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Portoni della Brà

Verona / Italia
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La prima cinta muraria comunale correva a sinistra dell'Adigetto, il canale interrato qualche decennio fa. Una porta detta della Braida (dove ora sono i portoni della Bra’), è citata da un documento del 1257. Sembra avesse a lato una pusterla. La porta Braida con la pusterla è per ultimo citata nel 1459. Ed i portoni?

Simeoni ritiene che le due grandi arcate siano state costruite per sostenere il passaggio coperto che univa la Cittadella al Castelvecchio; che l'arco occidentale serviva da porta, e l'altro (quello vicino alla torre Pentagona) cavalcava il fossato che girava attorno alle mura della Cittadella.

Egli arguisce pertanto che siano dovute o al Visconti (1389-1402) o ai Veneziani (verso la metà del Quattrocento). Ma poiché il passaggio coperto esisteva nel 1404 alla venuta dei Carraresi, si possono attribuire senz'altro al Visconti.

Sennonché, Francesco Corna da Soncino, nel suo poemetto su Verona ultimato nel 1477, descrivendo minuziosamente, se non con troppa chiarezza, il sito, non accenna ai Portoni. C'è poi una carta topografica del 1483 in cui la porta della Bra’ figura di un solo fornice. E poiché da un affresco di Nicolò Giolfino (1476-1555) si scorgono finalmente in una veduta panoramica i Portoni della Bra’, si potrebbe dedurre che essi furono costruiti dopo il 1477, o meglio a cavallo dei secoli XV e XVI.

In una stampa della metà del Settecento scorgiamo i Portoni della Bra’ mancanti dal lato della piazza di buona parte della merlatura. Nella stampa vediamo anche addossate ai pilastri dei Portoni alcuni casotti. Era l'abitudine di quei tempi di abbarbicarsi agli edifici pubblici con simili baracche e vi si prestava il Magistrato delle Rason Vechie di Venezia (che si riteneva proprietario di gran parte delle strade di Verona), che vendeva quei brevi tratti di terreno ai migliori offerenti.

Dei casotti presso i Portoni della Bra’ uno risulta occupato da un fruttivendolo e l'altro da un arrotino.
Si possono dire avventurose le vicende dell'orologio dei Portoni della Bra’. Una prima idea di applicare un orologio ai Portoni risale al 1584: una nuova proposta per applicare l'orologio al Portoni partì nel maggio 1797 dalla Società Patriottica di Verona. Si voleva servirsi dell'orologio, che tolto dalla Fiera di Campo Marzo ormai decaduta, giaceva inutilizzato nei solai del palazzo della Municipalità. Ma non se ne fece nulla.

Se ne riparlò nel 1809. Il prefetto Antonio Smancini dispose per la costruzione dei meccanismi, alla cui spesa si sarebbe sopperito con una tassa sulle tombole che si estraevano in Arena.

Passa qualche anno. Il 17 ottobre 1812 viene tolta dalla Torre del Gardello di Piazza Erbe la campana scaligera per essere venduta e demolita. Giuseppe Barbieri e Giuseppe Venturi si oppongono alla sua distruzione ed il Governo la cede al Comune purché venga impiegata a pubblico uso. L'occasione è ottima per far servire la campana a battere le ore dell'orologio da applicare sui Portoni della Bra’. Curiosi i progetti avanzati. Secondo uno di essi, il cui disegno è presso la Sezione di Verona dell’Archivio di Stato, la campana scoperta è posta tra i due merli centrali dei Portoni. Un altro progetto, firmato dall'arch. Luigi Trezza, ed il cui disegno è presso la Biblioteca Comunale, è più complicato. Sopra il centro della merlatura dei Portoni, figura innalzata una torretta, pure merlata, e sopra questa una base esagonale che sorregge la campana ai cui lati due uomini meccanici battono le ore. Nel primo progetto il quadrante è pressappoco dove si trova ora, nel secondo è sulla torretta.

La caduta del governo italico e l'avvento di quello austriaco (1814) allontanarono ogni progetto d’applicazione dell'orologio ai Portoni.

Nel 1853 vi fu una nuova proposta presentata al Consiglio Comunale dal consigliere Giuseppe Ferrari. Si trattava di applicare ai Portoni un orologio perpetuo costruito da Alessandro Paganini, un orologio che si sarebbe caricato automaticamente mediante un motorino azionato dal vento. Ma ancora non se ne fece nulla.

Finalmente, nel 1871 il conte Antonio Nogarola regalò al Comune un orologio col patto che due quadranti delle ore fossero posti fra le due arcate dei Portoni della Bra’, sia da un lato sia dall'altro, e che la suoneria battesse le ore dalla cima della torre Pentagona. Il Comune accettando il dono e le condizioni, deliberò pure di valersi per la suoneria della famosa campana scaligera allora giacente nel museo di Palazzo Pompei a porta Vittoria.

I lavori andarono per le lunghe. Dapprima fu issata la campana sulla torre e si provò battervi sopra per sentire quanto si espandesse il suono. L'effetto fu disastroso. I rintocchi erano afoni e stonati. Anche l'orologio inaugurato il 2 giugno 1872 lasciò molto a desiderare. Spiritose le critiche che seguirono e le barzellette che si propalarono. Nel 1879 l'orologiaio Montemezzi di Vigasio modificò qualche ingranaggio e d'allora l'orologio funzionò con precisione. Nel 1881 fu tolta dalla torre la campana scaligera (che ritornò al museo) sostituendola con l'attuale.
Fonte: Le Guide 16

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