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Nogara

Verona / Italia
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All'estremo sud della provincia di Verona, a trentadue chilometri dalla città scaligera, dove un tempo s'incontravano la Claudia Augusta che univa Verona ad Ostiglia, attraversando il Tartaro sul Ponte Molino, e altra strada romana che univa Este con la stessa Postumia, Nogara è territorio abitato dalla preistoria.

Fino a non molti decenni fa interamente rurale, oggi il Comune presenta tutte le caratteristiche di una recente industrializzazione che ha trasformato, per l'aumento della popolazione e quindi delle residenze, l'antico tessuto abitativo rappresentato dai nuclei di Nogara capoluogo anzitutto (con Alberoni, Brancon, Caselle, Casotti) e di Barabò di Sotto, Calcinaro, Campalano e Montalto. Insediamenti dell'età del bronzo sono stati anche di recente individuati in località Palù, all'interno del paleoalveo del Tartaro, mentre in località Motta sarebbero andate distrutte molte sepolture ad inumazione in seguito allo sbancamento di un dosso.

Ma tra le più significative documentazioni riferibili all'antica età del Bronzo vi sono quelle nei pressi di Montalto, all'interno della Valle del Tartaro, poco più a nord di Nogara. Altri rinvenimenti vanno segnalati a Guglia, Martina di Val Bissara, Ecce Homo, Mulino di Sopra, Bel Camin, Olmo, Mulino di Sotto; alcuni scavi restituiscono quasi quotidianamente testimonianze della presenza dell'uomo in queste piaghe, fin dalla più alta antichità.

Tali ritrovamenti sono stati resi possibili avendo Nogara beneficiato di una certa tranquillità e sicurezza relativamente a fenomeni idrici altrove molto distruttivi. In effetti, l'abitato è posto sulla riva sinistra del fiume Tartaro, ad una quota di circa diciannove metri sul livello del mare, in un'area debolmente rilevata sulla valle fluviale, che in questo tratto ha una larghezza di quattrocento metri, permettendogli appunto di non subire i danni delle divagazioni dell'alveo fluviale, rimaste confinate nella parte valliva.

Ed è proprio qui, nella parte valliva fra Tartaro e Po - indicata come le Valli Grandi Veronesi - che si ebbero invece in ogni tempo le maggiori esondazioni e i maggiori impaludamenti, causa probabilmente, assieme ad altre, anche della quasi totale deforestazione di queste piaghe, ove un tempo dovevano essere anche estese zone boschive fluviali.

La continuità dei centri abitati da età preistoriche ad epoche storiche è accertata dalla presenza in loco - e precisamente sulla facciata della chiesetta di Campalano - di tre stele della gens Truddeia con i ritratti d'alcuni personaggi di tale famiglia, databili alla metà del I secolo d.C. e quindi ancora in età Claudia, seppure verso la fine della stessa. Anche per I'alto medioevo abbiamo in zona alcune significative testimonianze: ultime in ordine di scoperta quelle riferibili alle necropoli di Ponte della Vallona. Qui arando vennero alla luce diverse sepolture ad inumazione, sopra un gran dosso sabbioso situato sulla sinistra del corso del Tartaro, dove si osservano altresì tessere bianche e nere di mosaico, chiaro indizio della presenza di strutture abitative anche d'epoca romana. Le sette tombe potute esaminare nel 1987 hanno portato al recupero di due orecchini di bronzo che hanno rappresentato l'unico elemento per un inquadramento cronologico della necropoli. Si tratta d'orecchini di probabile derivazione da modelli bizantini e sono riferibili all'abbigliamento della popolazione indigena "romanza", durante la dominazione longobarda nella prima metà del VII secolo d.C.

Osserva a questo proposito Luciano Salzani:

"Da una breve analisi di questi rinvenimenti funerari non possono sfuggire le notevoli differenze riscontrabili da quelli delle necropoli longobarde, che spesso presentano sepolture con ricchi corredi d'armi e d'ornamenti personali. In effetti, una delle problematiche, che emerge dalla scoperta della necropoli di ponte della Vallona, è proprio quella che riguarda i rapporti tra le popolazioni autoctone e i Longobardi invasori".

Di grande interesse è la storia di Nogara riferita alle proprietà e alle giurisdizioni che qui avevano il potente Capitolo della Cattedrale di Verona e l'altrettanto potente monastero di San Silvestro di Nonantola, nei secoli X-XIII. Conosciamo - perché pervenutoci nell'archivio dell'abbazia di Nonantola e già citato a suo tempo dal Muratori - la pagina offersionis del settembre 911 con la quale Anselmo conte del comitato veronese e figlio del fu Waldoriensis francorum genere dà al monastero di San Silvestro Nonantola il castello con case pervenutegli (ante hos plurimos dies) in donazione da Audiberto diacono (qui Audo vocatur) della chiesa veronese, situate nel luogo e fondo detto castro de Nogaria non molto lontano dalla corte Duas Robores (rogatario Martinus notarius).

Su questo tema si è intrattenuto anche Vittorio Carrara - che si è avvalso peraltro, in parte, di precedenti, ampi e fondamentali studi di Andrea Castagnetti - con una microanalisi delle condizioni ambientali, delle realtà insediative e dei rapporti istituzionali, sociali ed economici di un'area della Bassa Veronese che mette in evidenza un'altra volta il fitto intreccio di relazioni interregionali (in questo caso fra Emilia e Veneto, fra Cispadana e Transpadana o, se vogliamo, più precisamente fra territori di Modena e Verona) di cui è intessuta gran parte della vicenda medievale - e pertanto, appunto, quasi sempre assai complessa - dell'intera penisola italiana.

Una vicenda, questa, che Carrara ha saputo pazientemente dipanare dalla documentazione dei secoli X-XIII, che permette di ricostruire fra l'altro quel processo di semplificazione territoriale che nel Veronese in particolare vide il Comune cittadino assorbire gradualmente le signorie locali ed esterne, in gran parte di origine ecclesiastica, come quella appunto del monastero nonantolano di San Silvestro.

Il che consente a Vito Fumagalli di affermare:

"Nogara non fu un luogo come tanti altri: vi s'incrociarono gli interessi del fisco comitale, quelli della potente abbazia di San Silvestro di Nonantola (che ce ne ha conservato i documenti più antichi), e, in seguito vi giunse, nella sua espansione, il Comune cittadino, Verona. A questo punto, due Comuni entrano in rapporto fra loro: quello rurale di Nogara e l'altro, della città, che vi manda, per così dire, famiglie cittadine in sostituzione dei vassalli dell'abbazia nonantolana".

Il trapasso nella giurisdizione veronese segna, a iniziare dal XII secolo, la fine progressiva della signoria abbaziale.

"II Comune -annota Vittorio Carrara - agisce ora a sostegno dei rustici, ora, come nel caso di Sabbion, a sostegno dei signori cittadini, ma svuota di ogni potere le curie locali. Quando i "Comuni rurali" vi saranno, si tratterà sempre di istituti dipendenti e sotto controllo, dotati di norme ricalcate da quelle cittadine".

Pur complicate dalla presenza di una curia di vassalli abbaziali, dal legame, insomma, con la vecchia abbazia, che ancora in pieno Duecento è in lite con la comunità nogarese, le vicende del Comune di Nogara finirono più tardi con assomigliare alle vicende di tutti i Comuni veronesi.

Castello peraltro sempre strategicamente importante esso fu, e con particolari attenzioni, considerato dai veronesi come loro propugnacolo contro i mantovani, i bolognesi, i modenesi, sicché il nome di Nogara s'incontra di frequente nelle cronache veronesi del periodo comunale ma anche delle epoche successive. Ezzelino, guerreggiando coi mantovani, provvedeva a fortificarlo, rifornendolo anche assai bene di truppe e vettovaglie (1243). Con tali apprestamenti, un decennio più tardi, come ci avverte un passo del Dalla Corte, il castello fu dato alle fiamme:

"Nel 1253, il Conte Ricciardo Sambonifacio (capo esiliato della fazione guelfa) venendo improvvisamente nel veronese colla sua compagnia di fuoriusciti, venne e ruinò col fuoco la torre di Nogara che a nome di Ezzelino si guardava, salvando però tutte le persone che dentro vi si trovavano".

Anche la chiesa di Nogara è fra le più antiche del Veronese ed aveva un tempo larghi benefici e privilegi. Per un patto fra l'abate di Nonantola e il vescovo di Verona, quest'ultimo godeva dello jus parochiale sulla pieve di San Pietro, verso Caselle, anche se essa era stata confermata nel 1144 al monastero nonantoliano da cui continuava dunque a dipendere. Essa era pieve collegiata e un documento del 1180 nomina i chierici che qui conducevano vita comune.

Ma oggi, né la chiesa di San Silvestro, né quella di San Pietro ci possono ricordare quei tempi. Il complesso di San Silvestro venne, infatti, completamente demolito nell'Ottocento (sul posto sorge una villa) mentre la romanica chiesa di San Pietro, nei pressi di Caselle, fu riedificata pure agli inizi dell'Ottocento, in forme neoclassiche, su disegni dell'architetto Bartolomeo Giuliari. Questa chiesa, lontana dal centro e insufficiente, fu anzi in data ancor recente lasciata a servizio della frazione Caselle e a Nogara invece la nuova parrocchiale è stata costruita nel 1959 su progetto dell'architetto Giacomello.

Di San Silvestro, uno dei pochi antichi arredi salvati è l'arca dei Santi Sergio e Bacco, con gli splendidi bassorilievi che la adornano, ora conservata presso il Museo di Castelvecchio di Verona. Essa reca la data 1179 ed è istoriata tanto sui quattro lati come sui due spioventi del coperchio. N'è autore un lapicida che deriva le sue capacità dalla bottega dello scultore Nicolò "la cui influenza - annota Arslan -dovette durare per decenni per tutta la pianura padana" non dovendoci però stupire "a una data così tarda, anche elementi che non sembrano rientrare agevolmente nell'ambito veronese".

Fra i monumenti di cui può andar fiera Nogara è - sul versante civile - la villa che fu dei Marogna, attribuita al Sanmicheli o alla sua scuola (un'iscrizione con la data del 1548 ne ricorda la ricostruzione). Edificio quadrato a due piani; a piano terra della facciata tre arcate snelliscono l'architettura del complesso; vi sono poi finestre semplici, ma eleganti, tra le quali, sul fronte principale, restano tracce di affreschi forse di Domenico Brusasorzi. Interessanti, dal punto di vista architettonico e decorativo, i pilastri bugnati agli angoli dell'edificio, terminanti con mascheroni. Belli i camini e i quattro pinnacoli che decorano la sommità della villa. Architettonicamente assai rilevante il portale d'ingresso, a base di una torre merlata, che ha riscontro in altra simmetrica attraverso la quale, dal vasto cortile cintato, si accede ai campi.

Anche il territorio di Nogara, già fertilissimo di cereali e soprattutto di riso (la cui coltivazione era favorita dai terreni acquitrinosi e dall'abbondanza di canali irrigatori), già importante altresì per l'allevamento del bestiame da stalla e da cortile (l'esportazione delle uova, dei suini vi si faceva su larga scala) ebbe a subire una sessantina di anni fa, come tutti gli altri territori a vocazione agricola della provincia di Verona, una grave crisi economica.

Di fronte a ciò le amministrazioni comunali del dopoguerra si attivarono per I'industrializzazione della zona, onde frenare l'esodo e ridare vigore anche demografico ad un territorio così depresso: un consorzio, che raggruppò i centri del Basso Veronese occidentale e al quale diedero la loro collaborazione la Provincia e la Camera di Commercio, diede vita ad una zona industriale che ben presto si espanse, creando lavoro e risorse per tante famiglie. Nogara, terra che ebbe particolarmente a soffrire per la depressione economica del dopoguerra e che vedeva naufragare le proprie iniziative produttive anziché riceverne impulso e sollievo, tornò così a sperare.
Attualmente il Comune conta quasi 10.000 abitanti, di cui un quinto occupati nell'industria e nell'artigianato, pochi nel commercio e pochi in agricoltura. Per quanto riguarda il tessuto economico, è sempre determinante il comparto agricolo, le cui principali componenti sono le colture cerealicole e l'allevamento del bestiame. Il quadro economico comunale è molto mutato per la presenza di numerose imprese artigiane e industriali, di cui alcune di notevole importanza.
Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 1994

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