu invece denominato "Catullo".

Nei due centri termali si praticano cure inalatorie e fangobalneoterapiche per malattie della gola, dell'udito, dei polmoni e delle ossa, e vi sono annessi centri specialistici. La potenzialità globale è prevista per assistere oltre 60.000 pazienti per stagione.
Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 1990

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