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Mercoledì 28 Settembre 2016, San Venceslao
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San Mauro di Saline

Verona / Italia
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Piccola ma deliziosa località della Lessinia veronese, San Mauro di Saline è anche sede di un Comune il cui territorio, estendendosi nell'alta Val di Mezzane dai 300 ai 1025 metri d'altitudine, comprende diverse contrade. Attorno al capoluogo di San Mauro sono, infatti, Comerlati, Meccari, Nardari, Scaletti, Spillichi, Strengaro, Vago, Varalta, con case sparse. Attorno a Tavernole stanno invece Bettola, Dosso e Sotto il Dosso, con altre case sparse.

IL TERRITORIO

Così agli inizi del secolo XX descriveva il luogo I'estensore dei profili dei vari Comuni veronesi inseriti nella monumentale monografia sulla provincia di Verona, coordinata dal prefetto Luigi Sormani Moretti:

"San Mauro detto di Saline per le pietre focaje di cui v'ha copia in quei monti e le quali per gli acciarini dei vecchi fucili, in dialetto assaline, raccoglievansi e smerciavansi in quantità, è a 36 chilometri a nord-est di Verona e comprende con le sue frazioni di Saline e di Tavernole, due dei 13 comuni teutoni del Veronese volgarmente detti cimbri".

E quindi:

"Comune montuoso di forma stretta assai allungata è costeggiato a sera verso Roverè e Mizzole, dal rio (vajo) delle Gorle e a mattino dai monti di Velo, di Selva e di Badia, fra i quali quello di S. Moro a 941 ed 882 metri da cui questo Comune che ne è ai piedi prende nome. Infatti coi materiali del demolito castello di Castisone, di cui si disse discorrendo di Badia Calavena e ch'era sulla vetta di monte Castro oggi detto comunemente S. Moro, Nardo da Serigon, nel 1388, fece fare al posto dov'è I'attuale confine del Comune in prossimità dell'odierno suo capoluogo, un tempio medioevale tuttodì esistente che porta scritto sulla porta in caratteri gotici: "fato fare da Nardo de Serigon A.D. 1388". Il capoluogo, all'altitudine di 800 metri, comprende 120 case parte delle quali aggrappate intorno a moderna vasta e bella chiesa dedicata a San Valentino, dove sono due pale del Brusasorci, un'Assunta ed una Maddalena de' Pazzi".

E ancora:

"Nella frazione Centro, da 486 a 521 metri, la più remota dalla sede comunale ed al suo sud-est, contansi - con la parrocchiale dicata a San Felice, dove sono due pale di Tullio India detto il vecchio, una con tre sante vergini in piedi e l'altra colla Madonna ed il Bambino, Sant'Anna e San Michele - 75 case e v'hanno le alture denominate Diavolo di sotto e Diavolo di sopra a 415 metri, monte Cornesello a 366 metri, casa Perrarolo a 520, Ca' Varago a 462, Masetto a 494. Vengono poi, sempre salendo verso nord: monte Tenda a 597, monte Cenabio a 629, i laghi a 602, i Malaffi a 493, Sotto al Dosso a 546, Tavernole a 631, il Corno a 657, il Vago a 597, Scaletti a 735 ed i Nardari a 773 metri. A nord di San Mauro trovansi poi i Valtringari a 790, i Comerlati a 810, Spillichi a 836, monte Scojacre a 881, Monte Alto a 952, Varalta ad 855 ed il Dosso che da 908 va insino a mille metri e più nella contrada Viaverde sul confine e già in comune di Velo. Questi nudi e deserti ondulati terreni, di colli quasi più che di monti, potrebbero, con molta cura ma non grande fatica ed assai utilità, venire rimboscati ed anche ridotti a boschi d'alto fusto".

Su circa undici chilometri quadrati di superficie abitano oggi cinquecento abitanti, poco più di un terzo di quanti vi si potevano censire alla fine dell'800. Ma anche qui, nel corso di un secolo, e soprattutto negli ultimi cinquant'anni, è accaduto quello che si è verificato in tutta la montagna lessinica: un forte spopolamento dovuto alla crisi totale di un'economia agricola povera da sempre, con emigrazione degli abitanti, e soprattutto della forza lavoro, attratta dai centri di fondovalle, che, pur nel loro disordinato sviluppo, hanno raccolto e offerto benessere alle nuove generazioni.

Queste caratteristiche geografiche ed economiche del territorio comunale sono state del resto anche in passato più volte sottolineate, come in questo lapidario profilo di una monografia sul Veronese, redatta allo scadere del secolo XIX:

"San Mauro di Saline (1336 ab.). Questo alpestre Comune si trova nella parte media del distretto chiuso in una valletta solitaria, circondata da altre propaggini dei Lessini. Anche questo (...) faceva parte della confederazione dei Tredici Comuni. Attualmente San Mauro di Saline è villaggio di circa 400 abitanti, 8 chilometri a nord-ovest di Tregnago e 800 metri sul mare. Non è che un modestissimo agglomerato di case rurali; né diversi sono gli altri piccoli villaggi dei dintorni. I prodotti del suolo consistono in cereali, castagne, legumi, patate, foraggi, legname da ardere e da lavoro".

Il clima abbastanza temperato permette in zona collinare, almeno fino ai 500 metri d'altitudine, la coltivazione del ciliegio, e fin oltre i 300 metri, dell'olivo e della vite. Molta è peraltro, ad abbellire notevolmente il paesaggio collinare, la porzione di territorio riservata ai boschi cedui di roverella, di carpino nero, di frassino orniello anzitutto, e non è per contro raro incontrare l'albero di Giuda, il maggiociondolo, l'acero campestre, il carpino bianco. Nel sottobosco infine crescono il corniolo, il viburno, l'erica, il fior di stecco, lo scotano, il nocciolo, il biancospino e il sorbo degli uccellatori.

Tra i 500 e i 1000 metri estesi sono i boschi di carpino, di tigli, di faggio, d'abete rosso, di larice e di pino silvestre, ma non mancano estese coltivazioni di castani che hanno dato vita ad una sagra dei marroni (così è da queste parti chiamato il frutto di tale pianta) a valorizzare un rinomato e ricercato prodotto agricolo, in una stagione, quella autunnale, che offre anche ai raccoglitori di funghi le ultime, ma non meno soddisfacenti, occasioni di riempire i loro cestini.

UNA STORIA ANTICHISSIMA

Antica la frequentazione di questo territorio: la zona fu infatti abitata sin dalla preistoria com'è stato attestato da numerosi ritrovamenti. Sul monte Caro, nel 1915, in occasione di lavori militari di trinceramento, furono notate sotto la superficie murature a secco, e parecchi anni dopo, quando qui si promossero nuove campagne di scavo, si poté stabilire che quelle murature appartenevano ad un castelliere fondato nell'età del Bronzo, abitato anche successivamente. Si tratta di uno dei tanti castellieri individuati in posizione elevata lungo tutto l'arco lessinico, a testimonianza che la presenza dell'uomo sulle montagne veronesi è assai antica.

Si sa poi che questa zona centro-orientale della Lessinia fu ripopolata nel secolo XIII da coloni di lingua tedesca venuti ad insediarsi su terre loro concesse dai proprietari di tali territori, feudatari ecclesiastici e laici (in primis il vescovo di Verona) che, favorendo la venuta costì di pastori e di boscaioli, poterono meglio sfruttare le possibilità economiche delle loro proprietà fondiarie. Nacque in tal modo la leggenda che qui si fossero installate popolazioni cimbre, e ciò fin dalla sconfitta di tali genti da parte del console romano Mario che dalla pianura padana le avrebbe ricacciate sulle Alpi.

Anche San Mauro di Saline è dunque uno dei cosiddetti Tredici Comuni della Montagna veronese, dove si parlava l'antico dialetto bavarese, in quest'isola etnica che va affiancata ad altre similari isole etniche venete e trentine come quella degli altipiani d'Asiago e di Lavarone, o della valle dei Mocheni, tanto per fare qualche esempio. Isola etnica venutasi a creare dopo il primo millennio, e non - come infondate supposizioni vorrebbero - d'origine gota o longobarda.

Il territorio di San Mauro di Saline era comunque attraversato, anche in epoca romana, dalla strada carraia detta Cara: si tratta di un'importante via di transumanza ovina e caprina più che bovina, che dalla pianura, nei pressi di Vago di Lavagno, risaliva la dorsale verso i Lessini. Fu percorrendo questa strada, narra la leggenda, che un vescovo di Verona, san Mauro per l'appunto, nell'anno 615 si sarebbe ritirato in vita eremitica su queste alture, proprio sul monte che avrebbe poi preso da lui il nome.

Ma per uscire dalla leggenda e passare alla storia, occorrerà giungere al secolo XII, quando una serie di documenti nominava questa località e la chiesa di San Leonardo in Castro sul monte San Moro nonché la chiesa che poi diverrà, qualche secolo più tardi, la parrocchiale.

Costruita nel 1388 a tre navate e dedicata al culto di San Leonardo, il piccolo edificio, che in facciata ostenta un porticato ligneo, mostra arcate gotiche a sesto acuto e tre absidi: "si tratta - a dirla con Francesca D'Arcais - di una della rare trasposizioni in una zona remota e lontana di forme d'architettura gotica che solo alla fine del Trecento dunque appare essere il linguaggio diffuso e comune anche dell'architettura del territorio".

IL CULTO DI SAN LEONARDO E I "FERRI" DI SAN MAURO

La chiesa ospitava un tempo anche una serie di singolari ex-voto: statuine in ferro che, rinvenute alla fine del secolo scorso, restaurandosi il campanile, furono poi custodite dal Museo di Castelvecchio di Verona che, nel frattempo, le ha date in temporaneo deposito al Museo di Boscochiesanuova. Le tipiche figurette in ferro battuto sono legate al culto del santo, che si diffuse ad opera dei monaci cistercensi durante il secolo XII. L'uso di accompagnare le manifestazioni di culto al santo con l'offerta di statuette in ferro sarebbe in ogni caso posteriore al secolo XI, ed è testimoniato anche altrove, ad esempio, nella diocesi di Bressanone.

"I ferri battuti di San Mauro di Saline rappresentano - così scrive Lanfranco Franzoni - un fenomeno legato al costume dei colori tedeschi, che prese la sua vitalità ed il suo significato col trasferimento nella Lessinia. Tali immagini non si trovarono mai nella condizione di esercitare un qualunque influsso sulla successiva produzione in pietra avviatasi all'inizio del XIV secolo".

Come a San Mauro di Saline, anche altrove tali immagini votive non furono mai - ce ne fa avvertiti il Gerola - trovate al loro posto originario, davanti cioè agli altari di San Leonardo, ma furono scoperte invece o scavando attorno alle sue chiese o nei restauri di queste. Come mai? Lanfranco Franzoni ci informa che esse, in età successiva alla loro dedicazione, vennero giudicate non più idonee a permanere in luogo sacro e tolte di là furono così sotterrate presso la chiesa stessa che le ospitava.

San Leonardo, dapprima venerato come liberatore dei prigionieri, vide poi diffondersi il suo culto come taumaturgo, risanatore d'animali domestici, in modo speciale di buoi e di cavalli, ed infine come protettore delle donne gravide e contro i mali di testa. Qui, a San Mauro di Saline, - dove il suo culto nella vecchia chiesa risulta assai antico - era anche un altare a lui dedicato, dove, sul piano orizzontale delle balaustre, sono ancora infissi degli spuntoni di rozzo ferro, appuntiti. Poco più in là, in un ambiente delimitato, con funzioni di sagrestia, si possono notare, appesi al muro, numerosi cerchi di ferro di rozza fattura, non tutti della stessa misura, alcuni apribili.

In racconti raccolti dalla viva voce della gente del posto, sta la risposta all'interrogativo: a che cosa servivano? I cerchi di ferro, infilati negli spuntoni di ferro delle balaustre dell'altare di San Leonardo venivano calzati (nel giorno della sagra di san Matteo che scade il 21 settembre) nella testa dei devoti, che in tal modo sarebbero poi stati protetti contro i mali di capo per tutto l'anno successivo.

Non solo è ancora possibile raccogliere in loco numerose testimonianze del rito che si svolgeva nella chiesetta sotto l'invocazione di san Leonardo, ma si può anche tentare di interpretare la funzione dei cerchi di ferro. Essi richiamerebbero certamente l'idea dei ferri-anelli che troviamo collegati a catene in altre chiese dedicate a san Leonardo, in particolare quella sopra Valdonega a Verona.

"Mentre però tali ferri - osserva Gianfranco Gasperini - hanno l'evidente aspetto di reali ex voto di carcerati, i cerchi di San Moro sono stilizzati, di ben altro aspetto, ma comunque tali da essere collegati all'idea dell'origine primitiva di ex voto di prigionieri. E' evidente che il loro significato in tal senso si è poi dileguato, sia per i molti secoli trascorsi, sia per l'isolamento in cui hanno vissuto a lungo le popolazioni dei Tredici Comuni Veronesi".

EDIFICI SACRI E OPERE D'ARTE

La chiesa di San Leonardo ostentava, fino a non molti decenni fa, sull'altar maggiore, anche uno splendido polittico ligneo a più registri e a più scomparti del secolo XVI. Dovuto, con tutta probabilità, ad artisti della famiglia dei Giolfino o dei Badile (che costituivano a Verona le due più importanti botteghe di scultura del Quattro e del Cinquecento), raffigurava, nella predella e a bassorilievo, Cristo con i dodici Apostoli (alternati dai Quattro Dottori della Chiesa e da Santi vescovi), mentre nel primo registro, entro nicchie, era a tutto rilievo una Madonna con i Santi Lorenzo, Paolo, Leonardo e Mauro. Nella parte alta stava l'Eterno Padre che reggeva il Crocifisso con ai lati l'Angelo e l'Annunciata. Infine, nella parte terminale, in una lunetta, Cristo risorto. Trafugato da ignoti la notte del 15 ottobre 1967, di esso si sono perse le tracce, così come delle statue della Vergine, di San Giovanni e di due angioletti che fiancheggiavano il Crocefisso sul voltone dell'arco triangolare.

Se antica è la chiesa di San Leonardo, non altrettanto è la parrocchiale, dedicata quest'ultima a San Mauro. Già provvista di prete curato nella visita di Ermolao Barbaro (secolo XVI), la chiesa, che a sua volta ne poteva sostituire una precedente, era stata probabilmente proprio in quella circostanza completamente riedificata. Fatta poi oggetto di restauri e migliorie nel 1780, come ricorda una lapide all'esterno dell'edificio, nel 1835 essa fu di nuovo completamente demolita e ricostruita nelle forme attuali. All'interno sono dipinti di Agostino Pegrassi e affreschi ottocenteschi di Rocco Pittaco. Dalla parrocchiale proviene la bella tela di Paolo Farinati con le sante Maddalena e Dorotea che oggi arricchisce il Museo Canonicale presso il Duomo di Verona.

itinerari a cavallo, in mountain bike e a piedi, permettono al turista di fine settimana di conoscere da vicino gli importanti aspetti naturalistici del territorio, ma anche chiese e cappelle, croci, colonnette e capitelli, insediamenti a corte, pitture murali, meridiane, trattorie tipiche e agriturismi a contatto con la natura, ma anche con l'arte e con antichi mestieri, riscoprendo un mondo di cose antiche e sempre nuove, rivivendo emozioni legate alle tradizioni religiose, folcloristiche ed umane di una popolazione semplice e laboriosa, legata alla terra d'origine da vincoli saldissimi.
Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 2000

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