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Ponte Nuovo

Verona / Italia
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Aveva questa denominazione già nel 1179 e la serbò per i Veronesi anche quando fu sbattezzato in Umberto. Crollò nel 1239, non nell'inverosimile 26 giugno come dice Paride da Cerea, ma nel 3 ottobre come affermano le iscrizioni a Santo Stefano e a San Zeno e gli altri cronisti.

Per sostituire il ponte di legno, Alberto I della Scala nel 1299 fece costruire le pile di pietra, la torre a destra per le guardie e col ponte levatoio, tante erano le precauzioni. Il 30 giugno 1334 (qui è verosimile il giugno per il fuoco vivo sull' Acqua Morta), «il fuoco aggiunse al Ponte Novo il quale era di legnami ... e lo fece ardere tutto».

Così narra Torello Saraina descrivendo i particolari che ci fan conoscere l'attività nelI'Isolo di San Tomaso:

«grande incendio nella contrada lsolo di sopra, ove si vendono li legnami e tavole per le fabreche del'habitationi e si fanno e si racconciano le navi e di stoppa e di pece s'addobbano... in uno caldaio de pecce s'appicciò 'l fuocho e dopuoi in una massa di legne minute che si vendevano ali poveri e passato il fuocho in uno fondacho da legnami secchi si fece inestinguibile... e tutte le case abbruggiarono... ».

Nel 1336 sulle pile di Alberto, Mastino II procurò «che fussi fatto de pietra e mattoni». Deve però aver subito gravi danni nelle inondazioni ricordate dal Moscardo per gli anni ,1365 e 1389, o nel 1430 se nel 1439 era di legno, e si ruppe alla fuga dei soldati di Niccolò Piccinino. Era egli assediato nel castello di Tenno da Francesco sforza comandante dei Veneziani, ma riuscì ad evadere, chiuso come appestato in una cassa da morto. Piombò a Verona col Gonzaga, entrò per porta Rofiolana; ai Veneti non restarono che Castelvecchio e San Felice. Ma avvisatone lo Sforza scese, il 20 novembre, entrò in San Felice, assalì improvviso i nemici, che fuggitivi sul ponte, lo fecero crollare, molti annegarono e 2000 restarono prigionieri. Venturi narra il crollo come avvenuto al ponte Nuovo, e afferma sia avvenuto per la calca al Ponte Pietra. O è un bis in idem, perché i soldati potevano fuggire sui due ponti di legno o è contraddizione. Per precisare bisognerebbe vedere gli autori citati dal Venturi, fra cui il Guarino.
Rifatto il ponte in pietra e mattoni, ne crollarono due volti a sinistra nell'inondazione del 1512 e furono surrogati forse con passerelle fino al 1529, quando il ponte intero fu rifatto e abbellito dal Sammicheli con logge sulle pile, come dimostra la stampa e ricordava l'iscrizione.

Cornice al ponte era a destra la torre con la porta scaligera, a sinistra il Palazzo Murari Bra, meravigliosamente ornato dagli affreschi di Domenico Brusasorzi e dell'India, portati, per la demolizione del palazzo, alla Gran Guardia.

Resistente alle inondazioni, il ponte soffrì nel selciato, che fu riparato nel 1605; ma purtroppo fu demolito l'arco d'ingresso a destra, ove era la torre e dove è affissa la lapide, sfuggita al vandalismo dei francesi. Forse perché non avea gli stemmi «unica laude» per i rettori veneti che volevano immortalato il loro nome per la demolizione d'una porta che «deturpava il prospetto» e per la selciatura d'un ponte, la quale dovette essere rifatta nel 1727.

Più modesto fu il generale polacco Venceslao Czeyka, il quale fece scolpire da Michelangelo Speranza la statua di San Giovanni Nepomuceno protettore contro le inondazioni e porla sul Ponte Nuovo nel 1736, ove fu eretta nel 1740 una cappellina. Il 13 giugno 1802, per la divisione dei ponti tra francesi e austriaci, la cappellina fu demolita, e la statua si trova ora a San Tomaso. Altra lapide, sotto la precedente, ricorda la demolizione incominciata il 27 agosto 1825 della torre lì eretta da Alberto l e l'ampliamento della via verso Piazza Erbe e verso San Tomaso.

Passa senza danni per il Ponte Nuovo l'inondazione del 1868, viene poi quella del 1882 e il ponte aggredito dalle onde, dai molini e da ciò che il fiume portava con sé, crolla nella notte del 17 settembre. Così lo ricorda Berto Barbarani nel «Sogno de l'acqua grossa»:

Passa le asse de le segarie
che i tirolesi i tràfega in montagna,
le grepie intate de le bòarie,
coi canoti, col fien, con l'erba spagna:
.......................................
banchi de ciesa intiere sagrestie,
trave da sàta e trave da filagna,
.......................................
tochi de ponti, molini desfadi,
e carosse e cavai coi fornimenti,
e gambe e brassi e teste de negadi!
.......................................
E dai copi vedea, soto la piova,
una a la volta, chiete, chiete, chiete,
morir le case dela Binastròva!

Il 22 settembre Umberto I venne a veder le rovine e Verona gli intitolò il ponte Nuovo e gli eresse monumento al Ponte Navi. Nel 1883 al posto del sammicheliano, fu lanciato un ponte di ferro, su proposta di Giovanni Biadego ad arco rigido convesso che, senza pile, lo sosteneva. La novità avrebbe fatto evitare il pericolo per urti di molini o d'altro contro le pile, ormai eliminate. Qualche cedimento nei ferri, diede occasione al buon umore di d. Zenari per pubblicare satirici libelli su «EI ponte roto - Sproloquio in lode del ponte Umberto - EI ponte giustado col sol» perché, a ripararlo, fu utilizzata la dilatazione del ferro per mezzo del calore solare.

Il lavoro dei muraglioni, l'allargamento dell'Adige a m. 96,50 fecero abbandonare l'unico arco, forse anche per qualche timore, e tornare al modo antico, sostituendo però alle pile di pietra, stilate di ferro che avrebbero ricevuto minor urto. Il ponte aereo fu venduto, si dice, in Grecia; per il nuovo l'ing. Alessandro Peretti fece progetto, approvato il 1° dicembre 1890. Utilizzando i parapetti dell'altro, fu inaugurato nel 1894. Era largo m. 14.

Il grave deterioramento della struttura metallica e la sua insufficienza di fronte ai carichi stradali, enormemente cresciuti col passare degli anni, indussero il Comune a studiare prima opere di rafforzamento, ed a decidere poi la sostituzione con un ponte nuovo in cemento armato.

Per l'occasione fu deliberato lo spostamento del ponte, per portarlo in asse ad un'arteria di transito prevista dal piano regolatore, che doveva essere ottenuta dall'allargamento di Via Stella e Via Anfiteatro; perciò il nuovo ponte fu spostato a valle di m. 28; per creare gli accessi necessari fu demolito un intero isolato di fronte alla Chiesa di San Tomaso, davanti alla quale si allargò una piazza: altre case furono demolite lungo la Via Stallaggio Pesce per allargare l'accesso verso le Poste.

Per il nuovo ponte fu indetto un appalto-concorso, vinto dall'impresa Bertelè. Le spalle furono ricavate irrobustendo con opportuni lavori di sottomurazione i vecchi muraglioni. Le pile, in calcestruzzo leggermente armato, rivestito di bolognini di pietra veronese, vennero fondate con scavi a cielo aperto, spinti fino a 8 metri sotto il greto del fiume.

L'impalcato era formato da travi continue in cemento armato, caratteristiche in quanto l'armatura metallica, anziché essere fermata dai soliti tondini, venne sostituita da vero e proprio traliccio reticolare, che appoggiato a poche stilate in legno, sopportava da solo tutta la casseratura, per i getti, e consentiva così di effettuare i lavori con minimo ingombro di centinatura in alveo.

Il prospetto - dovuto originariamente all'arch. Arturo Midana di Torino - fu successivamente modificato per richiesta della Sovrintendenza ai monumenti. Furono aumentate le dimensioni traversali delle pile, che vennero sagomate a più riseghe, e furono mascherate le travate con finti arconi, rivestiti pure in pietra locale. Queste modifiche, riducendo notevolmente la sezione di deflusso, motivarono uno spostamento in alto di tutto l'impalcato, per mantenere inalterata la sezione di deflusso stesso, e conseguentemente una maggiore pendenza sia delle rampe d'accesso sia degli intocchi.

Abbellito nei parapetti da pilastrini di marmo alternati a ringhiere di ferro, il ponte fu inaugurato il 21 Aprile 1938.

Il 24 aprile 1945 le mine tedesche lo abbatterono. L 'importanza del transito, per il sito centrale, persuase ad affrettarne la ricostruzione. Rifatto con semplicità necessaria dall'Impresa Bruno di Milano, allargato a m. 15 fu inaugurato dal Prefetto, dal Sindaco e da altre autorità il 16 ottobre 1946, anniversario dell'ingresso delle truppe italiane in Verona, nel 1866.

Nel parapetto del muraglione, poco a valle del ponte, nel Lungadige B. Rubele v'è questa iscrizione:

QUESTE DIFESE
CHE VERONA
CONTRO LE RINNOVANTISI INGIURIE DELL' ADIGE
lNVOCO' LUNGHI SECOLI INVANO
LE AMMINISTRAZIONI COMUNALI
CAMUZZON[ GUGLIELMI RENZI-TESSARI CAPERLE
CONCORRENTI STATO E PROVINCIA
NEL VOLGER DI POCHI ANNI IDEARONO COMPIRONO
1889-1895
Fonte: Trecca

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