Login / Registrazione
Giovedì 8 Dicembre 2016, Immacolata concezione
follow us! @travelitalia

Giovanni Battista Biancolini

Scriveva J. de La Bruyère:

"Ci sono degli spiriti, vorrei dire mediocri, inferiori e gregari, che paion fatti per essere i raccoglitori, l’inventario e il deposito di tutti gli scritti dei geni: sono plagiari, traduttori, compilatori; non pensano per nulla, dicono quello che gli altri anno pensato; ... non hanno nulla di originale e di proprio; non sanno quello che hanno imparato e non imparano altro che ciò che tutti volentieri ignorerebbero, una scienza vana, arida, priva di diletto e di utilità...".

Questo grave giudizio su certa erudizione, non su tutta ovviamente, sarebbe stato fatto proprio da Scipione Maffei, se lo avesse conosciuto. Tale era, infatti, il pensiero del sommo erudito veronese nei confronti di tutti quanti, a suo dire poco più che dilettanti, andavano annaspando in archivi pubblici o privati ripromettendosi di dare alle stampe storie locali più o meno compendiose, come stava facendo in quegli anni, proprio nella sua Verona, Giovanni Battista Biancolini, di cui è ricorso nel 1980, il secondo centenario della morte.

La principale opera del Biancolini appunto, e cioè i nove tomi delle "Notizie storiche delle chiese dl Verona" (1749-1771) rischiò di far perdere l’amicizia che correva fra il Maffei e lo Zaccaria. Quest'ultimo, infatti, avendo lodato il Biancolini per la sua fatica e osato anzi paragonare l'impegno dell'autore delle "Chiese" con quello dell'autore della "Verona illustrata", si ebbe i fulmini del Maffei che, come si sa, non era certo uomo di mezze misure e davvero bravo sarebbe stato soltanto lui.

Il giudizio elogiativo sul Biancolini era stato espresso dallo Zaccaria nel primo tomo della sua "Storia letteraria d'Italia», ma già nel tomo secondo, a seguito della sfuriata del Maffei, il buon uomo aveva in parte ritrattato, con soddisfazione del grande erudito, e sicuro scorno del senz'altro meno illustre concittadino. Ma i meriti del Biancolini saranno però in seguito riconosciuti da chi, occupandosi di storia veronese, e di storia ecclesiastica in particolare, non avrebbe potuto fare a meno di ricorrere a quest'opera che rimane, nella letteratura locale, una pietra miliare, anche se con tutti i limiti connessi all'uomo e all'erudizione provinciale del tempo.

Ma che diceva dunque il Maffei del Biancolini, scrivendone allo Zaccaria? Ecco:

"Da che mi è stato scritto contro, non mi è stato fatto il maggior strapazzo di quello, che ella mi fa, pag. 194, non volendo, mettendomi insieme col Biancolini. Non possono dire il pregiudizio che ha fatto ciò in questo paese al suo libro. Questo è un uomo di fontico, che non ha letteratura alcuna, che si fa dar or da uno or da un altro pezzi etc., che usa furberie grandissime per farsi nominare qua e là, ma a Verona è pienamente in ridicolo. Io l'ho accennato una sola volta nel Museum, pag. 203. Quin in ipsa Veronensi urbe quidam praela, ne litterariae scenae sannio suus desit, exercens et Veronam mulierem a Troia, ut Aphitheatrum nostrum extrueret profectam, popello venditans etc.".

E ancora:

"Costui dunque ha fatto istoria di Verona da porre in pareggio con la mia e ha data la serie de' Scrittori Veronesi, dove impertinenza e pazzia è stata il ciò far dopo la mia Opera de' Scrittori Veronesi: non l'ha dunque ella veduta? E non era tenuta a dire che la Biblioteca Veronese era già pubblicata per innanzi? E’ da persona che sa leggere e scrivere? Niuna delle cose mie ha avuto tanto applauso. Se avesse occasione di correggere quella pagina... E de' pittori Veronesi non aveva io data la storia IV parte della Verona illustrata? Povere fatiche mie dimenticate così da chi mi vuoI bene, che sarà da' nemici? E quando pag. 258 lo chiama un illustre etc.; o Santi ",

In realtà il Biancolini non era così sprovveduto come il Maffei vuoi farci credere. Nato a Verona nel 1697, era stato messo a studiare grammatica nel collegio degli Accoliti del Duomo, ed umanità e retorica presso i Gesuiti di San Sebastiano, nella speranza, coltivata dalla sua famiglia, che avesse a farsi prete. Essendosi rifiutato a questa via, fu così dal padre obbligato ad attendere al commercio (uomo di fontico, appunto), e costretto quindi ad inseguire le sue passioni erudite a tempo perso.

Per la pubblicazione di questi nove tomi sulle chiese di Verona e diocesi, il Biancolini si era pur servito di documentazione raccolta da Ludovico Perini e da questi mai potuta pubblicare. Delle carte Perini il nostro profittò non soltanto nella redazione del primo volume, com’egli stesso ammette, ma anche nella redazione dei successivi, nell'arco di una ventina d'anni, aggiungendo e togliendo con una certa capacità critica, quella che ovviamente era in fondo concessa ad un dilettante, come allora si diceva, o ad un "outsider", come si direbbe adesso.

Ad ogni buon conto sta il fatto che, in questa come in altre sue opere - fra cui i tre volumi della Cronica della città di Verona di Pier Zagata (1745-49) e i due volumi, Dei vescovi e governatori di Verona (1757) e Serie cronologica dei vescovi e governatori di Verona (1760) - il Biancolini ha pubblicato una tal massa di documenti che "per quanto disordinata e talora contraddittoria, ha per lungo tempo formato il più largo contributo alla conoscenza della vita medievale della diocesi".

Questo giudizio di Luigi Simeoni, il grande storico medioevalista veronese, è ancora riproponibile in tutto il suo valore, non a disdoro degli atteggiamenti maffeiani, ma come tributo di riconoscenza ad un personaggio cui, chi si occupa di storia veronese, deve tuttora molto.

Lungi allora dall'essere quel poco di buono - come storico, s'intende - che il Maffei dipinge allo Zaccaria, il Biancolini è figura luminosa fra quanti - cosiddetti "irregolari della cultura" - hanno dato e danno il loro ingegno al progresso degli studi storici veronesi, andando anche incontro, con una grande passione civile e culturale, al rischio di trovarsi isolati. Non appartenere, infatti, a "scuole", non aver portato acqua al molino di qualcuno, può essere risultato, per il Biancolini, assai gratificante sul piano della pratica della libertà, ma è stato per lui anticamera di molestie, d’esclusioni, e in definitiva di silenzi più o meno interessati.

Da decenni, peraltro, anche il muro dell'omertà che i "regolari" hanno innalzato attorno a questo personaggio - perché di un autentico personaggio si è trattato - è caduto. Segno che, chi ha veramente qualcosa da dire può anche, entro certi limiti, calpestare le stesse regole del gioco, i plausi accademici e la solidarietà corporativa. La storia, pur riferita al caso Biancolini, è anche in tal caso maestra: ci troviamo, infatti, di fronte ad un protagonista che è divenuto tale nonostante la miopia dell'ambiente in cui visse e con il quale fu continuamente costretto a confrontarsi.
Condividi "Giovanni Battista Biancolini" su facebook o altri social media!