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Mura di Ezzelino

Verona / Italia
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Il 14 aprile del 1232, d'accordo con l’imperatore Federico Il, dal quale aveva avuto in sostanza mano libera su Verona, Ezzelino da Romano fa arrestare il podestà e dopo pochi giorni invia in città truppe fidate a cavallo e i famosi e temuti arcieri saraceni. Da questa data fino alla sua scomparsa nell'ottobre del 1259, Ezzelino fu unico e incontrastato signore della città, per la quale pensò un ruolo di primaria importanza militare ed economica all'interno dei suoi territori.

E il fatto che, anche dopo la sua uscita di scena, la politica veronese non sia molto cambiata, dimostra che il Signore, o meglio il Tiranno (come amò a fosche tinte dipingerlo la fazione avversa), rappresentava e difendeva gli interessi di una parte considerevole della cittadinanza veronese.

A queste scelte di ordine politico, militare ed economico fanno riscontro una serie di operazioni e di interventi urbanistici di notevole interesse, sia per quanto riguarda il sistema delle fortificazioni urbane ed extra urbane, per le quali Ezzelino attuò una sostanziale ristrutturazione, sia per quanto riguarda l'assetto generale del centro antico. L'abbattimento di numerose case degli avversari forse non era dovuto solo a motivi di rancore e calcolo politici, ma poteva rientrare in una pianificazione del territorio urbano in contrasto con quella precedente e derivata da una diversa destinazione degli spazi urbani.

Le Associazioni dei Mestieri, che assecondarono la politica di Ezzelino, in contrasto con i Conti di Sambonifacio, e che manterranno la stessa rotta politica scomparso il Da Romano scegliendosi «un altro uomo più moderato di lui», può darsi che abbiano inteso la città in modo diverso da come era stata in precedenza, sia nella forma, sia nella sostanza dei suoi quartieri, e, soprattutto per quello che ora c’interessa, della sua recinzione e fortificazione. Sta comunque, di fatto, che questi abbattimenti massicci ci furono: molte torri-palazzo furono demolite con un’ordinanza comunale che rintracceremo valida fino a quasi tutto il XIII secolo (eccezione fatta, nel 1276, per le case costruite e costruende dai Dalla Scala). Ma è soprattutto nella cinta muraria che Ezzelino concentrò il lavoro dei suoi architetti, specialmente dopo l’alluvione del 1239, che aveva fatto gravemente crollare il tratto di muro a sud della città in riva all'Adigetto. Qui la recinzione venne riedificata con un intervento, anche se abbastanza rapido, globale e non con piccole o parziali opere di aggiustamento. Il muro a sud venne ricostruito integralmente ex-novo in posizione più arretrata, seguendo la stessa linea di quello rovinato.

Questa recinzione, costruita in modo alquanto frettoloso con il sistema già noto dei corsi di ciottoli di fiume e di mattoni cotti, nonché con la riutilizzazione dei conci di tufo non squadrati delle parti crollate del muro precedente (se ne possono scorgere interessanti squarci nel tratto delle cosiddette "Mura Viscontee" in Via Pallone), venne rinforzata con una torre pentagona al fianco degli attuali portoni della Bra’ (allora certo non doppi), ancora oggi potente nella sua forza architettonica. Il molto più tardo Palazzo della Granguardia è stato edificato appoggiandosi in parte su di un altro tratto di mura ezzeliniane.

Delle altre torri di rinforzo che certo dovevano esser state alzate per questo muro rientrato, non rimane oggi che la sola del Ponte Rofiolo, sopraelevata da Alberto della Scala nel 1283. Di un'altra torre di questo periodo, detta "della paglia", costruita in riva all'Adige all'altezza del Ponte Aleardi, si ha testimonianza fino al secolo XVII, quando crollò per un fulmine che fece scoppiare le munizioni in essa contenute.

Il muro comunale, per il tratto che andava dall'Adige fino all’Arco dei Gavi (Porta San Zeno, della quale abbiamo già detto che era la Porta Nuova in asse con i Portoni Borsari, avanzata sul Decumano da più tempo), venne solo restaurato e rinforzato senza spostamenti in avanti.

Più oltre, invece, costruito il muro nuovo, il vecchio venne restaurato, erigendo così una seconda muraglia di difesa: ne risultò una corsia protetta, dentro la quale potevano transitare e spostarsi senza pericolo alcuno armati e carriaggi, dall'ingresso del fiume in città, alla sua uscita, dal castello esistente da epoca romana fino al mercato di Campo Marzo. Un doppio muro a sud che sta a dimostrare che per Ezzelino il maggior pericolo veniva da là, dai Guelfi che governavano la vicina Mantova. Di nemici Ezzelino, comunque, n’aveva dappertutto.

Questa cinta fortificata lasciava ancora fuori il gran monastero benedettino di San Zeno e i monasteri minori di Santo Spirito e della SS. Trinità, insieme con il borgo di Ognissanti. Per proteggere queste antemurali cittadine, importanti militarmente e non meno economicamente, a circa 800 metri a sud della ricordata doppia muraglia, Ezzelino fece costruire una serie compatta di fortificazioni difensive, del tipo chiamato "fratte": fossati con palizzate e piccole torri per la guardia lungo tutto il tracciato. In quest’ulteriore linea di difesa Ezzelino anticipa il percorso che seguiranno le successive Mura Scaligere, anche in questo dimostrando la centralità veronese della sua politica e la continuità della stessa oltre la sua scomparsa.

Di questo tipo di difesa, conosciuto e usato anche dai Romani, resta il ricordo nell'odierno toponimo di "via Fratta", che attraversava Borgo di Fratta, limitrofo del Borgo Ferraboi, sul lato orientale di Corso Cavour. Altre "fratte" Ezzelino fece costruire anche ad est della città, a difesa di altre chiese e monasteri, antichi ma fuori della recinzione: il monastero dei Santi Nazaro e Celso e le chiese di San Vitale e di San Paolo in Campo Marzo: Campo nel quale si teneva un mercato che assumeva sempre maggior rilevanza, e che andava quindi protetto e munito.

Ancora un altro sistema di "fratte" venne alla fine alzato a protezione del più recente monastero di San Giorgio in Braida e del borgo che stava sorgendo intorno ad esso e intorno a quell'importante abbeveratoio e fontana più volte ricordata e protetta nelle Poste degli Statuti cittadini, lungo l'antica via Claudia Augusta.

Nel sistema di questa cinta di difesa è pensabile che Ezzelino abbia sfruttato le porte già esistenti, magari rinforzandole, soprattutto la porta che usciva dalla Bra’ (i futuri doppi Portoni della Bra’, per ora uno solo), che acquista maggiore importanza; per cui restano ancora sostanzialmente quattro gli ingressi in città, lungo le antiche vie Postumia e Gallica, che confluiscono alla Porta San Zeno e alla apertura della "fratta" al Borgo di San Zeno, e lungo l'antica via Claudia Augusta che ora entra in città alla porta del Ponte Rofiolo e ne esce, passato l'Adige, alle "fratte" del Borgo di San Giorgio. E' interessante ricordare che all'interno di questa cinta muraria vivevano ai tempi di Ezzelino circa quarantamila persone (il numero lo si ricava con buona approssimazione di stima da un giuramento del 1254), suddivise in cinque quartieri, quattro sulla destra e uno sulla sinistra dell'Adige.

Il Quartiere Maggiore, a ridosso del doppio muro, comprendente l'Arena; il Quartiere dei Capitani ad occidente del Decumano Massimo (forse così chiamato perché in esso abitava questa classe della media feudalità così importante per la nascita e lo sviluppo del Comune); il Quartiere della Chiavica (il termine è collaterale a "clovaca", "cloaca") a sud-est del foro, luogo residenziale dei Signori e delle famiglie più ricche. Ezzelino, invece, abitava nel Quartiere del Ferro, nel quale si trovavano i possedimenti del Vescovo e del Capitolo; e infine il Quartiere del Castello sulla sinistra del fiume.

Ogni quartiere era suddiviso in "guaite" o "waite", organismi d'origine longobarda con funzioni civili e militari (la difesa, in tutti i sensi, delle mura e delle porte) e in parrocchie, che non sempre collimano con le "guaite" e che, proprio in questo torno di anni ezzeliniani, assumono quella consistenza giuridico-economica, che sarà definita in seguito in modo sempre più preciso e mantenuta praticamente intatta e inalterata fino a Napoleone.
Fonte: Notiziario BPV numero 4 anno 1982

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