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Mezzane di Sotto

Verona / Italia
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Tra le vallate di Squaranto e d'Illasi, nel bel mezzo della valle che da essa prende il nome, Mezzane è costituita da tre nuclei abitati principali: Castagnè (con Gugi, Valle di Castagnè e case sparse), Mezzane di Sopra (con Capovilla, Dosso, Postuman, Sul Vago, Torrazzine e case sparse) e Mezzane di Sotto (con Casale, Casoni, Fratta, Lione, Mallevesina e case sparse).

Dal fondovalle (m. 92 s.l.m.) si sale attraverso pendici collinari fino a zone discretamente montane (m. 603) in un paesaggio che passa via via dalle colture della vite, del ciliegio e dell'olivo, al bosco e al pascolo delle ultime propaggini territoriali, ormai a pieno titolo Lessinia.

Fra le più ridenti della provincia veronese, la valle è stata sempre considerata fertile per la presenza di corsi d'acqua che hanno reso redditizia l'agricoltura, hanno favorito gli insediamenti e hanno fatto nascere anche le splendide dimore signorili di cui tutto il territorio comunale va ricco.

Così non è da stupirsi se l'uomo è presente in questa plaga fin da ere preistoriche: a sud est di Mezzane di Sotto per esempio, in località Casal Farinati, si rinvennero tempo fa nei campi manufatti di selce del Musteriano (Paleolitico Medio), assieme ad altri neo-eneolitici di tipo campignano.

Anche l'età romana ha disseminato questo territorio di monumenti. Come ricorda, infatti, Lanfranco Franzoni, Mezzane di Sotto ha restituito una dedica alle lunones, una a Giove ed una a Silvano (s'ignora dove si trovi adesso la prima, le altre due sono al Museo Archeologico), mentre l'Orti accennava, almeno in due occasioni, alla scoperta da lui fatta dei "ruderi d'un delibro sacro al Padre dei Numi" nella Valle di Mezzane, e prometteva di darne illustrazione (ma, a quanto risulta, non ha mai pubblicato quest'interessante scoperta). Poi, nel 1832, lo stesso Orti ritrovò a Mezzane un titolo funerario ora al Museo Archeologico.

Filippo Nereo Vignola, nel 1937, segnalava che nella località detta "i Ruini" (le rovine), si trovavano nel terreno ancora in quantità frammenti di tegoloni, di grossi mattoni e d'olle vinarie. In precedenza, un po' più a monte della stessa località, erano venute in luce delle tombe contenenti ossa combuste. Tombe romane si trovarono ripetutamente anche lungo la strada detta "delle tombole" (delle tombe), nella proprietà Liorsi denominata "La Torre". Secondo quanto riferisce il Dal Forno, in queste tombe si rinvenne, fra l'altra più comune suppellettile, un compasso ed una moneta di Gallieno.

Ancora il Franzoni ricorda, su segnalazione di Federico Dal Forno, che nel 1949, in località Torcolo, durante i lavori di scasso per la piantagione di un vigneto, si trovarono resti di murature romane e copioso materiale di scarico, rappresentato specialmente da frammenti di grossi mattoni. Di particolare interesse il rinvenimento di una lucerna fittile e di un cammeo d'ametista con una figura ignuda; e che nel 1954, in località Fiui, vennero in luce murature romane, un rozzo pavimento a mosaico di sole tessere bianche, frammenti d'intonaco affrescato e di materiale fittile.

Secondo il Canobbio poi, nel secolo XVI, presso il conte Gian Batta della Torre in Verona (i conti avevano qui loro villa e possessi terrieri) si trovavano pregiatissime antichità di metallo ritrovate per la maggior parte nel suo podere della Villa di Mezzane.

Ancora dobbiamo a Federico Dal Forno la segnalazione di frammenti di materiale vario in cotto e di vetri, nelle località Casai, Casette, Rotonda e Colombara che attestano pure la presenza d'insediamenti dell'età romana (si trovò anche un frammento bronzeo riproducente una testa di cavallo). Furono poi rinvenuti in località Guaite una moneta consolare e un G.B. d'Augusto alla Colombara; più numerose le monete del Basso Impero.

Lanfranco Franzoni non tralascia di ricordare che a Castagnè due frontoni di stele funerarie sono murati nel campanile: "Uno, con timpano incluso nel profilo rettangolare della stele, mostra due conigli sugli spioventi, rivolti verso I'esterno. Nel campo del timpano è una conchiglia, avente ai lati due delfini. Nella parte che rimane del quadro epigrafico è reincisa un'iscrizione volgare con la data di costruzione del campanile. Il secondo frammento mostra solo una parte, quella di destra, del coronamento di una stele rettangolare, ma si completa con un frammento che è murato all'interno della cella campanaria. AI di sopra del quadro epigrafico, che ora porta i monogrammi di Gesù e di Maria, vi è I'architrave ed il fregio, ma non il timpano. Nel fregio, al centro, due conigli che rodono l'uva e verso l'esterno due grifi con una zampa alzata su un cantaro".

Scarse le notizie relative all'alto Medioevo su questo territorio: per quanto riguarda I'esistenza di villaggi - denominati comunemente vici - qui esistenti prima del Mille, gli archivi sono muti. Sappiamo soltanto che, alla vigilia dell'affermazione del comune cittadino (inizi del secolo XII), il territorio della Valle di Mezzane appare ufficialmente soggetto in parte all'autorità comitale, in parte alla chiesa vescovile. Di quest'ultima abbiamo notizie sul privilegio pontificio del 1145 in cui vengono riconosciute all'episcopio la pieve di Mezzane cum cappellis et decimis et castello at familiis (con le cappelle soggette, le decime, il castello e i famigli).

AI X secolo - come ha rilevato anche Franco Scartozzoni - risale la prima attestazione di Castagnè in finibus veronensis, in valle Pretoriense (nel territorio di Verona, nella valle detta Pretoriense), mentre nell'XI secolo un atto risulta stipulato da tre abitanti in loco Castanedo. Poi, nel secolo XII, come si è già detto, fa la comparsa anche il toponimo Mezzane che, verso la fine del secolo, nell'elenco dei principali villaggi costituenti il territorio veronese, appare già distinto in Mezane de Subtu, in Mezane de Supra, con l'aggiunta di Postumanus. Annota a questo proposito lo Scartozzoni:

"Significativa risulta la distinzione, precisa e inequivocabile, nell'elenco del 1184, delle due villae di Mezzane di Sotto e di Sopra. Anteriormente a questa data non abbiamo registrato indicazioni toponomastiche tese a differenziare i due centri di Mezzane, mentre proprio dagli ultimi decenni del XII secolo appaiono con crescente intensità espressioni, per altro non sempre precise e univoche, che testimoniano l'esistenza di due centri".

La pieve ricordata da Eugenio III nel 1145 è quella di Mezzane di Sotto, divenuta poi parrocchia con arciprete nel 1490. Essa si trovava anticamente nella piazza centrale del paese dove tuttora svetta il superstite campanile in tufo del XII secolo, scampato alle rovine causate da alluvioni e da terremoti. Dedicata a Santa Maria Assunta, la chiesa fu poi costruita in posizione più elevata negli anni 1871-1889 su disegno dell'architetto Gottardi e fu infine consacrata nel 1936, il 19 settembre. In essa si conservano molte opere d'arte che decoravano la precedente: una pala d'altare di Gerolamo Dai Libri raffigurante La beata Vergine in trono con ai lati i Santi Paolo e Caterina ed in basso componenti della famiglia Della Torre, committenti dell'opera; altra pala di Antonio Giarola detto il Cavalier Coppa con Cristo in croce e ai lati i Santi Francesco e Carlo Borromeo; altra di Claudio Ridolfi con La Madonna del Rosario e i Santi Domenico e Caterina; altra ancora di Giovanni Caliari con Cristo Crocefisso e ai lati la Vergine e San Giovanni.

Meno antica senz'altro è invece la parrocchiale di Mezzane di Sopra dedicata ai Santi Fermo e Rustico. Da una lapide in fianco al presbiterio si ha notizia che era rettoria almeno dal 1490, data scolpita sul battistero che è opera di certo Bartolomeo da Massa. Ma anch'essa fu ricostruita sul luogo della precedente nel 1770 mentre il bel campanile è del 1768. AI suo interno è conservata una bella tela di Paolo Farinati.

Nel territorio del Comune si trovava anche il monastero di San Cassiano, pare edificato su interessamento di Matilde di Canossa. Soggetto al monastero cittadino di San Nazzaro, questo piccolo cenobio ospitava una comunità di non più di undici persone, tra preti e suore. Unito poi a quello di Santa Maria Maddalena di Verona, venne in seguito affidato a quello di Sant'Antonio al Corso, sempre di Verona, almeno stando ad un'iscrizione che ricorda appunto come nell'anno 1600 Clara Pellegrini, badessa di quel cenobio, vi facesse eseguire dei restauri. Secondo Federico Dal Forno è legata alla storia di questo monastero anche un'antica campanella in bronzo, di originalissima forma, e risalente all'anno 1081, oggi conservata al Museo di Castelvecchio. Altra letteratura invece la dice proveniente piuttosto da San Massimo attraverso il monastero di Santa Maria delle Vergini di Campo Marzo.

Altre chiese sono a Castagnè (dedicata a Sant'Ulderico è settecentesca, ma risulta parrocchia con rector già dal 1529) e a Postuman (dedicata a San Nicola da Bari, non se ne conosce l'epoca di costruzione ma, danneggiata dal terremoto del 1891, fu in seguito restaurata).

Numerosissime in tutto il territorio comunale sono le ville. Ad ovest della piazza municipale di Mezzane di Sotto sorge la villa Maffei, poi Bevilacqua, quindi Zamboni e ora Benini, del XVIII secolo. La proprietà di casa Maffei è accertata sin dal 1653 ma il palazzo, nella veste attuale, opera di Carlo Maffei, sorse negli anni 1776-1777, come attestano le date scolpite su vari motivi architettonici. La costruzione, assai elegante, fu forse conclusa agli inizi dell'800 ed ospita tra l'altro affreschi molto belli, datati 1786 e firmati da Andrea Porta. L'interno della villa è stato di recente restaurato ed abbellito dagli attuali proprietari. Orna la costruzione un bel giardino con statue e una magnolia secolare, mentre un piccolo parco si sviluppa a nord della villa.

Sul lato destro della provinciale per San Mauro di Saline è villa Giuliari, già Liorsi, poi Erbici, costruita in più riprese ed in varie epoche, come attesta la disparità degli stili riscontrabili nei vari fabbricati che la compongono. La prima attestazione che riguarda il possesso della villa da parte dei Giuliari è del 1683. La costruzione più interessante è quella quattrocentesca di cui rimane un porticato terreno con belle finestre coeve al primo piano. Un affresco con Mercurio in atto di rapire Paride, parte di un fregio di maggiori dimensioni, è opera di Paolo Farinati e figli.

All'inizio del paese si trova villa Schiavoni, con un corpo centrale del secolo XVIII, fatto erigere da un certo Cesare Roja. La villa passò poi alla famiglia Bagolini e poi a Gaetano Trezza. Da questi fu venduta alla famiglia Zamboni. Rivenduta a Edoardo Goldschmiedt, pervenne poi a Felice Schiavoni che la donò alle suore della Misericordia col fine di trasformarla nell'attuale ospizio del Sacro Cuore. Splendido il lunghissimo viale alberato, e suggestivo, ampio, ricco di querce e piante sempreverdi il parco che mostra ancora tracce del suo impianto settecentesco negli spaziosi viali che immettevano alla campagna. Percorso da scalinate e ornato da statue allegoriche, esso si innalza fino alla sommità del colle dove si trova un belvedere. Lo decorano anche grotte e caverne artificiali.

A est di Mezzane di Sotto, contornata da un parco, sorge villa Della Torre, già Liorsi, poi Stegagno ed ora Cordioli. Fu costruita nei primi del secolo XVI e subì poi varie modifiche. La posizione è anche qui assai panoramica. Fu un Alvise Della Torre ad occuparsi di questa costruzione con loggia a due piani di semplici forme e di stile palladiano, a divisione del giardino inferiore da quello superiore. Verso la fine del secolo XVI, l'allora proprietario Alvise Della Torre commissionò anche a Paolo Farinati una serie di affreschi recanti la data del 1595. Il pittore si trovava allora a Mezzane, probabilmente confinatovi per risse o per violenze d'altro genere. La lunga permanenza, quasi decennale, confermata da altri lavori eseguiti nella zona (come nella parrocchiale di Mezzane di Sotto, nella villa Liorsi nella medesima località, una probabile tela a Mezzane di Sopra e a San Zeno di Colognola), consentirono all'artista veronese di profondersi in questi lavori. Il Farinati stesso nel suo Giornale ricorda: "... ali 24 Zugno 1595 Oratio e Zambatista sono andati a Mezzane a ornar de piture il belveder et altre cose per li giardini e palazzo et ala peschera e à finito le soprascrite piture per tutto il mese otobre 1595... " e nell'anno successivo i figli ritornarono per rifare un soffitto colpito dal fulmine.

E' ormai scartata l'ipotesi che Paolo non vi abbia lavorato ma abbia delegato i figlioli soltanto; la critica è concorde, infatti, nel riconoscergli la paternità del ciclo degli affreschi, illustrati di recente da Dal Forno e in precedenza da Puppi e raffiguranti tra l'altro l'allegoria delle quattro parti del mondo allora conosciuto. Lo stemma nobiliare dei proprietari (torre con due alabarde incrociate sovrapposte) è dipinto accanto all'Africa, dove alcuni putti sorreggono scettri alabardati e una torre.

Ai figli di Paolo Farinati sono da attribuirsi i monocromi della loggia, dipinti tra le porte del lato interno lungo, e quelli dei due lati minori. Interessanti risultano gli stucchi che decorano la sala della conchiglia, sul soffitto della quale figurano due bassorilievi (II giudizio di Salomone e Il giudizio di Paride), di ottimo effetto.

A rendere più accogliente e fastosa la villa contribuisce il parco che, con un orto botanico, costituì la ricchezza del luogo. Lodatissimo dal Rizzi, nel Seicento doveva essere assai esteso e ricco di ogni specie di flora, da quella comune a quella tropicale; fiori, anche esotici, in parterre e serre, con rampicanti e sempreverdi oltre che essenze pregiate. Il tutto confinava con un brolo di ottime frutta e ortaggi, con vicino una ricca Peschiera. A ricordo dell'orto botanico e del parco di allora rimangono oggi delle grandi limonaie ed esemplari di piante secolari.
Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 1992

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