Login / Registrazione
Venerdì 9 Dicembre 2016, San Siro
follow us! @travelitalia

Rivoli Veronese

Verona / Italia
Vota Rivoli Veronese!
attualmente: 08.00/10 su 1 voti
Rivoli, con Gaium e Canale: piccolo Comune con una grande storia. Il suo territorio si estende a sud di Caprino, sul lembo orientale di un altopiano alle falde del Monte Baldo ed è limitato dall'Adige, proprio nei pressi di quella famosa, antica Chiusa veronese che fu ed è il principale passaggio obbligato per chi scende dal Brennero verso l'Italia oppure, facendo il cammino inverso, voglia guadagnare l'Austria dalle strade al confine fra Veneto e Lombardia.

Fra Brentino, Caprino e Cavaion, Rivoli si trova stretto: soprattutto da quando il suo territorio è stato attraversato dall'Autostrada del Brennero che è arrivata a sconvolgervi - con il casello di Affi - la sonnacchiosa economia di zona fino a non molti decenni fa sicuramente depressa, quando gli ultimi contadini se n'andarono di qui per il mondo in cerca d'altro lavoro ed altro pane, in sostituzione di quello assicurato nei tempi andati dalla produzione di grano, vini e frutta, da una prospera bachicoltura e da un remunerativo allevamento del bestiame.

Dal punto di vista naturalistico, Rivoli annovera uno dei più singolari fra quelli anfiteatri morenici che sono formati da cumuli di massi e materiali vari lasciati dai ghiacciai. L'anfiteatro è costituito da un mezzo cerchio di alture che hanno il loro centro nel colle Castello (meglio conosciuto come "forte di Rivoli"), e l'area che esso occupa è limitata ad est dal monticello Pipalo e ad ovest dal colle Boscone. Le altezze variano tra i m. 316 (Colle Ceredello) e i m. 270 (Colle Centarelle), mentre l'estensione lineare è di circa tredici chilometri.

Di questo anfiteatro morenico ebbe tra gli altri ad occuparsi l'abate Antonio Stoppani, autore del celebrato volume Il bel paese, nel quale questa singolarità geologica è definita come perfetta, anzi la più perfetta di quante l'abate geografo ne avesse mai vedute, al punto che egli non sapeva spiegarsi come nessuno dei geologi che ebbero a visitare prima di lui questa località, non ne avesse, per quanto gli fosse noto, nemmeno costatata l'esistenza. Scavi archeologici svoltisi nel territorio di Rivoli ancora nel secolo scorso, ma che sono stati poi e anche di recente ripresi, hanno restituito diversi oggetti preistorici risalenti all'inizio dell'età neolitica. Tra questi vanno ricordati un piccolo rudimentale sedile, molte lame di selce, punte di frecce, cocci di terracotta, punteruoli di ossa di cervo. Rivoli fu cosi considerata fin da allora una delle località più interessanti per la preistoria veronese: posta all'uscita della Valdadige, la località non poteva che costituire, infatti, il punto di incontro fra antiche civiltà nordiche e antiche civiltà mediterranee.

L'importanza di Rivoli e della sua Rocca è testimoniata anche per tutto il medioevo. Come ha avuto occasione di rilevare tra gli altri anche Andrea Castagnetti, il castello di Rivoli costituiva nello stesso tempo una delle chiavi per l'accesso alla pianura veronese e al distretto gardense. Lo compresero assai bene i Veronesi: e quando nella primavera del 1164 i comuni della Marca Veronese - Padova, Vicenza e poi Verona - si ribellarono all'impero, una delle prime mosse del Comune di Verona fu di assicurarsi il controllo della via dell'Adige.

In quella circostanza, rintuzzata la minaccia di Federico l contro la città e costrettolo al ripiegamento verso il lago, i Veronesi decisero di proteggersi le spalle, "tagliando" la via del Brennero: nel novembre dello stesso anno posero l'assedio al castello di Rivoli, difeso da Garzapano, che si arrese nel marzo seguente.

Castagnetti ricorda ancora come, disceso per la terza volta in Italia nel 1166, Federico I fu costretto, per lo sbarramento della via dell'Adige effettuato dai Veronesi, a dirigersi verso la Valcamonica. La via, sorvegliata ora anche dal castello di Rivoli, non fu forzata: l'azione del comune cittadino era assai più efficace ed accorta di quella di un gruppo di ribelli isolati. I resti di questo castello sono stati in questi ultimi decenni riportati alla luce dopo indagini archeologiche iniziate nel 1963 e proseguite fino al 1968, a cura di una équipe di studenti inglesi, guidata da Laurence Barfield dell'Università di Birmingham.

Poi gli scavi ripresero a cura dell'Università di Lancaster che vi occupò per parecchie campagne i suoi studenti sotto la guida di Peter Hudson. Il castello era parte in muratura e parte in legno e si venne sviluppando, ancora nell'alto medioevo, sulla cima della collina, spianata artificialmente, in successivi periodi, con precise funzioni militari, e cioè appunto per il controllo del tratto stradale che dal Brennero percorreva la sponda occidentale dell'Adige, passando ad ovest della Rocca stessa.

Si trattava all'origine di un edificio quadrangolare con base in muratura sulla quale si doveva elevare una capanna o una piccola torre di legname, coperta di paglia e frasche. All'esterno di questa torre, un piccolo recinto doveva ospitare animali da cortile e cavalli. La sommità della Rocca doveva essere poi circondata da una palizzata di legno, difesa, sul Iato meridionale da un fossato. Poi, via via, a più riprese, il castello venne ampliato, finché - ma solo nel secolo decimosecondo - assunse una conformazione più importante ed una notevole robustezza strutturale.

I principali risultati degli scavi del castello raggiunti fino al 1981 sono stati presentati anche nel catalogo di una mostra intitolata "Rocca di Rivoli: una collina nella Val d'Adige tra preistoria e medioevo" (Hudson, La Rocca-Hudson, 1982). Inoltre l'indagine di uno dei maggiori edifici del castello del XII secolo è poi stata pubblicata completamente, come si è poi data notizia dello scavo della cappella castellana intrapreso nel 1983, sempre da Hudson.

Più precisamente le ricerche archeologiche iniziate dal 1978 hanno dimostrato che la sommità della Rocca di Rivoli era stata insediata per precisi motivi militari in tre momenti diversi del medioevo. Il primo uso risale al VI-VII secolo quando il castello serviva probabilmente come difesa contro le incursioni dei Franchi lungo la valle dell'Adige. Cessata la minaccia franca, il sito fu abbandonato fino alla metà del XII secolo quando esso riacquistò importanza strategica per il passaggio ripetuto degli eserciti imperiali di Federico I Barbarossa, ai quali non si è più accennato. Di conseguenza il castello fu completamente ricostruito e tutti i resti che affiorano ancor oggi sono riferibili a questo periodo. Dopo un periodo intenso di insediamento nella seconda metà del XII secolo, la fortezza sembra essere stata di nuovo sostanzialmente abbandonata. Comunque, se non insediata, le sue difese furono mantenute dal Comune di Verona che riteneva il castello di Rivoli indispensabile per la sicurezza del contado. L'ultima fase d'uso coincide con la guerra tra Milanesi, Veronesi e Veneziani per il controllo della Val d'Adige tra il 1380 ed il 1410 perché dopo questa data il castello fu abbandonato definitivamente.

Rivoli si è resa famosa per una vittoria sugli austriaci quivi riportata, nel 1797, da Napoleone, grazie all'abile condotta del generale Massena. La colonna di un comandante dell'esercito austriaco era giunta, senza trovare resistenza, fino ad Affi, quando i francesi si gettavano sul nemico stringendolo in mezzo ad una morsa, disperdendolo e facendo numerosi prigionieri. Qualche giorno dopo la brillante operazione, la ritirata austriaca doveva mutarsi in fuga disordinata.

A ricordo della vittoria era stato qui eretto un grandioso monumento: una colonna d'ordine dorico, ricavata da massi di marmo rosso veronese, che si ergeva su di un possente basamento cubico rivestito di marmo bianco, e che era decorata di corona d'alloro scolpita in marmo pur esso bianco, mentre sul vertice portava un vaso alto tre metri donde usciva un'allegorica fiamma. Purtroppo questo monumento non ebbe a durare a lungo. Fu, infatti, distrutto da soldati austriaci il 12 febbraio 1814. Parte di quei marmi vennero impiegati per costruire un porticato nel cortile di una casa Silvestrelli in Rivoli, altri finirono ad Affi nella villa Da Persico, ora Poggi, e parte minore fu portata a Cologna Veneta. Un mastodontico parallelepipedo di base quadrata rimane tuttora ad indicare il luogo dove sorgeva il manufatto.

Un piccolo museo, allestito qualche anno fa a Rivoli in un palazzetto costruito ad hoc, si propose comunque di porre in risalto come a Rivoli sia caduto per la prima volta il mito della schiacciante superiorità austriaca (Francesco Il era ancora il legittimo erede del Sacro Romano Impero) e subito dopo, come conseguenza diretta, lo Stato Pontificio abbia dovuto fare importanti concessioni ai francesi col trattato di Tolentino.

Il Museo offre al visitatore una serie cronologica di documenti, stampe, plastici e oggetti, dalla venuta del giovanissimo Generale Bonaparte, alla battaglia risolutiva, alla cessione di Venezia all'Austria col trattato di Campoformio e ai fasti del nostro Risorgimento, che dalla vittoria francese a Rivoli ricevette una spinta irreversibile.

Una biblioteca interamente dedicata all'argomento completa la raccolta di cui fanno parte numerose lettere del Bonaparte e poi di "Napoleone" Imperatore sempre concernenti la battaglia o le sorti di Venezia o la Repubblica Cisalpina e/o il Regno d'Italia, armi e costumi. Notevole il letto pieghevole da viaggio donato da Napoleone a Maria Luisa che se ne è sempre servita. Molte stampe dell'epoca e lettere dei maggiori protagonisti (Massena, Joubert, Leclerc, Bessière, Jourdan ed altri) completano la raccolta.

Sempre qui, nella piana di Rivoli, il 22 luglio del 1848 i battaglioni piemontesi del De Sonnaz riuscirono a fermare e ricacciare in sinistra d'Adige quelli austriaci del Thurn. Si trattò di una battaglia che risparmiò un disastro, o almeno rese meno grave quello successivo di Custoza. Cosi una cronaca contemporanea:

"La battaglia di Rivoli sarà eternamente celebre per la sua durata, che non fu inferiore ai tre giorni e per l'irreparabile disfatta dell'esercito austriaco. Si dice che non vi furono in tutto che 5000 uomini uccisi o feriti, cosa poco credibile dato l'accanimento dei combattenti. Quanto al numero degli Austriaci fatti prigionieri si è parlato dapprima di 20.000, poi di 17.000. Finalmente si è affermato che dei 30.000 uomini, i quali si trovavano a Ferrara Monte Baldo, 2000 solamente avevano potuto mettersi in sicurezza. Dei Battaglioni interi furono fatti prigionieri, per esempio quelli di Brenchaville e di De Herbach, nonché le tre compagnie di cacciatori di Mahoni. Il generale Liptay per poco non fu fatto prigioniero egli stesso ed il colonnello Lusignan dovette salvarsi a Garda e saltare in una barca per non cadere nelle mani dei vincitori...".

Subito dopo l'esercito francese riprendeva la marcia trionfale ed entrava nel Trentino e come conseguenza della battaglia di Rivoli si ebbe allora la completa cacciata degli austriaci dall'Italia.

L'importanza della strada del Brennero, e più tardi della ferrovia, erano dunque tali che anche nell'Ottocento gli alti comandi austriaci furono indotti - come ha ricordato recentemente anche Gianni Perbellini - a proteggere gli sbocchi con un adeguato sistema di opere fisse. Tra il 1849 ed il '52 vennero cosi eretti a Ceraino il forte Chiusa Veneta (Chiusa) ed il forte Hlawaty (Ceraino), a S. Ambrogio il forte Mollinary (Monte) ed a Rivoli il forte Wohlgemuth (Rivoli). Passato poi il Veneto a far parte dello stato italiano, tra il 1884 ed il 1913, le difese della Val d'Adige che necessitarono dell'inversione verso il nord del fronte difensivo, furono integrate con le modifiche dei forti Ceraino e di Rivoli, con la tagliata di Incanale (Rivoli), con il forte San Marco (Caprino) e, successivamente, con quelli di Spiazzi (Caprino) e di Naole (Caprino).

Ridotti allo stato di rudere sono ora sia il forte Chiusa, che sbarrava tanto la strada quanto la ferrovia del Brennero (ha subito dagli ampliamenti di queste infrastrutture manomissioni tali da essere ridotto ad un solo moncone), sia la tagliata di Incanale (anch'essa sventrata per allargare la strada). In buone condizioni sono invece ancora il forte Rivoli, in mano militare, usato come deposito; il forte Ceraino, in mano pubblica, in uso alla forestale; e il forte San Marco, in proprietà privata.

Perbellini ci ricorda ancora che a Rivoli il forte (Wohlgemuth) è di precisa derivazione dalle torri Massimiliane veronesi di cui ripeteva la doppia casamattatura sovrapposta in dimensioni leggermente più grandi di quella del forte Culoz (Tombetta). Pervenuto in mano italiana dopo il 1866, fu modificato con l'aggiunta di una batteria più bassa e di una caserma nascosta dietro il monte. Esso in periodo austriaco aveva la funzione di battere le strade che da Affi salgono verso Rivoli, il paese e I'Adige. Incrociava ancora il suo fuoco col Mollinary e con Hlawaty. Di mano pubblica è ancora in uso come magazzino all'esercito. Nel Comune non c'è molto altro da ricordare. La chiesa del capoluogo risale al 1766 e venne costruita sul luogo di una preesistente. E dedicata a San Giovanni Battista e conserva una tela di Sante Creara ed un'altra di Agostino Ugolini.

Gaium, frazione di Rivoli, si trova proprio all'inizio della chiusa, salendo verso il Brennero. La storia di Gaium è legata ad una piccola chiesa assai antica, dedicata a San Michele, con campanile romanico. Il villaggio era anch'esso dipendente della "Giudicaria Gardense" e la chiesa attuale fu edificata sull'area di quella antica nel 1562. Nell'ultimo conflitto la chiesa è stata però distrutta e fu ricostruita perciò nel 1950. Da essa dipende la cappella campestre di San Pietro in Camporengo.

Incanale è un'altra frazione di Rivoli. Qui esisteva una piccola cappella dedicata a San Zeno del secolo XII, di cui non ci resta altro che il campanile. Attualmente vi è una chiesa dedicata a San Luca, del secolo XVII, precisamente del 1681, che venne rimodernata nel 1921. Tra le ville vanno ricordate villa ex Becelli, in località Valdoneghe, e villa Tosadori-Martinato.

Villa ex Becelli, in località Valdoneghe, è elegante edificio a portico e loggia, ora adibito a casa rurale. Ha cinque archi di portico con pilastri e dieci di loggia con colonnine ed archi rotondi. Sul fianco occidentale, ala di rustico e tracce della cappella ora scomparsa. Nell'interno restano un bel camino in pietra e il soffitto a lunette sulla scala. In origine fu certo luogo di villeggiatura d'uno dei vari rami della famiglia Becelli.

Villa Tosadori-Martinato, chiusa in un vasto "brolo" cintato, vigilata da alti cipressi, ora separata in due parti da un muro divisorio, costituiva un unico complesso, di semplice ma bella architettura seicentesca.
Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 1990

Condividi "Rivoli Veronese" su facebook o altri social media!