Login / Registrazione
Domenica 25 Settembre 2016, Sant'Aurelia
follow us! @travelitalia

Malcesine

Verona / Italia
Vota Malcesine!
attualmente: 10.00/10 su 1 voti
Malcesine, sulla riva orientale del Lago di Garda, raccolta attorno allo svettante Castello scaligero ed allo storico Palazzo dei Capitani, conserva intatte le sue antiche origini medioevali.

Un centinaio d'alberghi, oltre trecento appartamenti privati e ville, tredici tra campeggi e villaggi turistici, ne fanno uno dei centri di villeggiatura più eleganti ed attrezzati di tutta l'Italia Settentrionale. Sport della vela, sci nautico, tennis, minigolf, windsurf sono qui praticati in un clima sempre temperato e salubre che consente anche, specie nella bassa stagione, magnifiche passeggiate in collina ed alta montagna, tra selve d'olivi e lussureggiante vegetazione mediterranea.

Con un breve volo di quindici minuti, un'ardita funivia collega Malcesine al Monte Baldo, "Orto botanico d'Italia"; essa dà accesso d'inverno ai vasti campi di sci del Monte Baldo, dove una seggiovia e sei sciovie servono oltre 11 Km. di piste di varia difficoltà con dislivelli fino a 400 metri. Scuola di sci, "gatto delle nevi", pronto soccorso, skipass, alberghi, camere private, ristoranti, dancing, taverne, locali caratteristici, completano un quadro nel quale domina il turismo.

Ciò è reso possibile dal fatto che il Comune di Malcesine - la più settentrionale fra le terre veronesi bagnate dal Garda - s'inerpica sul Monte Baldo fino ad una quota da primato: ben 2218 metri sul livello del mare. Fra il lago e le cime più alte, oltre la cosiddetta fascia dell'olivo, i campi di neve cui si è accennato, che permettono di associare gli sport natatori a quelli montani, hanno così favorito senz'altro l'ulteriore affermarsi di una naturale vocazione turistica del capoluogo, in un centro storico fra i più suggestivi di tutta la sponda veronese ed in vecchi e nuovi insediamenti periferici sulle pendici delle retrostanti colline.

Già abitata in epoca romana - come dimostrano i rinvenimenti di tombe con monete e utensili di quel periodo - durante le invasioni barbariche Malcesine sembra non aver subito gravi devastazioni. E' difficile oggi distinguere nel bellissimo centro medioevale di Malcesine le costruzioni più antiche da quelle meno antiche: terremoti e conseguenti rifacimenti, nonché altri eventi storici hanno amalgamato fra loro, in un insieme alquanto pittoresco, edifici di varie epoche e di varia importanza, tutti concorrenti ad ogni buon conto a formare un borgo di grande qualità urbanistica e architettonica, protetto anche dai locali regolamenti edilizi.

Una relazione redatta nel secolo XVIII da Domenico Marocchi così descrive Malcesine:

"luogo ampio circondato di muraglie con tre porte, con superbo Castello situato sopra un eminente scoglio del Lago. Ha un ben architettato Palazzo residenza del Preside del Lago di Garda, ed un Porto magnifico. Parte è fabbricato sulle rive del lago, e parte sopra. Confina col Tirolo verso settentrione cioè con le Montagne di Torbole, Nago e Brentonico, luoghi tutti e tre soggetti all'Austriaco Dominio".

Continua lo stesso Domenico Marocchi:

"L'etimologia della voce Malcesine deriva dalle due voci Mala silex o Malus silex, cioè Mal sasso. Così si ricava da un Rogito dell'anno 1200 riferito dal Signor Biancolini storico veronese, in cui l'Abate del Monastero di San Zenone di codesta Città cede all'Arciprete della Pieve di Malcesine la Chiesa di S. Vitto di Brenzone, e lo chiama Archipresbyter male silicis de mala scilice. Parimenti Giovanni Diacono nel libro Il delle sue Storie Imperiali lo chiama Malsesinum vulgariter dicitur quasi malus silex, eo quod montes infra lacum prerupti emineant. Forma famiglie trecento e trentaquattro, anime mille sette cento, e ottantacinque".

E ancora:

"I prodotti di Malcesine consistono in olio, seta, uva, e grano nero. Egli ha una campagna estesa, fertile, posta in un bell'orizzonte. Si veggono ulivi giganteschi che dimostrano avere parecchi secoli. Oltre avere una fertile Campagna, ha il traffico dei suddetti prodotti col territorio bresciano, e coll'Austriaco, come pure la pesca di diversi pesci, e segnatamente dei celebri Carpioni, la quale vien fatta nel tempo di estate. Per cagione della terra argillacea si veggono sopra diversi ulivi delle escrescenze lunghesso al tronco, e rami, distese, che molto dannificano la vegetazione di questi gentili alberi. Vengono dette dal volgo nale. Io più volte le ho esaminate, e sempre le trovai trivellate. Ho giudicato che la deposizione di qualche ovo d'insetto abbia fatto nascere I'enunziato fenomeno. Ho suggerito di levar la terra dal piede dell'albero, di concimar poco accio non somministri strabocchevole sugo, onde abbiano nascere gl'insetti dalle ove deposte fra gl'intersizi della corteccia dell'albero. Sarebbe cosa vantaggiosissima al Pubblico cercar mezzi, onde arrestar i progressi così formidabili a consimil genere di alberi, resi ora necessarissimi pel sostegno della vita umana".

Si è creduto di dover riprodurre questo brano per documentare come varie insidie stanno da tempo angustiando la coltura dell'olivo, tuttora caratterizzante il paesaggio di questa porzione di terra gardesana.

Nel capoluogo è il palazzo municipale, bella costruzione specchiantesi sul lago, che pare eretta su precedenti manufatti che risalirebbero nientemeno che all'epoca romana. Sulle rovine di una prima costruzione, infatti, un altro edificio sarebbe stato poi costruito dagli Scaligeri ma anche questo, caduto in rovina, nel secolo XV fu venduto, dall'allora proprietario Merchenti, ai Miniscalchi.

Nel 1477 il palazzo era già ricostruito e nel 1518 venne acquistato dal Comune ed adibito ad abitazione del Capitano. La bella costruzione subì ancora gravi danni il 30 luglio 1754 in seguito ad un improvviso turbinio: l'architetto veronese Adriano Cristofali provvide ai restauri del complesso dopo aver redatto un minuzioso preventivo di spesa da cui si ricava un elenco descrittivo dei vari ambienti e del loro uso. Questo edificio fu sede dei Capitani del Lago fino alla caduta della Repubblica Veneta. Un restauro generale del complesso - specie della parte pittorica - fu infine compiuto nel biennio 1929-30.

Gemma di Malcesine è però il castello che domina il capoluogo e che sorge dove prima, molto anticamente, era una Rocca, di cui è rimasto qualche rudere disperso fra le mura. Distrutta dai Franchi nel 590, al tempo di Carlo Magno la rocca sarebbe già stata rifatta. Divenne indipendente dal dominio feudale del vescovo verso il 1100. Nel 1145 fu riconosciuta rocca con dominio, territorio e pertinenza. Dal 1277 il Castello fu dei Della Scala e nel 1387 venne occupato da Gian Galeazzo Visconti. Nel 1405 passò alla Repubblica Veneta che lo tenne fino al 1797. Gli austriaci, nel 1815, ne fecero una fortezza di confine.

L'edificio principale del castello ebbe forse due tempi di esecuzione. Dapprima ad un piano, sarebbe stato poi sopralzato in conseguenza dell'assunzione del vicariato del Garda all'epoca di Mastino Il, nello stesso momento in cui, come osserva il Perbellini, fu sopralzato anche il mastio, e ciò per fornire maggiori spazi per gli armati e migliore vedetta nei confronti della navigazione. L'edificio in questione non fu mai, a quanto è dato di sapere, vera e propria residenza; fu piuttosto, sempre, un comodo ricetto delle milizie che, dall'alto del vicino mastio, tenevano d'occhio, a fini militari ma soprattutto fiscali, lo specchio del lago, da Riva a Torbole, e questo fino al secolo scorso.

Attraverso il lago, infatti, si svolgevano quei contrabbandi fra territori soggetti alle diverse potenze che qui affacciavano i loro domini, ed in particolare quei contrabbandi con il vicino Trentino (un tempo indicato come Tirolo) che le autorità scaligere dapprima, quelle veneziane poi, e le italiane infine, procuravano non avessero a verificarsi né attraverso la valle dell'Adige, né attraverso i passi della Lessinia e del Baldo, e tanto meno di qua.

Il castello di Malcesine è anche ricordato per l'avventura di cui fu protagonista nel 1786 Goethe, che da una barca tentò di ritrarlo su di un suo album di appunti. Lo colsero sul fatto le guardie che lo avrebbero senz'altro tenuto in prigione se il poeta non avesse impegnato tutta la sua loquela per dimostrare di non essere una spia. Già allora non si capiva come qualcuno potesse innamorarsi di un rudere.

AI tempo della dominazione carolingia risalirebbe la primitiva chiesa dedicata a Santo Stefano, nella quale vennero sepolti i due eremiti SS. Benigno e Caro, noti alla storia per aver eseguito il trasporto del corpo di San Zeno nella nuova basilica che a Verona era stata allora eretta in suo onore. Di questa chiesa primitiva non ci sono resti; sappiamo solo che essa sorgeva sul luogo dell'attuale parrocchiale e che subì un primo restauro nel 1313. Nel 1385 fu costruito il portico della canonica, tuttora esistente. Nel 1729 la chiesa fu demolita per poterne costruire una nuova, che è poi l'attuale, all'interno della quale sono conservate numerose opere d'arte, tra cui la bellissima Deposizione di Cristo di Gerolamo dai Libri, già nella Chiesa di Santa Maria in Organo a Verona.

La chiesa dei SS. Benigno e Caro della Disciplina si trova, invece. circondata da case, nella parte alta del paese (le notizie più vecchie relative a questa chiesa risalgono al 1532), mentre la chiesa dei Santi Nicolò e Rocco è situata presso la piazza del porto e fu costruita nel 1647 da G. Zorzi.
Altra chiesa da ricordare è quella della Madonna, detta della Fontana perché in mezzo al pavimento, sotto una pietra rettangolare, si trova una polla d'acqua cui sono stati attribuiti effetti prodigiosi. Nel sec. XVII. per la grande affluenza dei devoti. la chiesa fu ingrandita e trasformata.

L'elenco delle chiese comprende anche quella di Santa Maria di Navene, a 5 Km. dal capoluogo, nella frazione di Navene, che risale al 1659, ma è ricordata in più documenti del sec. XI, e presso la Val Caseva quella di San Michele, nel 1159 di proprietà della pieve di Santo Stefano, che venne rimessa a nuovo nel 1595 e, infine, nel 1908, allungata.

Molte nella zone le ville del primo Novecento. Sorsero nei primi anni del secolo villa Bukner, villa Gruber, villa Pariani, al Comesel; villa Labia, al centro di val di Sogno, sopra la strada provinciale; villa Molitor, sotto la precedente, in riva al lago; villa Noli, oltre le mura; villa Bianca e Carera, nella parte nord della borgata; villa Nichesola verso la riva.

Prima della guerra '15-18 nacquero anche al Corderolè villa Cerea alla Madonna, Villarose sopra al Cristo, villa Rustica in Sopri, villa colonne al Cornesel, villa Sogno presso l'isola omonima. Nel terzo decennio del secolo sorsero villa delle Rondini al Cristo, villa lolanda al Corderolè, villa Irma e Giulia a Pisora, villa Berti in Bordai, villa Lombardi a Paina. Nel 1925 il Comune appaltò la sistemazione della piazza dello Statuto, l'erezione del monumento ai caduti e l'aggiunta della loggia al centro del fabbricato scolastico, tutto secondo il disegno dell'arch. Ettore Fagiuoli.

Legata a Malcesine è anche la fracastoriana leggenda del Carpione, il tipico salmonide del Garda, al quale il massimo fra gli umanisti veronesi ha voluto appunto dedicare una delle due più riuscite composizioni poetiche, offrendola al carissimo amico Giovanni Matteo Giberti, Vescovo di Verona, a lui contemporaneo e non secondo per fama.

La lettera poetica al Giberti è una "improvviso" se così può chiamarsi, del grande medico e poeta veronese. Fu scritta nel 1535 circa, a Malcesine, dove il vescovo aveva dato al Fracastoro, sessantenne, l'uso di una casa e di un brolo. E' là che il Fracastoro si recava, lasciando la villa di Incaffi, ch'era la sua stabile dimora fin dal 1512. Le lettera accompagnava il dono di cedri e di carpioni del lago, e dei carpioni raccontava dunque l'origine, al mo- do delle metamorfosi ovidiane.
Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 1988

Condividi "Malcesine" su facebook o altri social media!