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Giovedì 8 Dicembre 2016, Immacolata concezione
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Giovanni Francesco Caroto

Figlio di Pietro Caroto da Caravaggio, avviato allo studio della grammatica l’abbandonò per la pittura. Scolaro del Liberale, del quale sviluppò le tendenze di forma e di colore, passò a Mantova col Mantegna, mostrandosi così valente che il maestro lasciò uscire a nome suo opere del discepolo.

Tornato a Verona ripigliò il carattere locale, ma non rimase insensibile alle varie correnti artistiche, come appare dalla multiforme opera sua. Gio. Francesco Caroto si distinse tra i pittori contemporanei per la fluidità lineare, la morbidezza del colore, la luminosità e la bellezza del paesaggio. Dipinse a Mantova per i Gonzaga, a Milano per i Visconti, poi alla corte del Marchese di Monferrato quale pittore aulico.

Tornò, ricco, a Verona dove non dormì sugli allori, se dobbiamo giudicare dalla quantità, dalla varietà e dalla bellezza delle sue opere che in breve adornarono gli altari di Verona e le gallerie d'Italia e d’Europa, dovunque ricercate e tenute in gran pregio. Giovanni Francesco Caroto fu anche eccellente ritrattista.

Verona possiede una cinquantina d’opere del maestro, delle quali oltre venti sono conservate nel Museo di Castelvecchio, e cioè: Madonna col bambino e San Giovanni; La pietà della lagrima; Gesù scaccia il Demonio; Sacra famiglia e Santi Giovanni e Giobatta; Madonna; Fanciullo con pupazzetto; La croce di malta; Lucifero scacciato da Michele; Tre angeli cantori; Gesù bambino adorato dalla Madre e da Santi; La lavanda dei piedi; La Madonna, San Giuseppe, Maddalena; I tre arcangeli; Ecce Homo - SS. Barnaba Fr. Ant. Conf.; La Veronica (affresco); San Paolo; San Giorgio; La Fuga in Egitto; Mosè guida il popolo ebreo; Ritratto di giovane benedettino; Santa Caterina della ruota; Gesù porta la croce; Sofonisba beve il veleno.

La chiesa di Sant'Eufemia conserva nella Cappella Spolverini bellissimi affreschi e la copia de I tre Arcangeli, opera singolare di potente originalità che è presso il Museo. Ai lati della copia: Sant'Orsola e Santa Lucia. A Santa Maria in Organo sono dovuti al suo pennello gli affreschi della navata verso destra e La Vergine e Santi (IV alt. a sinistra). A San Fermo: Vergine e Santi (Cappella della Madonna). A San Giorgio: Sant'Orsola (I alt. a sinistra), Trasfigurazione, Passione e Resurrezione, Santi Rocco e Sebastiano (III alt. a sinistra), Annunciata (transetto). In Santa Maria della Scala: Annunciazione e Santi (III alt. a sinistra), Spalliera del coro. In Sant'Anastasia: San Martino (IV alt. a destra) e San Vincenzo (sagrestia). In San Bernardino: Congedo di Cristo da Maria (Cappella S. Croce). In Vescovado: Resurrezione di Lazzaro.

Molte pale d'altare erano nelle chiese della diocesi veronese, ma soltanto di qualcuna si ha notizia sicura. Nell'Oratorio della villa Bernini una Crocifissione; nella cappella Barbaro a Monteforte: Santi Sebastiano e Rocco; nella chiesa di Palù: Madonna e Santi.

Molti affreschi si vedono tuttora per quanto in pessime condizioni sulle facciate d’edifici cittadini in Piazza Bra’, Via Sant'Alessio, San Paolo, Piazza Erbe ecc.

Molte città italiane posseggono lavori di Gio. Francesco Caroto e particolarmente Mantova, Firenze, Fiesole, Torino, Milano, Bergamo, Venezia, Roma ecc.

All’estero vi sono opere del Caroto presso le maggiori pinacoteche: Berlino, Budapest, Parigi, Praga, Lipsia, New York, Filadelfia, Baltimora, Detroit ecc.

BIBLIOGRAFIA: Vasari; Dal Pozzo; Lanceni; Maffei; Zannandreis; Bernasconi; Da Persico; Simeoni; Vesone; Avena; Gerola; Samba; Vignola.
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