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Salizzole - Il Castello

Verona / Italia
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"E' da Legnago a Cerea miglia 5, et miglia 6 Salizuol, dove son doe torri, le qual furon de li Boromei, et ora di Bortholamio Squarzato, et è 800 campi".

Così Marin Sanudo descrive, nel suo Itinerario per la Terraferma Veneziana del 1483, il suggestivo castello-residenza che fu dimora, come vuole la tradizione, della moglie di Alberto I e madre di Cangrande, Verde dei Salizzoli, discendente di una ricca famiglia locale (de Salicoelis), il cui patrimonio andò ad incrementare sensibilmente la "fattoria scaligera".

L'interessante complesso, caratterizzato ancor oggi dalle due alte e massicce torri di cui riferisce il Sanudo, collegate tra loro da un corpo orizzontale in seguito trasformato in residenza e in gran parte rifatto nel XVIII secolo, sembra esser frutto - da quanto ancora si può legger dopo le varie demolizioni e trasformazioni - di un intervento attuato recuperando in parte una preesistente struttura fortificata, probabile dimora di quei Salizzoli di cui s'è detto.

Talché par opportuno diversificare la cronologia delle due torri e non solo per l'irregolare assetto planimetrico - la torre occidentale è arretrata e ruotata di qualche grado rispetto all'asse principale del complesso - ma pure per le differenti caratteristiche costruttive e tipologiche dei rispettivi apparecchi murari.

La più antica delle due, quella ad ovest contraddistinta alla sommità da belle merlature angolari a coda di rondine, rivela una più marcata funzione difensiva: le uniche aperture dei primi piani erano infatti costituite da strette feritoie, mentre solo più in alto sono visibili tracce di piccole aperture ad arco, oggi tamponate e in parte sostituite da più grandi finestre architravate o ad ogiva, frutto di qualche tardo intervento ottocentesco di riutilizzo della torre, che ha pure sconvolto l'originario assetto interno dei solai.

Sul lato ovest son visibili ancor oggi alcune tracce d'aggancio con altri corpi di fabbrica - purtroppo scomparsi - che probabilmente completavano la struttura del più antico castello, di cui la torre fungeva forse da mastio. Può essere interessante annotare, al riguardo, che nel 1233, i mantovani, come riporta Paride da Cerea, guidati da Balduino conte di Casaloldo, cavalcarono contro i veronesi bruciando e guastando varie "ville", tra cui anche Salizzole e il suo antico maniero.

Quanto all'intervento compiuto in epoca scaligera, certo dettato dalla volontà di rimarcare l'ascesa economico-sociale della famiglia dei Salizzoli dopo il matrimonio tra Verde e Alberto I della Scala, ad esso possono ricondursi la massiccia torre orientale (alta oltre 30 metri), nonché parte dell'adiacente fabbrica che collega le due torri e un corpo simmetrico sul lato opposto, di cui oggi restano solo alcune tracce - tra cui un bel portale con ghiera ornata da una fascia in cotto con motivi geometrici - negli attuali edifici.

Protetto a sud-est dalla linea difensiva del Lungotione, ed arretrato rispetto alla strada mediana che collegava Mantova ad Este - sulla quale insistevano invece i centri di Nogara, Sanguinetto, Cerea e Legnago - il castello di Salizzole non svolgeva, per la sua posizione geografica, un particolare ruolo di difesa nella complessa macchina bellica messa a punto dalla Signoria veronese: del resto le strutture scaligere di Salizzole palesano apertamente parecchi tratti peculiari delle residenze urbane, con ampie aperture ornate da ghiere in cotto e tufo, secondo moduli che - come ben ha annotato la Romanini -sono caratteristici delle squadrate architetture civili del periodo tardo romanico veronese.

E a rivelare, ancora, la funzione prevalentemente residenziale delle nuove aggiunte al complesso fortificato sono pure alcune raffinate soluzioni architettoniche dell'interno, come la bella volta a crociera con costoloni marcati da nervature ogivali, che si trova al pian terreno del mastio scaligero.

L'accesso al castello, ricavato nel corpo di fabbrica occidentale annesso alla torre (e ora murato), è caratterizzato da un ampio portale ad arco ornato da ghiera, la cui ricca decorazione a motivi floreali mostra strette consonanze e analogie con quella della porta-torre in capo al Ponte Pietra di Verona, eretta da Alberto I nel 1298: elemento, questo, che potrebbe suggerire una datazione non molto lontana.

Dal portale, che si ipotizza protetto da una saracinesca e forse da un fossato - di cui però non rimane traccia alcuna - si accedeva ad un "corridoio" d'entrata in origine coperto da una complessa struttura a volta lunettata, da cui si passava poi al grande recinto retrostante, adottato nei secoli successivi a funzioni agricole. Della cortina continua che doveva chiudere la corte, e di cui oggi si indovina il perimetro nell'amplissima area destinata ad aia, non rimane più traccia.

Così neppure si ritrovano elementi che confermino l'esistenza di altre due torri che il Bresciani ha supposto esistessero agli angoli meridionali del quadrilatero, e che si vorrebbero distrutte nel settembre del 1441, quando le milizie di Francesco Sforza, capitano di Venezia, misero a sacco il castello. Ma a smentire, almeno in parte, tale ipotesi è la nota mappa dei Frari del 1439 - e dunque anteriore all'incursione dello Sforza - nella quale il castello di Salizzole viene raffigurato con due torri congiunte da un corpo orizzontale. Schema che, con lievi variazioni, vien ripetuto nelle successive rappresentazioni cartografiche dei secoli XVII e XVIII dove, accanto al maniero, compaiono edifici rurali - portici e barchesse - che denunciano le varie trasformazioni subite dal complesso fortificato per adattarlo a funzioni agricole.

Alla fine del Settecento - la data (1798) è leggibile sopra una porta del sottotetto adibito a granaio - risale invece la sistemazione definitiva del corpo che congiunge le due torri, al cui interno non mancano soluzioni originali: come il bel salone coperto da volta a botte.

Il pregevole complesso che, assieme al castello di Sanguinetto, costituisce una delle più interessanti architetture fortificate della bassa veronese e rappresenta tra l'altro un'emergenza di gran lunga più significativa del nucleo abitato di Salizzole, versa purtroppo ormai da vari decenni in uno stato di totale e deprecabile abbandono.

Completamente scoperta e svuotata dalle strutture dei solai è la massiccia torre scaligera - ch'è poi una delle parti più interessanti del castello -, mentre le ampie lacune e fori visibili nella copertura della parte residenziale di collegamento fra le due torri stanno portando ad un rapidissimo degrado dell'intero complesso.
Alla fine degli anni ’80, l'amministrazione comunale di Salizzole, che dal 1980 è divenuta proprietaria del castello, ha ritenuto opportuno cercare di porre rimedio a tale stato di cose facendo studiare un piano di restauro e di recupero per bloccare il pericoloso degrado, salvare le strutture e restituire questo splendido oggetto architettonico ad un pubblico riutilizzo.
Fonte: Notiziario BPV numero 4 anno 1989

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