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Peschiera del Garda - Santuario della Madonna del Frassino

Verona / Italia
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In fondo ad un ampio viale di cipressi, ai piedi delle verdeggianti colline gardesane, appare il Santuario di Santa Maria del Frassino, un luogo di pace e di spiritualità e pur ricco d’arte e di storia. Custodito dai Frati Minori Francescani e meta, ogni anno, di migliaia di pellegrini, sorge sul luogo ove l’undici maggio 1510 avvenne l'evento miracoloso che sembrò, allora, inviato dalla Provvidenza per consolare la città di Peschiera dalle devastazioni della guerra e dai lutti della peste.

Si narra che quel giorno un contadino, certo Bartolomeo Broglia, fosse tornato al suo campo da poco sgomberato dalle truppe francesi, accampate fuori delle mura del paese. Ed ecco che, mentre era intento al suo lavoro, vide sbucare da un cespuglio una serpe; atterrito per lo spavento invocò la Vergine e, nell'alzare gli occhi verso il cielo, vide, tra i rami di un albero di frassino, una piccola statua della Madonna con il Bambino in braccio, tutta avvolta di luce. Con il cuore gonfio di gioia e di gratitudine per lo scampato pericolo volle portarsi a casa la miracolosa immagine e, dopo averla mostrata ai familiari, la pose sotto chiave in una cassa.

Diffusasi ben presto la notizia per le contrade molta gente accorse per vedere la piccola statua, ma questa era miracolosamente sparita, tornando nel luogo ove era apparsa. L'arciprete di Peschiera, il Sindaco ed i Consiglieri, recatisi al frassino e constatato I'avvenuto miracolo, decisero di trasportarla con solenne processione in paese, nella chiesa della Disciplina, in luogo appartato e ben custodito. Ma pochi giorni dopo la statua sparì nuovamente per tornare tra i rami dell'albero scelto come sua dimora.

Fu così che in quel luogo il 12 settembre 1510 fu eretta, con le offerte del popolo, una piccola cappella custodita dai Padri Serviti, ove proteggere ed onorare la sacra immagine ed ove raccogliere i doni votivi di quanti venivano miracolati; alcuni anni più tardi furono chiamati in Peschiera i Frati Minori Francescani, i quali il 18 giugno 1514 iniziarono a costruire la chiesa attuale. Quattro anni dopo, con Breve Pontificio del 14 gennaio 1518, Papa Leone X concesse di costruire anche il convento, affinché l'immagine della Beata Vergine già da tempo celebre per i miracoli che operava fosse governata da religiosi di vita esemplare.

I Francescani furono per tre secoli vigili custodi del Santuario, abbellendolo, anche con i doni e le offerte dei devoti, di pregevoli opere d'arte. Nel 1810, con le soppressioni napoleoniche, i frati furono allontanati dal convento ed il Santuario conobbe un lungo periodo di decadenza e le devastazioni e le profanazioni avvenute durante l'occupazione del Francesi e le guerre del Risorgimento lasciarono segni e i ferite sulle sue mura. L'episodio più grave avvenne nel 1848 quando la borgata del Frassino fu rasa al suolo dai bombardamenti, mentre il Santuario restava miracolosamente illeso.

Per molti anni il convento fu adibito ad usi civili e militari: Ferdinando di Savoia ed il maggiore Alfonso La Marmora vi stabilirono il Quartier Generale dell'esercito piemontese e nel 1859 le campane della chiesa annunciarono la vittoria; divenne poi sede dell'Ospedale comunale e, anche dopo la riapertura della chiesa nel 1860, continuò ad accogliere I'ospizio per i vecchi e le famiglie rimaste senza casa. Solo nel 1898 i Francescani poterono tornare ad abitare il convento e ad officiare il Santuario, riportandolo all'antico splendore.

La chiesa fu completamente restaurata e ridipinta, furono rifatti la facciata ed il pavimento, si costruirono la bussola d'ingresso e le artistiche porte del presbiterio. Oltre ad intraprendere nuovi lavori si provvide poi a ripristinare le antiche testimonianze della storia e dell'arte del Frassino, ancora oggi visibili.

L'armonica ed elegante struttura architettonica della chiesa è costituita da un'unica navata su cui si aprono dieci cappelle laterali delle quali, le ultime due ai lati del presbiterio, più ampie e profonde. Tra le opere più antiche, recentemente restaurate, sono senz'altro i quattro dipinti di Paolo Farinati, chiamato al Frassino nel 1560 e ospite per molti anni del convento. Sul primo altare di sinistra è una Natività con i Santi Francesco e Bernardino da Siena, firmata e datata 1560; sul secondo altare troviamo la Madonna col Bambino tra Sant'Anna, San Gioacchino e San Giovannino del 1586; sul terzo altare sempre di sinistra è la pala con la Madonna in gloria e i Santi Francesco, Sebastiano ed il Beato Andrea da Peschiera, datata 1576. La quarta pala, che orna l'altare della Cappella della Madonna, raffigura il Padre Eterno tra una corona di angeli ed i Santi Francesco d’Assisi ed Antonio abate contemplanti la colomba dello Spirito Santo.

Un altro dipinto molto antico è l'affresco del sec. XVI raffigurante nel registro superiore la Madonna del Frassino con Sant'Antonio Abate ed in quello inferiore la Madonna col Bambino in trono e San Bernardino da Siena. L'affresco, attribuito alla scuola del Morone, sarebbe la prima raffigurazione dell'apparizione miracolosa e fu scoperto dal pittore Carlo Zanfrognini durante i lavori del 1931 dietro ad uno degli altari della navata.

Un'altra curiosa testimonianza della vita del Santuario è costituita dalla pietra in selce, un tempo incastonata nel pavimento della navata ed ora murata nella seconda cappella di sinistra, su cui, come spiega I'epigrafe lì accanto, "reclinava il capo il giovane Andrea Grego da Peschiera quando, cacciato da casa dall'odio dei suoi fratelli, era costretto, di notte, a ricoverarsi sotto disagiato portico".

Nel 1610, in occasione del primo centenario della costruzione, le sobrie linee cinquecentesche, tipiche dello stile francescano, furono impreziosite da una serie di eleganti decorazioni a stucco di gusto barocco: modanature, putti, cartigli, chiavi d'arco lungo la navata e nelle cappelle. Tra le altre, le otto cornici concluse da un fiocco svolazzante, che racchiudono le tele dipinte da Padre Giovanni Antonio Simbenati (sec. XVIII) con i ritratti di alcuni Santi francescani. L'intervento più cospicuo interessò la Cappella della Madonna, cuore del Santuario: l'arco d'ingresso, il soffitto e le pareti furono interamente rivestiti da ricchi fregi e cornici in cui sono inserite dodici tele del pittore Bertanza da Salò e della sua scuola, raffiguranti alcuni Misteri del Rosario ed i Santi Giovanni Battista, Francesco d'Assisi e Bernardino da Siena. Nelle finte nicchie ai lati dell'altare spiccano le grandi figure dei Profeti Geremia ed Isaia, che predissero la venuta della Vergine. Nel tabernacolo marmoreo, di moderna fattura, è conservata la piccola statua in terracotta della Madonna del Frassino con le numerose offerte votive dei miracolati.

La cappella è chiusa da una cancellata in ferro battuto, uguale a quella della cappella di fronte, dedicata a San Francesco, in cui nel 1639 fu posto il sepolcro della Congregazione dei Cordigeri (o del Cordone di San Francesco). Sull'altare un dipinto dell'Astolfi (sec. XVIII) raffigura San Francesco mentre riceve le stimmate.

Il 17 aprile 1631 veniva eletto Superiore padre Bartolomeo Speciani, che resterà al Frassino per ventiquattro anni. A lui si devono molti lavori e opere di pregio per abbellire il Santuario, come il coro datato 1652 e i nuovi altari. AI Settecento risalgono l'organo riccamente intagliato e dorato e un ulteriore intervento miracoloso della Madonna del Frassino, ricordato in alcuni versi latini sopra il coro: «Mentre qui i Padri celebrano le sacre Lodi cade improvvisamente un fulmine dal cielo e restano mirabilmente incolumi non senza l'aiuto della Vergine. 7 maggio 1721».

Il maggiore intervento decorativo dovuto allo Speciani è la serie di affreschi di Domenico Muttoni il giovane, ancora oggi visibili sulla facciata e sulle pareti del presbiterio e dei chiostri. Gli affreschi della facciata ricordano la storia dell'apparizione della Madonna del Frassino, mentre i quattro grandi riquadri del presbiterio illustrano la devozione dei Santi francescani per il SS. Sacramento: Sant'Antonio da Padova fa inginocchiare la mula davanti all'Ostensorio, Santa Chiara mette in fuga i Saraceni con l'Ostensorio, S. Bonaventura riceve la comunione da un angelo e Gesù Bambino appare a Giovanni Duns Scoto inginocchiato dinanzi al tabernacolo. Ancora il Muttoni, nel 1653, decorò le pareti dei chiostri del convento dipingendo nel primo ventiquattro lunette con Storie della vita di San Francesco d'Assisi e nel secondo altre ventiquattro Iunette con Storie della vita di Sant'Antonio da Padova.

Passeggiando nella pace dei chiostri, tra aiole fiorite e vasche di pesciolini rossi, si ha modo, inoltre, di apprezzare interessanti testimonianze della storia di questo luogo: una trentina di piccoli quadri, opera del pittore veronese Salesio Pegrassi (sec. XIX) illustrano le principali vicende del Santuario dalla nascita ai giorni nostri, mentre i numerosi ex-voto appesi alle pareti (tavolette, medaglie, cuori d'argento) attestano i molti prodigi concessi dalla Vergine a quanti, da oltre quattro secoli, ne invocano la grazia colmi di una fede e di una speranza che non si sono ancora spente.
Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 1994

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