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Venerdì 30 Settembre 2016, San Girolamo
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Paolo Caliari detto il Veronese

Iniziò la carriera in qualità di garzone nella bottega dei Badile. Antonio fu il suo primo maestro. Dotato di troppa forza per adattarsi all'ambiente locale, si volse a Venezia che lo conquistò col suo fascino. Già era corsa la fama delle sue prime opere a Mantova e nel Trevigiano: a Venezia ebbe un trionfo immediato. Nel 1555 vi si stabilì.

La decorazione del soffitto di San Sebastiano dette la misura della sua valentia e quella della libreria di San Marco gli procurò, col premio della collana d'oro, la gloria e l'agiatezza. Il palazzo ducale divenne la palestra del suo genio pittorico. E la sua opera fu l'espressione genuina della Potenza di Venezia con la sua grandezza e il suo sfarzo. Fecondo nell'inventare, vivacissimo nell'esprimere architetture immense, ricchezza di suppellettili e d'ornamento, moltitudine di paesaggi, ritratti parlanti, servi, cavalli, carri, tutto un insieme invidiabile di movenze, di colori, di vigore, di vita.

Altro campo d'azione la Villa Barbaro, a Maser, dove Paolo seppe creare uno dei più estesi, complessi, e stupendi cicli pittorici che mai siano usciti da pennello d'artista: è questa la più grandiosa tra le opere di Paolo.

Nelle sue tele primeggiano le Cene che egli predilesse fra le composizioni. Tutta l'opera di Paolo è grande. Grande anche per vastità di produzione e che rappresenta un patrimonio artistico copioso e prezioso sparso per le chiese d'Italia e le gallerie di tutto il mondo.

Paolo fu un rinnovatore formidabile della pittura e l'influsso della sua arte non è più tramontato. Egli ebbe la incondizionata stima dei contemporanei che lo posero tra i grandi numi tutelari della pittura veneziana.

Nel 1566 tornò per poco a Verona a impalmare la figlia del suo maestro Antonio Badile, Elena, che divenne la sua musa e che egli immortalò nei suoi quadri. In quella occasione lasciò a Verona una delle più superbe sue tele: il San Giorgio, il gioiello inestimabile della Chiesa di San Giorgio in Braida.

Dell'opera di Paolo son rimasti in Verona altri saggi meravigliosi: in San Paolo nella cappella Marogna una Madonna fra i Santi e donatori e nel Museo di Castelvecchio quattro tele e tre affreschi: La deposizione di Cristo, Madonna e i Santi Giovanni Battista e Ludovico Vescovo, La Dama dal Cagnolino, Ritratto di Pase Guarienti, Gentildonna – figura intera (affresco), Donna alla balaustrata (affresco), Bambino seduto (affresco).

Altri affreschi del Museo di Castelvecchio appartengono alla sua Scuola: Allegoria, Talamone, Cariatide, Battaglia di Alessandro Magno, Giudizio di Re, Trionfo, Alessandro sbrana il Leone, Sacrificio, San Marco, S. Barbiere, Santa Giustina e un Senatore.

Un altro capolavoro di Paolo, S. Barnaba, che era in San Giorgio in Braida, fu rubato dai francesi – insieme al San Giorgio –; il quadro non è stato più restituito ed ora si trova nella pinacoteca di Rouen.

Paolo completò l’educazione artistica del fratello minore Benedetto, che divenne il suo più devoto e schietto collaboratore. Ebbe una numerosa schiera di discepoli, tra i quali molti veronesi: lo Zelotti, G.B. Brusasorzi, Il Benfatto (suo nipote), il Montemezzano, l’Aliprandi, Dario Varotari, il Canerio, il De Stefani, il Ligozzi, che fu pure maestro dei suoi figli Carlo e Gabriele.

Il Berenson elenca 300 opere di Paolo sparse per il mondo. A Venezia il Palazzo Ducale, l’Accademia, San Marco, San Sebastiano, e molte altre chiese sono altrettanti musei dei capolavori di Paolo: non meno di sessanta. Firenze ne possiede tredici, Milano dieci, altri dieci Roma. Poi Torino, Padova, Napoli, Modena, Genova, Brescia, Bari, Vicenza ecc.

All’estero il più bel gruppo di opere di Paolo appartiene a Vienna con venticinque tele. Parigi ne ha venti. Madrid e Londra rispettivamente quindici, Dresda dodici; poi New York, Filadelfia, Stoccarda, Dublino, Edimburgo, Berlino, Amsterdam ecc.

BIBLIOGRAFIA: Dal pozzo; Lanceni; Cignaroli; Maffei; Zannandreis; Bernasconi; Caliari; Da Persico; Simeoni; G. Fiocco.
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