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Mercoledì 28 Settembre 2016, San Venceslao
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Roncà - Il Museo

Verona / Italia
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Roncà è un piccolo paese situato quasi allo sbocco della Valle d’Alpone nella pianura veneta. In prossimità del centro abitato affiorano dei livelli fossiliferi dell'Eocene medio, ricchissimi di molluschi fossili. Questo giacimento è noto nella letteratura scientifica da oltre cento anni, e da almeno trentacinque è meta d’appassionati di paleontologia provenienti da tutta Italia.

Ma fino a sei o sette anni fa, nessuno o quasi nessuno degli abitanti del paese sapeva esattamente cosa fossero i fossili e le comitive di studiosi o d’appassionati che si recavano al giacimento erano osservate con aria di stupita curiosità dagli abitanti, increduli che quei "sassetti" potessero interessare tante persone. Ora, quei sassi, figurano, in bella vista, nel locale museo, visitato ogni anno da migliaia di persone.

Il grande interesse di questi fossili è dunque legato, come sottolinea anche la guida del Museo, al fatto d'essere stati qui reperiti e di essere qui custoditi. La collezione di conchiglie marine fossili della Vai d'Alpone, esposta nel Museo di Roncà, è vasta e soprattutto bella: vi si ammirano, infatti, preziosi esemplari di lamellibranchi e gasteropodi vissuti nell'antico mare che ricopriva la zona circa cinquanta milioni d’anni fa e che rappresentano quindi la parte terminale dell'Eocene medio, quella che è chiamata, anche scientificamente, "Orizzonte di Roncà ".

L'idea di un museo era nata verso gli anni ‘80 con i ragazzi della scuola media impegnati nella ricerca d'ambiente. Questi sono stati i primi validi membri del gruppo, avendo subito imparato a ben distinguere le conchiglie fossili dai comuni sassi. Per vederci chiaro, infatti, presero contatto con il Museo di Verona, dove si accorsero che vi erano dei libri di geologia che parlavano del loro paese e cominciarono a leggerli.

Le visite al Museo di Verona si fecero sempre più frequenti. I giovani impararono a riconoscere i fossili più comuni e a comprenderne il significato paleoecologico; poi oltre ai fossili iniziarono a riconoscere anche i vari tipi di rocce che affiorano nella loro valle.

Dopo questa fase d’approfondimento delle loro conoscenze personali, essi decisero che era il momento di far qualcosa per interessare anche gli altri abitanti del loro paese, e quelli dei paesi vicini, alla conoscenza dei vari aspetti naturalistici dell'ambiente in cui vivevano. Contemporaneamente, cercarono di proteggere il giacimento dalle ormai troppo frequenti visite dei raccoglitori di fossili.

D'accordo con il Museo di Scienze Naturali di Verona, con la Soprintendenza alle Antichità di Padova e con l'Amministrazione Comunale, i giovani realizzarono così l'esposizione di fossili, utilizzando vecchie vetrine del Museo di Verona, mettendo assieme una biblioteca a carattere geologico e paleontologico e attrezzando un piccolo laboratorio.

Anche il problema della protezione del giacimento fu affrontato soprattutto attraverso un'opera di convincimento, anche se si è verificato qualche episodio di brusca estromissione d’accaniti raccoglitori di fossili.

Per interessamento assiduo di questi giovani, gli esemplari di varia specie e grandezza finora posti nelle vetrinette delle due sale del museo sono oltre duecento ed aumentano di giorno in giorno. Oltre ai molluschi si può ammirare in questa bella raccolta la ricostruzione di un antico mammifero acquatico, il Prototherium veronense, del quale attualmente il gruppo continua le ricerche.

L'associazione ancora ha raccolto ed ordinato come si è detto i vari volumi che trattano l’"Orizzonte di Roncà", organizzando una biblioteca specializzata. In questa biblioteca non ci sono però soltanto volumi a stampa: ci sono anche documenti e tesi di laurea che aggiungono dettagli ulteriori agli studi scientifici iniziati già da qualche secolo.

Il piccolo Museo di Roncà è dunque ormai da alcuni anni un centro di cultura naturalistica ove s’incontrano i giovani ed i meno giovani del paese ed ove il visitatore, che è spesso l’operaio o l'agricoltore della valle vicina, è accolto con un senso di spontanea cordialità che lo mette subito a suo agio. L'esperienza di Roncà dimostra insomma l'interesse di coloro che vivono in piccole comunità a conoscere e proteggere i vari aspetti natural dell'ambiente in cui vivono, il che rappresenta senza dubbio un interessante esperimento culturale. E, ancora una volta dunque si ha qui un esempio di come "la cultura della periferia " vada opportunamente assistita e valorizzata, perché anche l’esperienza di una modesta scuola media di paese può divenire per alcuni stimolo ad un maggiore e più qualificato impegno personale o di gruppo.
Fonte: Notiziario BPV numero 4 anno 1980

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