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Martedì 27 Settembre 2016, San Vincenzo de' Paoli
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Porta Borsari

Verona / Italia
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Cenni storici. Costruita verso la metà del I sec. d.C., era inizialmente chiamata “Porta Iovia”, dal vicino tempietto di Giove Lustrale. Nel medioevo fu chiamata “Porta San Zeno” e quindi Porta Borsari, probabilmente perché qui i c.d. “Bursarii” , cioè i gabellieri con la borsa, riscuotevano i dazi di entrata e di uscita delle merci. Dell'antico alzato, oggi rimane solo la facciata esterna verso l’agro, con il rivestimento d’età tardo imperiale. Il fronte viene a collocarsi pressappoco a metà tra la linea delle mura repubblicane in laterizio e le mura di Gallieno, costruite nel 265 d.C. in materiale vario di recupero. Il restauro delle mura è ricordato nella lunga iscrizione sull’architrave.

Architettura ed arte. Il complesso della porta era costituito da un edificio rettangolare con i due fronti a foro e ad agro. Nei resti della linea del fronte a foro, costituiti da basamenti di pilastri in laterizio rinforzati da spigolature in tufo, sono visibili gli scassi per i cardini. Fra i due fronti correva un cortile. Dei muri che univano i due fronti, non sono rimaste tracce; come nulla è rimasto della porta repubblicana, che doveva trovarsi in posizione arretrata rispetto all'attuale facciata imperiale. Al fianco di Porta Borsari si devono supporre le due torri di guardia e i passaggi di ronda che, congiungendo i due fronti, permettevano un controllo preciso e attento su chi entrava e chi usciva: un vero e proprio filtro-fortilizio. La pianta di questo complesso è del tipo "italico", a due fornici, ed è fra le più antiche. Porta Borsari è quindi importante come prototipo di un elemento d’ingegneria militare che Roma svilupperà anche nelle Gallie e nelle province ispaniche.
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