Login / Registrazione
Martedì 27 Settembre 2016, San Vincenzo de' Paoli
follow us! @travelitalia

Le Terme di Caldiero

Verona / Italia
Vota Le Terme di Caldiero!
attualmente: senza voti.
Verso la metà degli anni ’80, è stato restaurato il "Bagno della Brentella" nel complesso delle Terme di Caldiero. L'intervento ha permesso di salvare uno dei pochissimi, o forse l'unico, fra i bagni rinascimentali sopravvissuti, dopo che questo genere di costruzioni, che pullulavano ovunque in tutta Europa, andò via via scomparendo per abbandono e quindi per distruzione.

A forma in genere circolare, esagona od ottagona, più raramente quadrata, questi bagni, eretti con funzioni curative, in realtà erano più spesso luoghi di ritrovo, talvolta anche equivoco, di gente che poteva darsi al buon tempo. Alcuni di questi bagni, già in età romana, e poi in età medioevale, dovevano rendere più gradita la vita agli stessi abitanti di Verona: uno di essi pare fosse stato eretto o decorato dallo scultore Brioloto, un artista dei primi anni del Milleduecento, autore tra l'altro della cosiddetta "Ruota della Fortuna" sopra la facciata di San Zeno, come ci ricorda una lapide all'interno della basilica.

Il Bagno della Brentella, nell'ambito delle terme di Caldiero, è dunque - nonostante il degrado in cui versa - una delle testimonianze architettoniche più importanti, fra quelle che ci sono sopravvissute, di un bagno rinascimentale. A forma assolutamente circolare, di sedici metri di diametro, esso è delineato da un alto muro di cinta nel quale si apre un solo accesso incorniciato da un bel portalino scolpito in marmo rosso della Valpolicella, che reca in mezzo all'architrave lo stemma del Comune di Verona e che deve esservi stato collocato in occasione della sistemazione o della costruzione ex novo di un precedente complesso termale, alla fine del secolo decimoquinto.

La costruzione o sistemazione del complesso termale potrebbe essere fatta risalire, infatti, a dopo il 1493, quando il Comune di Verona, che era il proprietario dei terreni sui quali sono le sorgenti d’acque calde, provvide a costruire, o forse meglio a ricostruire, quanto aveva ritenuto necessario per sfruttare terapeuticamente quelle fonti.

A quest'epoca risalirebbe pure la sistemazione della piscina termale interna al muro di cinta perfettamente circolare, e con ogni probabilità riservata alle donne: in essa si scendeva, anche in origine, da un piano di calpestio ad anello, di circa due metri di larghezza, che le gira tutto attorno, e attraverso una serie d’alcuni ordini di gradoni concentrici in marmo. Di questi ordini ne restano oggi, a tratti, soltanto tre, ma le loro sparse vestigia - elementi in marmo della lunghezza di circa un metro ciascuno - si trovano in fondo alla vasca, oppure sono state riutilizzate male nei pressi della stessa.

Ma vediamo cosa dicono i documenti. L'avvio della rinascita del bagno medioevale di Caldiero va ricercato in una delibera del Consiglio Comunale di Verona in data 14 luglio 1498 "pro balneo de Caldeiro redigendo et reformando ut de inutili et derelicto reddatur usui et utilitate Communi" (a pro di un restauro e un rifacimento del bagno di Caldiero affinché da inutile e abbandonato ritorni in uso e utilità del Comune). Referente Antonio da Monselice, fu deliberato di eleggere tre cittadini che, con uno dei provveditori, uno dei giudici dugali e due medici (maestro Nicola da Tolentino e maestro Paganino da Stibis) si recassero a visitare il bagno per riferirne al Consiglio. Gli eletti furono Pierfrancesco Giusti, Agostino Montagna e Bartolomeo Tripelli.

Il 21 luglio il provveditore del Comune, Giacomo Aleardi, era già in grado di riferire al Consiglio, presente lo stesso maestro Nicola da Tolentino. La Commissione si era recata a Caldiero dove era stato eseguito un esperimento sulla natura di dette acque e si era scoperto che esse erano ferruginose, adatte a curare varie malattie, com’era anche specificato dalle numerose guarigioni. E si era anche imposto dai giudici dugali che il balneo fosse fatto pulire e restaurare a spese della città, la quale del resto vi era obbligata per statuto.

Poi, l'undici agosto, sempre in Consiglio, l'Aleardi riferiva che la pulizia era avvenuta, anche allontanando dal bagno, con la costruzione di nuovo apposito fossato, le acque fredde che adulteravano le calde che qui invece scaturivano. Il che aveva rinvigorito, anche con gran concorso di gente, la fama del bagno. Ma peraltro - avverte il relatore - alcune distinte signore erano tornate senza aver fatto il bagno per pudore di apparire svestite al cospetto degli uomini. Motivo per cui fu decretato che si potesse spendere dalle cinquanta alle cento lire "ad faciendum ibi fieri pro presenti unum casellum et unum seraleum" (per fare un serraglio ed una cabina) che fossero di protezione al bagno a dette matrone.

Il 22 agosto, sempre in Consiglio, fu deciso, in vista di erigere e riformare i bagni, un nuovo invio di medici e d’altri periti che riferissero sia in relazione alle acque sia in relazione alle fabbriche e agli edifici, dopo aver considerato bene il luogo e il modo dell'intervento. Alcuni giorni dopo la Commissione era già in grado di presentare al Consiglio il verbale della visita: in esso di nuovo si rilevava il gran concorso di gente che andava aumentando di giorno in giorno, e si proponeva di intervenire subito con opere murarie, anzitutto per creare un bagno riservato alle donne: "Infatti i nostri vecchi, maestra la stessa natura, coltivarono la verecondia al punto da non ritenere opportuno che non ci si dovesse lavare nemmeno alla presenza dei figli, puberi o comunque d’altri familiari".

E analogamente si presero provvedimenti perché anche gli affetti da malattie contagiose o ripugnanti potessero bagnarsi in luogo distinto dagli altri pazienti. Così si sarebbero dovuti costruire "loca stuvaria cum omnibus fabricis et apparamentis suis": i luoghi delle stufe nei quali evidentemente fare fanghi caldi. Ci si preoccupava infine, oltre che di prevedere la costruzione di una casa per i sovrastanti, di esonerare dal dazio locale i venditori di pane, vino, carni ed altri generi vittuari ad uso di chi fosse accorso a detti bagni.

Da questi primi provvedimenti - che portarono all’erezione di steccati e cabine per i vari tipi di bagnanti - passarono poi numerosi anni, finché nel 1493 si decretò una sistemazione definitiva, questa volta in muratura, del complesso termale, con la costruzione, o il restauro, dello stesso bagno detto "La Brentella", con ogni probabilità, come si è già accennato, da riservarsi alle donne, essendo altre vasche (anche quella cosiddetta della Cavalla?) riservate agli uomini. Il primo giorno del luglio di quest’anno 1493, infatti, il Consiglio Comunale di Verona elesse i tre provveditori sopra i bagni di Caldiero per provvedere i bagnanti dell'occorrente e vigilare sul decoro del luogo, mentre il 30 luglio, udita la relazione dei tre - che erano il cavalier Nicola Medici, il dottor Antonio Verità e Nicola degli Ormaneti - decretava di edificare quant'altro si riteneva di dover costruire attorno alle sorgenti "tam graduum tam murum circumcirca".

Il provvedimento ricorda anche l'esenzione dai dazi per le merci, da metà maggio a metà settembre, vale a dire per tutta la stagione dei bagni. Come addetti a seguire i lavori edilizi, furono confermati Nicola Medici, Antonio Verità e Nicola Ormaneto. E fu decretata anche una tassa di quindici soldi per ogni lira d’estimo da pagarsi da tutti i contribuenti alla veniente festività di San Michele e ciò "pro dicta fabrica facienda". Soltanto in quest’occasione si parla finalmente della costruzione di gradoni e di un muro di recinzione: siamo evidentemente di fronte all'atto di nascita del bagno della Brentella.

Quest’ultima decisione è ricordata anche dal Dalla Corte che annota come il 3 luglio 1493 "si determinò che per onore della città si dovessero restaurare i bagni di Caldiero che per negligenza dei Nostri erano con gran vergogna loro andati quasi del tutto in ruina: e perché la cosa camminasse bene, fecero soprastante alla fabbrica Nicolò de' Medici Cavaliero, Antonio Verità dottore e Nicolò Ormaneto; e ordinarono che tutti, così esenti come non esenti, pagassero in termine di tanto tempo quindici soldi per ogni libbra d’estimo". "La qual gravezza - aggiunge il Dalla Corte - pagarono tutti molto volentieri tanto era a ciascuno caro, che per onor della patria si restaurassero que' Bagni".

Sull'argomento tornò il Consiglio il 27 giugno del 1494, affermando come fosse necessario dare principio alla fabbrica ed ai restauri dei bagni: si accennò ad una ricognizione delle vecchie fondazioni e alla provvista delle pietre necessarie ai nuovi lavori. Segno che finalmente esisteva una precisa volontà politica di intervenire in maniera meno provvisoria di quanto non si era fatto fino allora, con costruzioni cioè in muratura anziché con steccati e casotti di dubbia durata, e di altrettanto dubbia dignità architettonica.

Si risparmiano al lettore le vicende successive alla costruzione del bagno della Brentella, per ricordare invece che la gradonata fu risistemata nell’800, togliendovi il quinto ordine di gradoni, e che, nella stessa occasione, fu elevato anche I'ammattonato dell'anello, sostituito allora, ma improvvidamente, da una fascia erbosa che sarebbe dovuta rimanere tale. E sempre in quelle circostanze si erano aggiunti altri brutti spogliatoi che tuttora resistono: sei alla destra e tredici alla sinistra dell'entrata.

Ancora: agli interventi ottocenteschi si deve I'escavo della trincea esterna al muro di cinta per separare meglio la piscina dal piano di campagna circostante in modo da impedire che le acque piovane andassero ad "inquinare" le acque termali. Fu provvida iniziativa, questa ma la trincea andrebbe oggigiorno ulteriormente approfondita almeno fino al piano di calpestio dell’anello attorno alla piscina, come premessa indispensabile ad un qualsivoglia risanamento del muro di cinta da ottenere con l'impiego di sostanze idrorepellenti.

Faceva invece parte del primitivo arredo del complesso la panchina circolare in muratura, a ridosso del muro di cinta e che gira tutto intorno al complesso nella sua parte interna, sopra il piano di calpestio, ad anello, che doveva essere in origine pavimentato con mattoni di cotto posti di taglio, sostituiti in data relativamente ancora recente da un volgarissimo getto di cemento.

Originali non dovrebbero essere nemmeno le molte cabine, ricavate sull'anello che gira tutto intorno alla piscina e che si appoggiano al muro di cinta. Andrebbero perciò almeno in buona parte demolite, con il recupero di due vasche da bagno monolitiche in marmo, che si trovano nelle due cabine poste di fronte all'ingresso e che potrebbero trovare più conveniente sistemazione ornamentale entro o fuori il recinto della Brentella.

Motivo di notevole disturbo per la lettura del complesso nelle sue peculiari caratteristiche storico-architettoniche è anche il grosso tubo che, pescando dal pozzo posto in tondo alla piscina, adduce acqua per via aerea alle altre piscine degli impianti termali, per cui sarebbe opportuna una sua eliminazione, come sarebbero opportune tutte le altre operazioni in grado di restituire alla Brentella quello che doveva essere il suo aspetto originario.

Rimanendo peraltro il complesso ancora sostanzialmente leggibile in riferimento alla sua primitiva progettazione, non sarà difficile, anche se senz'altro costoso, riportare ora questo bagno rinascimentale alle sue primitive condizioni: sarebbe così valorizzata una rara testimonianza di bagno, come tramandano le iconografie medioevali e rinascimentali.
Fonte: Notiziario BPV numero 3 anno 1986

Condividi "Le Terme di Caldiero" su facebook o altri social media!