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Ponte della Ferrovia

Verona / Italia
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Fu battezzato col nome di Francesco Giuseppe. E' l’ultimo per sito, ma non ultimo per importanza fra i ponti di Verona (benché fuori dalle mura, sulla linea Milano-Venezia).

Libero da costrizioni, è lungo 272 metri. Ha cinque archi di m. 28,80, due sottopassaggi di m. 4 e quattro archi di m. 11,95 a sfogo delle piene non solo, ma con previdenza dei capricci dell’Athesis che prima costretto a lungo giro nel Basso Acquar, fino a Tombetta e alla svolta per Santa Caterina, volle la scorciatoia al Pestrino e trascinò seco il terreno che era davanti agli argini di sinistra. Elevato per il terrapieno, senza rampe o pontare, diritto per la linea ferroviaria, largo m. 10,72 compresi i marciapiedi sostenuti da mensoloni, chiude la città e la serie dei ponti.

Fu compiuto il 10 novembre 1852 (vedi iscrizione); venne inaugurato il 30 novembre 1852.

A mezzodì Radetzky, il Patriarca di Venezia, Toggenburg Luogotenente del Veneto, Gorzkowsky Comandante militare, autorità ecclesiastiche, civili e militari partirono dalla stazione di Porta Vescovo con la locomotrice Verona inghirlandata, in vagone di velluto vermiglio, al suono dell'inno imperiale per la posa dell’ultima chiave all'arco del sottopassaggio a destra. Radetzky fece scendere la pergamena chiusa in cilindro, nello spazio lasciato vuoto, coperto poi di cemento e dall'ultima pietra. Ecco il documento:

L'anno IV del regno ,di Francesco Giuseppe I - pio, felice, augusto -fu solennemente inaugurato - nel giorno XXX novembre - calando la serraglia dell'ultimo arco - la invitta mano di Giuseppe conte Radetzky feld maresciallo e governatore generale del Regno Lombardo-Veneto pregato da Luigi Negrelli cavaliere di Moldelle -direttore superiore delle pubbliche costruzioni - di questo regno.

Il Foglio di Verona (1° dicembre) ne descrive la festa. Alla presenza, di Splendido concorso - delle autorità ecclesiastiche civili e militari vi fu il discorso inaugurale di Negrelli:

«Nel rumore della procella che si allontana (il 1848) cadeva nell'onda del fiume la prima pietra fra le minacce di un tremendo passato e la speranza ancor troppo incerta di un avvenire migliore... L'Evo pagano qui avea posto un'ara alla bugiarda Fortuna. Noi possiamo elevarne una alla infallibile Provvidenza per pregarla di. quelÌa pace che fu il grido, Eccellenza, delle vostre pugne».

Sette giorni dopo, l'invitta mano che avea firmato la pergamena per il ponte, firmava, per la pace, la condanna di cinque martiri alle forche di Belfiore.

Il 24 aprile 1945 le mine tedesche fecero crollare i due archi ultimi a sinistra, e danneggiarono il sottopassaggio e gli archi a destra. L'amministrazione delle Ferrovie provvide al restauro per mezzo di un'impresa che vuoI serbare l'anonimo. Gli archi a sinistra non vennero rifatti, ma surrogati da terrapieno per sostegno della linea ferroviaria.

Fu portata a Venezia la cassetta con la pergamena: all'interno del sottopassaggio a destra fu affissa la lapide con l' epigrafe che prima era volta in su:

GIROLAMO DONDI-OROLOGIO AMAI
NOBILE PADOVANO
ING. DISEGNO' E DIRESSE IL LAVORO
ANTONIO TALLACCHINI DI CASCIAGO IMPRENDITORE ESEGUI
26 giugno - Anno 1851
Fonte: Trecca

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