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Giovedì 29 Settembre 2016, SS. Michele, Gabriele e Raffaele
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Molina - Le Cascate

Verona / Italia
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Un compatto gruppo di case a cinquecento metri d’altitudine nell'alta Valle di Fumane di Valpolicella. Poche decine d’abitanti, per lo più anziani. Qualche animale da stalla e qualche altro da cortile. Prati, boschi e piccoli, sempre più piccoli, appezzamenti di terreno coltivato. Dove un tempo vivevano centinaia di persone, oggi a malapena trovano di che sopravvivere pochi volonterosi.

I giovani si recano quotidianamente a lavorare in basso, a Fumane o anche più in là, e quando si sposano lasciano più o meno definitivamente la contrada natale. Questa è Molina, uno dei tanti centri della Lessinia e questa è una storia comune alla maggior parte degli abitanti della montagna veronese.

Le Amministrazioni pubbliche han fatto quello che han potuto, in qualche caso anche moltissimo. Ma nulla è stato possibile contro situazioni di scarsa produttività del suolo, di crisi dell'agricoltura e della zootecnia, d’indisponibilità dell'industria a collocarsi in queste località.

Ora comunque che l'esodo dei più è avvenuto, che le comunicazioni con i luoghi di produzione sono più comode, dovrebbe essere più facile fare qualcosa per quelli che sono rimasti, perché continuino a rimanere, in modo che la montagna possa ancora vivere. E' questo ciò che si pensa anche a Molina: valorizzazione delle colture e quindi dei prodotti tipici locali (miele, formaggi, salumi, ciliegie); offerte d’appartamenti a famiglie desiderose di passare un'estate all'aria aperta; potenziamento dei bar e delle trattorie per soddisfare la sete e la fame degli ospiti domenicali e delle comitive feriali.

Ma come attirare gente a Molina e svilupparne una già avviata attività nel settore dell’agri-turismo? Anzitutto valorizzando sempre più convenientemente la gran forza del parco naturale delle Cascate: sette ettari di parco attrezzato con una vegetazione assai ricca e varia e la presenza di una serie di salti d'acqua veramente spettacolari, tali da destare l'ammirazione anche del più esigente fra i visitatori.
Il parco - scoperto negli anni ’70 - potrà essere sempre più una risorsa per i molinesi, nella misura in cui essi continueranno a ben gestirlo, lontana la tentazione di introdurvi elementi d’attrazione volgarmente consumistici, e valorizzandolo invece sempre più come oasi nella quale l'abitante della città o del grosso borgo di pianura possa davvero riscoprire l'incanto del contatto con la natura.

La gestione del parco ha posto e pone una serie di problemi. Venticinquemila visitatori l'anno - ma la cifra è in progressivo aumento - non sono facilmente gestibili. Il parco va mantenuto di sentieri, di ponti, di protezioni; va inoltre sistematicamente tenuto pulito. A questo si provvede con gli introiti dei biglietti d'ingresso. Introiti con i quali, dedotta la quota che va ai proprietari dei terreni a titolo d’affitto, si compensano gli anziani e meno anziani molinesi che provvedono alle varie manutenzioni e alle varie pulizie.

E anche questa è produzione di reddito per i molinesi, oltre che un gran servizio reso agli ospiti che sanno di trovare qui un ambiente adatto per le loro scampagnate ed i loro pic-nic sull'erba, nell'incanto di una cornice naturale che se non può dirsi incontaminata, si può dire almeno rispettata.

I MOLINI

Molina deve il suo nome ai molini che fin dal 1600 resero noto questo luogo per il servizio di molitura che rendevano agli abitanti della Vai Lagarina, Valpantena, Bussolengo e della prossima pianura, specialmente nei periodi di siccità. Si arrivò a contare fino a 23 ruote idrauliche che azionavano macine per cereali, un maglio per la lavorazione del ferro, un torchio per spremere l'olio dalle noci (serviva per alimentare le lampade) e cinque o sei "fòlli" o "fòlloni" per feltrare la superficie di un certo tessuto detto "medolan", battuto da un maglio per varie ore in modo che non si vedessero più i fili della trama e dell'ordito.

Ora l'energia elettrica ha posto fine a quest’antica attività. Due soli molini lavorano ancora saltuariamente: quello di "Stefano", vecchio di oltre duecento anni e quello di "Ettore", con la gran ruota di ferro che ha sostituito quella di rovere. Ma la sorgente perenne, che non si secca mai, neppure nei periodi di siccità prolungata, ed è il punto di sbocco di molte vene sotterranee (ecco il "carsismo" che riappare anche con questo fenomeno) provenienti dalla Podestaria nel cuore dell'altopiano lessinico, è più che mai viva e spumeggiante. Si trova sopra Molina, ai Veraghi, la località dove dal 1750 girano le macine del molino di "Stefano".

LE CASCATE

Siamo a quota 620 sul livello del mare e da qui iniziano i "salti". Il primo, vicinissimo alla sorgente, è di oltre 20 metri e precipita in una forra scavata nei calcari del periodo cretaceo. Il rio di Molina, dopo aver attraversato il paese, precipita a fondo valle per un totale di 200 metri di dislivello raggiungendo alla fine il vaio di Fumane.

E qui, intorno a questi duecento metri di rumoreggianti cascate, è stato attrezzato dagli abitanti di Molina il Parco geo-zoo-acrobatico che offre ai numerosi visitatori giovani e adulti possibilità di vedere e capire com’era la terra prima che l'uomo apparisse o diventasse "civile".

La prima cascata è quella "Nera" che salta a picco per 20 metri, la seconda è la "Verde", altri 20 metri, ma ci sono anche quelle del "Traforo", del "Tombolino", del "Tombolo", la "Conica" e poi il "Covolone", il più ampio ricovero sotto roccia dei Lessini, il "Marmittone ", il cosiddetto "Còalo de le Strie", che insieme con altri fenomeni geologici fa del Parco di MoIina un’autentica antologia della Lessinia e del carsismo.

Anche qui il visitatore tranquillo potrà passeggiare in su e in giù per sentieri tra il verde mentre i ragazzi, più bisognosi di scaricare energie represse, hanno a loro disposizione scale di ferro, manovie, pendoli per superare cascate e altri marchingegni da accontentare l'audacia di Sandokan e Yanez in marcia tra le più intricate giungle di Mompracem».

IL MUSEO

Con l'aiuto della Regione Veneto, della Comunità Montana della Lessinia, del Comune di Fumane e di altri Enti, e con la collaborazione del Museo di Storia Naturale di Verona, si è pensato, per meglio valorizzare il Parco delle Cascate, di allestire un piccolo Museo Botanico, ove fossero esposte le principali essenze che si possono osservare in loco ed anche in altre parti della montagna veronese. Una prima sala di questo museo – inaugurata quasi trent’anni fa – illustra con materiali, fotografie e disegni, le specie botaniche dell'area lessinica, con particolare riferimento alla distribuzione della vegetazione, alle essenze legnose, arboree e arbustive, alla flora alpina e alle piante medicinali.

Esso, come si è già detto, è collegato al parco, di cui risulta anzi, nel piano didattico, il necessario complemento. Le famiglie, le comitive di gitanti, le scolaresche in visita al parco, hanno un’occasione in più per imparare che la natura va rispettata, attraverso la comprensione dei suoi ritmi, delle sue pulsioni, dei suoi fenomeni, delle sue varie manifestazioni.

Queste che si sono succintamente esposte sono le intenzioni che guidano il lavoro culturalmente qualificato che si svolge a Molina, con il coinvolgimento di tutti gli abitanti, in un ambiente omogeneamente integro nei suoi aspetti paesaggistici, dove il verde della valle e l'acqua delle cascate vivono in armonioso equilibrio con l'architettura delle case.

Difficilmente altrove si può riscontrare una compenetrazione così profonda tra ambiente, e comunità, proprio perché questa sta tentando, attraverso l'impegno dei suoi stessi abitanti, di conservare e costruirsi insieme una sua dimensione culturale, che non vada in una direzione esclusivamente turistica, ma che sia indirizzata anche a promuovere nuovi orizzonti di vita comunitaria.
Fonte: Notiziario BPV numero 2 anno 1980

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