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Giovedì 29 Settembre 2016, SS. Michele, Gabriele e Raffaele
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Museo Canonicale

Verona / Italia
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Tra le realtà museali della nostra città merita la dovuta attenzione il Museo Canonicale, di recente allestito nello storico edificio della Biblioteca Capitolare in Piazza Duomo, con l’esposizione permanente di una scelta di importanti sculture e dipinti dal XII al XIX secolo, piccola anticipazione di un progetto espositivo, ben più ampio e prestigioso.

Innanzitutto, riprendendo quanto già ha avuto occasione di scrivere nel 1976 e 1977 Pierpaolo Brugnoli, ricordiamone brevemente la storia: una storia particolare, di lontane origini, che caratterizza il museo come una realtà specifica e ben individuata nel suo rapporto con le secolari vicende del Capitolo dei Canonici della Cattedrale di Verona.

Tale raccolta nasce, infatti, in larga misura, da donazioni da parte degli stessi Canonici o anche di privati al Capitolo e ai suoi ambienti, quali la sacrestia in Cattedrale, l'aula delle riunioni e la biblioteca; riunisce inoltre oggetti provenienti dalle chiese a vario titolo collegate ai Canonici, come Sant'Elena e la stessa Cattedrale, oppure trovati nel corso degli scavi nell'area degli edifici canonicali.

Per tale preciso legame il Museo Canonicale si configura come una realtà museale a sé stante, diversa e separata dal pur previsto Museo Diocesano d'Arte Sacra che è sì, anche qui a Verona, in fase di formazione ma è destinato ad altra sede.

Si hanno notizie certe di donazioni e del costituirsi di una raccolta di opere d'arte di proprietà del Capitolo solo a partire dal Seicento. Il legato meglio documentato, studiato nel 1914 dal Mazzi, è quello del canonico Stefano Trentossi che nel 1673, con un codicillo aggiunto al suo testamento del 1671, lascia la propria collezione di 62 dipinti (per metà circa superstiti) ai Canonici con lo scopo di adornare la loro sacrestia in Cattedrale.

Qui, in effetti, gli scrittori dal Dal Pozzo al Da Persico ricordano, più o meno sinteticamente, l'esistenza di una cospicua quadreria, accresciutasi col passare del tempo anche grazie ad altri lasciti. Dopo il 1820 però i dipinti, almeno in massima parte, cambiano sede finendo prima nel salone della Biblioteca Capitolare, poi, nel 1856 circa, nell'aula delle riunioni dei Canonici dove rimangono fino all'ultimo conflitto mondiale.

Grazie alle cure di monsignor Turrini, nel dopoguerra la collezione trova finalmente una collocazione definitiva nel ricostruito edificio della biblioteca dove va ad unirsi alle memorie storico-artistiche della Capitolare stessa, anch'essa spesso oggetto di donazioni (si ricordino ad esempio i lasciti settecenteschi dell'erudito Scipione Maffei e dei canonici Francesco Bianchini e Gian Giacomo Dionisi), nonché ad oggetti di eterogenea provenienza, quali alcuni dipinti provenienti dalla cattedrale e da Sant'Elena e il materiale archeologico.

Quest'ultimo è stato in parte rinvenuto nel corso delle ricerche otto- novecentesche in quel settore degli edifici canonicali, grosso modo dalla Biblioteca capitolare alla Chiesa di Sant'Elena, che, com'è noto, è sovrapposto all'area delle antiche basiliche paleocristiane del IV-V secolo d.C., delle quali sono ancor oggi parzialmente visitabili le strutture e gli splendidi pavimenti musivi grazie agli scavi praticati nella zona.

L'idea di valorizzare la collezione d'arte cosi costituitasi allestendo un vero museo pubblico non è recente ed ha anzi visto, soprattutto negli anni Settanta, un sostanzioso tentativo, per interessamento dell'allora prefetto della Biblioteca Capitolare monsignor Alfeo Perobelli, nell'allestimento della quadreria all'ultimo piano dell'edificio, cui ha fatto seguito nel 1977 una mostra curata da Pierpaolo Brugnoli che riuniva, con i preziosi codici miniati della biblioteca, anche una selezione di dipinti. Si trattò tuttavia di una soluzione espositiva necessariamente provvisoria.

Il recente risanamento degli ambienti al piano terra sottostanti il salone della Biblioteca Capitolare ha permesso invece, grazie anche alla comodità di poter accedere direttamente sia da Piazza Duomo, sia dal chiostro capitolare, la sistemazione definitiva di una settantina di dipinti e sculture tra i più pregevoli della collezione.

Per volontà dell'attuale prefetto monsignor Alberto Piazzi e in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Veneto nella persona dell'ispettore di zona dott. Fabrizio Pietropoli, è nato così il Museo Canonicale di Verona, ufficialmente inaugurato il 12 Aprile 1988, appena un mese dopo il riconoscimento da parte della Regione Veneto dell’"interesse locale" da attribuire al museo: un riconoscimento questo che, sulla base della L.R. n. 50 del 1984, permetterà di accedere ai contributi finanziari regionali indispensabili per la sua vita futura e per un'attività che non sia più occasionale e discontinua. Compito immediato, finanziamenti permettendo, sarà non solo quello di aprire permanentemente al pubblico le sale già allestite (attualmente visitabili solo su appuntamento), ma anche di procedere alla schedatura scientifica e fotografica delle opere d'arte e ad una massiccia campagna di restauri interessanti anche e soprattutto le opere dei depositi, ancora in attesa di collocazione.

A più lungo termine invece il progetto più importante consiste nell'ingrandimento dello spazio museale a disposizione per esporre non solo il resto della quadreria, ma anche le altre preziose collezioni attualmente non accessibili: i materiali archeologici d'epoca romana e paleocristiana, gli arredi liturgici dal XII al XVIII secolo, le collezioni di strumenti musicali, monete, medaglie, etc.

Il previsto risanamento e restauro di tutta l'area canonicale permetterà, infatti, tra qualche anno, innanzitutto l'aggiunta di alcuni ambienti adiacenti le sale già allestite, inoltre il coinvolgimento, in un unico ambizioso percorso museale, del museo lapidario, degli scavi archeologici sotto il chiostro (dove potrebbe trovare degna collocazione anche parte dei materiali archeologici mobili) e della romanica Chiesa di Sant'Elena o San Giorgio, l'antica chiesa dei Canonici, anch'essa sede di uno scavo riguardante le strutture delle basiliche paleocristiane nonché museo essa stessa per le preziose opere d' arte che conserva.

Per intanto, chi volesse visitare l'attuale allestimento, avrà la sorpresa di scoprire, nel contesto già di per sé ricco e vario di Verona città d'arte, una realtà museale di non secondaria importanza.

Nello spazio disponibile, infatti, non pochi sono i capolavori importanti soprattutto per la storia dell'arte a Verona.

Tra le sculture, dal XII al XV secolo, si segnalano ad esempio la straordinaria Madonna allattante, proveniente dal cortile del Vescovado, capolavoro assoluto del Romanico veronese, nonché due opere del "Maestro di Sant'Anastasia", il più grande scultore veronese del Trecento.

Tra i preziosi dipinti su tavola quattro-cinquecenteschi possiamo ricordare: ben 15 tavole e tavolette della cosi detta "Bottega del Cespo di Garofano" (probabilmente opera di Antonio Badile) pertinenti a trittici ed ancone già in San'Elena e in Cattedrale; due tavole di Francesco Benaglio; due Madonne col Bambino di Liberale; la grande pala Maffei di Michele da Verona; due tavole di Giovanni Caroto; una tavoletta di Nicolò Giolfino. E ancora tavole della bottega di Jacopo da Montagnana e di scuola veneta e bolognese.

Tra le tele cinquecentesche invece: una Madonna col Bambino, firmata, di Francesco Morone; due tele dei ravennati Luca e Barbara Longhi; una pala d'altare (e anche cinque frammenti di affresco) di Paolo Farinati. Passando al Sei e Settecento: opere di Claudio Ridolfi, Antonio Giarola e Dionisio Guerri; dei vicentini Bartolomeo Cittadella e Giulio Carpioni; di Felice Cignaroli, Agostino Ugolini, Alessandro Longhi nonché, e siamo anche qui al livello del capolavoro, di Fra' Galgario, autore quest'ultimo di un Ritratto di Scipione Maffei che probabilmente è in assoluto il più bel ritratto settecentesco attualmente conservato a Verona.

Ma, com'è prevedibile, troppi anche tra le opere esposte, sono gli oggetti in attesa di un urgente restauro. E ben vero comunque che negli ultimi anni non poco è stato fatto e, a questo proposito, merita ricordare il generoso interessamento della Banca Popolare di Verona che si è fatta carico di alcuni importanti interventi conservativi. Recentemente, nel biennio 1987-1988, la Banca ha, infatti, sponsorizzato tre interventi molto significativi: il restauro a cura di Pierpaolo Cristani di cinque frammenti d’affresco attribuibili al giovane Paolo Farinati, in occasione della gran mostra che, nell'estate 1988, il Comune di Verona ha dedicato a Paolo Veronese; il restauro a cura di Marina Nahabed, attuato per la stessa occasione, della splendida pala di Felice Brusasorci sull'altar maggiore della chiesa di Sant'Elena, che ormai si può considerare parte del Museo Canonicale; il restauro infine, a cura di Maurizio Tagliapietra, della grande e martoriata tavola già sull'altar Maffei in Cattedrale (la cui predella è attualmente assemblata con altre tavole nel polittico sul terzo altare a sinistra) e da attribuire alla fase tarda dell'ancora poco noto Michele da Verona.
Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 1990

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