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Sanguinetto - Il Castello

Verona / Italia
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Il castello di Sanguinetto - che è massiccio complesso a pianta quadrata di circa 55 metri di lato - nasce, nella sua attuale configurazione perimetrale, negli ultimi anni della dominazione scaligera, attorno al 1375, fra le opere di difesa rivolte verso i mantovani.

In origine esso era costituito da un gran cortilone difeso da mura merlate con accesso al centro del lato ovest del quadrato. Le mura erano a loro volta protette da un fossato tuttora esistente, alimentato dalle acque che, provenienti dal Tregnon, si scaricavano poi nella fossa Sanuda. Quattro torri angolari ed altre quattro intermedie -alcune delle quali pur con adattamenti posteriori in buona parte ancora esistenti - ne irrobustivano il circuito, mentre dietro la torre d'ingresso era ed è una casa-torre merlata, contemporanea della costruzione del castello e da qualificarsi quindi come torre delle milizie.

La torre sull'angolo sud-ovest ha caratteristiche diverse dalle altre che erano in origine scudate, ossia aperte all'interno come quelle del Castello di Villafranca o del porto di Sirmione. Questa, infatti, è una torre vera e propria, con pianta anche più larga delle consorelle: si tratta dunque - come bene lo definisce Gianni Perbellini - di un mastio, forse aggiuntovi qualche anno dopo, in età viscontea.

Si sa che il fortilizio fu donato nel 1376 a lacopo Dal Verme da Antonio e Bartolomeo Della Scala. E saranno appunto i Dal Verme -legati peraltro, oltre che agli Scaligeri, anche ai Visconti - che, caduta nel 1387 la Signoria, eseguiranno, all'interno del recinto, i primi lavori, avviando via via la trasformazione del castello da arnese bellico a residenza signorile.

Appartiene a questa prima trasformazione il solenne edificio in cotto, con loggia terrena retta da splendide colonne marmoree, addossato al lato est del cortile, di fronte all’ingresso principale. Si tratta di un edificio residenziale, di cui un tratto con loggia girava (ed in parte gira tuttora) anche sul lato sud del cortile: un edificio che ha, al piano terreno, oltre alla loggia, una serie di locali voltati a crociera, e che ospita ora, al piano superiore (da tempo completamente svuotato), una gran sala con belle finestre adornate da formelle in cotto, rivolte tanto sull'interno come sull'esterno del castello.

Gianni Perbellini sottolinea come i riferimenti architettonici di sicura derivazione dalla frequentazione della corte tardo-viscontea siano particolarmente rilevabili nell'edificio addossato alle cortine di sud- est, nel porticato a piano terreno (nei capitelli si nota l'arma Dal Verme), nei beccatelli marcapiano di coronamento, nelle cordonature fiorite delle ghiere in laterizio - sia delle monofore sia delle bifore d arco acuto - elementi questi che possono figurare tra i più significativi dell'architettura gotico-Iombarda tardo-trecentesca. D’ispirazione lombarda è anche l'apparato a sporgere della torre a sud-est, le cui caditoie sono ricavate negli archetti a tutto sesto, retti da mensole tronco-piramidali, pur esse in laterizio.

Anche Maria Teresa Cuppini osserva a tale proposito come lo stesso Dal Verme dovette essere il committente di questo primo edificio, nei tipi più espliciti dell'architettura castellana lombarda, nel castello che aveva ricevuto:

"La scelta di un'architettura non veronese da parte di Jacopo dal Verme - annota ancora Maria Te- resa Cuppini - era giustificata dalla stessa politica che egli fece allorché, morto Bartolomeo nel 1381, passò al servizio di Bernabò Visconti seguendo poi le fortune di quella casa fino a guidare le milizie viscontee alla conquista di Verona ".

Le parti più artisticamente degne, che si conservano della costruzione trecentesca, sarebbero dunque da ricercare nel mastio meridionale (simile alla torre viscontea di Valeggio e che viene dalla Cuppini come dal Perbellini assegnato ai Dal Verme), nel porticato, nel marcapiano, nelle ampie monofore del cortile, da confrontare con le varie soluzioni adottate in tutta la Lombardia per dipingere, col cotto, il cotto.

Di seguito a quest’edificio (che come si è veduto girava anche sul lato sud del cortile dove esiste ancora una parte di loggiato terreno che forse aveva in origine qualche arcata in più), venne poi costruito sul lato nord nella prima metà del secolo XV (forse quando nel 1453 il castello passò nelle mani di Gentile De Leonessa) un altro edificio, quello che adesso (ma con un quasi completo rifacimento seicentesco ed un "restauro" novecentesco) ospita la sede municipale, alle quale si accede da una scala a doppia rampa che, nel corso dei restauri ante guerra, si sarebbe voluta distrutta (il che per fortuna non avvenne).

Difficile seguire le varie vicende edilizie successive, con abbattimenti, sopraelevazioni, alterazioni di logge, nel corso dei quattro secoli in cui il castello venne parcellizzato in un numero notevole di proprietari, tutti con le loro esigenze abitative. Di questi interventi così Gianni Perbellini:

"Le modifiche successive hanno costipato spazi funzionali in origine scoperti, ampliato e sopralzato con un'altana la torre centrale della fronte meridionale, introdotto arredi e decorazioni architettoniche classicheggianti; esse, infatti, difficilmente avrebbero riproposto elementi legati ancora alla tradizione scaligera (è da ricordare tuttavia che il parziale coronamento con merli a coda di rondine è il prodotto di un più recente rimaneggiamento, condotto con metodi tutt'altro che scientifici agli inizi del Novecento) ".

Quello che la storia ci dice è che il processo di snaturamento del castello, con l'introduzione degli edifici che oggi n’occupano tutti i lati interni, iniziò da subito. Già dai primi anni della dominazione veneziana su Verona, il complesso aveva, infatti, perduto la sua importanza strategica mentre veniva sempre più esaltata la sua funzione residenziale, dapprima al servizio dei vari discendenti di Gentile Da Leonessa (Avogadro, Banda, Lion, Martinengo, Venier, Malaspina, Aleardi, Benaglio, Della Torre, Cappello, Medin) e poi di chi ne fece da questi acquisto. E certamente ciascuno dei vari proprietari intervenne con suoi criteri, al punto che ancor oggi il complesso si presenta come il frutto di una serie di “speculazioni edilizie” intese a ricavare comunque e dovunque vani abitativi utili.

Alla fine dell’Ottocento il castello risultava ancora suddiviso fra numerosissimi proprietari: il Comune di Sanguinetto riuscì via via ad entrare in possesso di quasi tutto il complesso, esclusi gli edifici (mastio compreso) dell'angolo sud- ovest. Da quel momento furono avviati restauri con numerosi lavori edilizi intesi a rendere più funzionali le singole fabbriche addossate interamente alla cortina trecentesca e questo soprattutto sotto il profilo del loro utilizzo a sede municipale, scuole, locali di ritrovo ecc.

Lo ricorda tra gli altri I'estensore del profilo di Sanguinetto contenuto nella descrizione di Verona e del suo territorio promossa dal prefetto Sormani-Moretti e edita nel 1909:

"Negli ultimissimi scorsi anni vennevi eseguiti opportuni riatti e novelli adattamenti per usi pubblici o per particolari comodità, trovandovi insediati gli uffici comunali o l'agenzia delle imposte, la regia pretura o le carceri mandamentali, la caserma dei rr. Carabinieri, le scuole, un asilo infantile, essendovisi, inoltre, ad una anteriore, sostituita testé una novella sala con loggia per pubbliche conferenze, riunioni e spettacoli anche teatrali e rimanendovi pur tuttavia varii appartamenti per civili abitazioni, la proprietà d'esso castello ripartita appunto essendo tra il Comune ed alcuni privati".

Fra i primi lavori ad essere compiuti fu la sopraelevazione della torre sopra l'ingresso che, già coperta di tegole, venne scoperta e munita di merlatura ghibellina. Anche la torre delle milizie ebbe in tali circostanze la sua corona di merli ghibellini mentre si operò sulle altre torri angolari - in parte smantellate già nel secolo XV - pure rialzandole e dotandole di merli.

Altri lavori vennero poi condotti senza alcun criterio che non fosse quello di rendere più funzionali ai nuovi usi della collettività gli ambienti che erano stati via via acquisiti, senza dunque un disegno organico, mentre maggiori preoccupazioni storico-estetiche si avranno invece - anche se adottando criteri di restauro "in stile" forse oggi non più proponibili - nel corso delle operazioni edilizie svolte a partire dal 1936, quando la Soprintendenza ai monumenti di Verona intervenne presso il podestà di Sanguinetto, suggerendo un elenco di lavori di consolidamento e di ripristino che si sarebbero dovuti compiere nel castello. Fra questi lavori s’indicavano:

  • il consolidamento del corpo centrale del lato destro (chiudendo la finestra che dava luce ad un vano scale) e del lato posteriore (rincalzando le fondazioni delle torri);
  • la costruzione delle due arcate mancanti sul lato destro del cortile;
  • L'abbassamento del piano del cortile al livello primitivo, più basso di quello del pavimento del loggiato;
  • la costruzione del pavimento del loggiato con mattoni a spina di pesce;
  • la riapertura delle finestrelle poste al secondo piano nel lato posteriore del cortile;
  • la costruzione delle imposte in stile antico alle finestre aprentesi sul cortile;
  • la demolizione delle due scale esterne situate sul lato destro del cortile che avrebbero potuto essere sostituite da una scala interna; etc.


In quelle circostanze dovette essere riaperta anche la loggia quattrocentesca in fondo al cortile: una serie di fotografie scattate in quell’occasione mostrano la loggia dapprima tamponata e poi riaperta. Una lettera del podestà di Sanguinetto al Soprintendente ai monumenti, in data 23 novembre 1937, avverte poi "che fra qualche giorno verranno iniziati i lavori di ricostruzione del paramento basamentale dei locali verso mattina e sera lungo il fossato", segno anche questo che attorno al restauro del castello si continuava a lavorare.

E’ di questi anni anche tutta la sistemazione dei locali della palazzina sul lato nord del castello, adibita a vera e propria sede municipale: lo denunciano al primo piano, solai e i dipinti delle pareti realizzati "in stile", come anche documentano fotografie ancora conservate negli archivi della Soprintendenza.

Per concludere, va ancora ricordato che violentissimi danni ad alcune porzioni del castello si verificarono il 12 marzo 1962 quando, alle ore 7.30. scoppiò sull'ala est del complesso (quella della loggia Dal Verme) un furioso incendio che in mezzora distrusse tutti gli interni, poi tuttavia ricostruiti.
Fonte: Notiziario BPV numero 2 anno 1988

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