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Fumane

Verona / Italia
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Fumane (altitudine massima 1.127 metri s.I.m., minima 155) è vasto anche se non popoloso (poco più di tremila abitanti) Comune, il cui territorio occupa l'intera vallata dominata dal Corno d'Aquilio e dal Monte Pastello. Con il Capoluogo (distinto nelle località Banchette, Fumane, Bertarole, Casetta, Casterna, Isola, Osan, Piani, Vaio e Volta) compongono il Comune anche Mazzurega (con La Ca'), Cavalo (con Stravalle, Verago di Sotto e Verago di Sopra), Molina (con Manune) e Breonio (con Gorgusello di Sopra, Gorgusello di Sotto e Paroletto). Molina e Breonio appartengono però al Comune di Fumane soltanto dal 1929 quando vi furono annesse smembrandole da Sant'Anna d'Alfaedo (l'allora Comune si chiamava anzi di Breonio in Sant'Anna d'Alfaedo).

La grande valle di Fumane è la più incisa delle tre che compongono la Valpolicella: essa è, infatti, profondamente scavata nei calcari giurassici carsici sino alle alte superfici ricche d'acque di Breonio. La più occidentale delle valli lessiniche, è divisa dalla Val d'Adige dalla dorsale del Pastelletto e del Pastello, erosa, sul versante atesino, in un'erta cadente di dolomie.

La piana che ricade in parte nel Comune di San Pietro Incariano, con il quale il Comune di Fumane confina a sud, termina subito alle spalle del Capoluogo, vera e propria porta d'accesso alla lunga e stretta incisione principale della valle che punta dritta verso nord. Su essa confluiscono una serie di vallette laterali che le sono perpendicolari e sul suo fondo scorre il torrente Progno.

Una seconda incisione si apre ad ovest del Capoluogo, fra il colle Incisa e il colle la Fumana e sale fino oltre La Ca' fra Mazzurega e Cavalo. In essa si convogliano, a mezzo il torrente Lena, le acque del Pastello, del Monte Solane e parte di quelle dello stesso altopiano di Cavalo.

Sui fianchi della piana la valle è pure bordata di colline che la dividono dalla valle di Marano ad est e dalle vallette di Gargagnago e Sant'Ambrogio ad ovest: tanto su queste colline come su quelle che stanno immediatamente alle spalle del Capoluogo, regna oggi -come nella piana - la coltura della vite, specializzata o promiscuamente con quella dell'olivo e del ciliegio, essendo ormai totalmente sparite le colture cerealicole che, fino a non molti decenni fa, testimoniavano eloquentemente di un'agricoltura di sussistenza per le singole famiglie di coltivatori diretti o di mezzadri, essendo pressoché sconosciuta da queste parti la figura del salariato e rara essendo anche la figura del fittavolo.

Oltre le colline che ad anfiteatro si aprono sul Capoluogo, e soprattutto superati, anche attraverso larghe zone boschive, i quattro-cinquecento metri di altitudine, erano boschi e prati a perdita d'occhio. Ma anche in questo regno di boscaioli, di cacciatori e di pastori non era raro trovare il fazzoletto di terra coltivato a cereali, a patate, ad ortaggi, sempre nell'ambito di un'economia che garantiva non certo ricchezza ma solo sopravvivenza.

Tutto il territorio fumanese risulta, ma soprattutto nella parte alta, abitato fin dalle epoche preistoriche: Casterna. Fumane, Valle del Lena, Grotta della Ghiacciaia, Val dei Progni, Sacchetta di Molina, Riparo Solinas, Scalucce di Molina, I Covoloni, Casteion di Molina, Vaio della Merla, Castel Sotto Sengia, Castel di Cavalo, Forte Masua, Breonio, Dosso Lonardelli, sono le località nelle quali da un secolo a questa parte, avvengono importanti scoperte archeologiche, con restituzione di materiali dal Paleolitico all'età del Bronzo. Un territorio dunque popolato diffusamente fin da quelle età: al Riparo Solinas nello scavo del 1964 è stata messa in luce - come ricorda Salzani - una successione stratigrafica che probabilmente, in futuri scavi, porterà dei contributi preziosi per precisare l'evoluzione all'interno delle industrie litiche musteriane e, sempre nella valle di Fumane, recenti scavi hanno individuato uno stanziamento musteriano anche nella Grotta della Ghiacciaia.

Non è qui la sede per fare una storia dei vari insediamenti preistorici successivi. Basti ricordare che al Paleolitico superiore è riferibile anche il primo abitato delle Scalucce di Molina; che probabilmente alla Cultura dei Vasi a Bocca quadrata appartengono le tombe a cista trovate nel letto torrente Progno; che un panorama abbastanza vasto della metallurgia intorno al V secolo a.C. è dato dal ripostiglio di Campo Paraiso presso Breonio.

Già in età preistoriche - probabilmente della cosiddetta età del ferro - si costruirono nella valle di Fumane villaggi fortificati con case in lastrame di pietra, con tecniche murarie che continueranno poi, pur evidentemente perfezionate, ad essere impiegate fino ai nostri giorni: lo stava a testimoniare anche il "castelliere" di Sottosengia distrutto pochi anni fa.

Ma è in età romana che Fumane capoluogo fu probabilmente centro importante, se non capitale, del Pagus Arusnatium, vale a dire di una circoscrizione amministrativa autonoma abitata da una popolazione autoctona, e il suo territorio si estendeva su tutta l'attuale Valpolicella o almeno sulle sue porzioni occidentali e centrali.

Da Fumane provengono, infatti, le tre iscrizioni che nominano espressamente il Pagus e le sue divinità, oggi al Museo Maffeiano di Verona: qualche cippo, qualche lapide romana sono ancora in loco come il titolo che è davanti all'ingresso della scuola media o il genietto funerario che è nel campanile della chiesa di San Micheletto.

Qui pertanto - lo scrive Franzoni - dovettero aver sede i delecti, che formulavano le leges paganae, corrispondenti agli statuti rurali dell'età comunale. Di ciò ci è rimasto forse un indizio anche nella dedica al Genio del pago, ossia al suo spirito vitale e conservatore, che per analogia con le dediche al Genio del pater familias, che si trovavano all'ingresso del tablinium, cioè nel cuore della casa, dovette essere collocata appunto là dove il pago aveva il suo centro amministrativo.

Ancora è da segnalare la scoperta, avvenuta recentemente allo sbocco della valle, verso San Pietro Incariano e oggi in quel territorio amministrativo, di una casa romana con annessi rustici: il grande complesso è legato al toponimo ruine tuttora in uso ma già testimoniato in documenti del secolo decimoprimo. Altri toponimi di probabile origine romana rimangono nel capoluogo: Degnano (da Dignus), Osan (da Voxius), Marzane (da Martius), Carcirago (da Carcirius), etc. A Cavalo si segnala invece la dedica a Lualda, divinità arusnate, venuta di recente alla luce nel pavimento della "chiesa vecchia".

E sempre l'importanza di questa località è testimoniata dalla presenza di un'opera difensiva di età romana i cui resti furono già segnalati nel Settecento dal Maffei verso la sommità del monte Pastello e persino disegnati, nel secolo scorso, dal Razzetti. Forse si tratta di quel castello fatto costruire da Quinto Lutazio Catulo nel 102 a.C. per contrastare l'invasione dei Cimbri. Anche il toponimo Breonio è fatto derivare dai Breuni, nome di una popolazione alpina insediata attorno al passo del Brennero; in ogni caso pur qui sono da registrare numerosi rinvenimenti di tombe con corredi in estese necropoli di età romana.

Come sono relativamente numerose le attestazioni di antiche civiltà, non molto, dal punto di vista delle strutture materiali, rimane qui invece a testimoniare il Medioevo: se si escludono i probabili resti del castrum Fumanis sulla cima del colle La Fumana, strutture sicuramente romaniche non sono oggigiorno rilevabili nemmeno nelle due chiese di Santa Maria del Degnano al Vaio e di San Michele, detto San Micheletto, sopra la contrada La volta, nel Capoluogo.

Sicuramente romanico è invece il campanile della Chiesa Vecchia di Cavalo. Esso testimonia, con la chiesa più volte rifatta, l'importanza di questo monumento eretto, probabilmente, su resti di un fano dedicato alla dea Lualda, per servire i centri di Monte (in Comune di Sant'Ambrogio), di Mazzurega e di Cavalo che dipendevano tutti, ecclesiasticamente, dalla pieve di San Giorgio, mentre Fumane era allora dipendente dalla Pieve di San Floriano.

Più numerose si fanno le presenze monumentali all'autunno del Medioevo. Forse già Federico della Scala - ma è solo un'ipotesi - aveva un palazzo anche in Fumane, dominante fa località Vicarie. Quando i veneziani misero in vendita i beni della Fattoria Scaligera, i Maffei acquistarono qui case e campi che passarono poi, a metà del secolo XVI, ai Dalla Torre, i quali vi costruirono l'attuale monumentale villa. I documenti del secolo XV parlano già di un "palazzo" e di una "chiesa di Santa Maria della Corte" che qui preesistevano alla villa; ma anche i recenti restauri condotti nel complesso hanno messo in luce preesistenze trecentesche. Del resto lo stesso toponimo Vicarie è al proposito assai indicativo, avendo appunto Federico della Scala il titolo di Vicario, oltre che di Conte della Valpolicella.

Un complesso edilizio di notevole importanza e di chiara ascendenza quattrocentesca è anche in contrada Osan: una barchessa di doppio loggiato fiancheggiato da bella colombaia, dà su di un'aia pavimentata a mattoni, sulla quale si affacciano nume- rose casette.

Già dai primi decenni del Trecento è data come esistente anche la chiesa di San Zeno con annesso cimitero che diventerà poi, nel secolo successivo, la chiesa parrocchiale con fonte battesimale portante incisa la data del primo giorno di giugno del 1442.

AI secolo decimoquinto va ascritto anche il rifacimento della chiesa di Santa Maria del Degnano con edifici annessi, nell'edizione giunta fino a noi; si tratta di un vano ad una sola navata, senza transetto, formato, nella sua porzione plebana, da due campate quadrangolari voltate a crociera alle quali si innestano un presbiterio quadrangolare, pure voltato a crociera, ed un'abside che è un mezzo decagono, a spicchi. E se sempre quattrocentesche dovrebbero essere la sopraelevazione ed il rifacimento del presbiterio della chiesa vecchia di Cavalo (dotata anch'essa, intorno a quegli anni, di fonte battesimale), ancora risalente al Quattrocento è la vecchia chiesa di San Marziale di Breonio: un bell'edificio ad una sola nave con presbiterio che sarà poi decorato, nel secolo appresso, da affreschi di Domenico Brusasorzi ed altri artisti veronesi. Essa ha già un rettore nel a 1454: indipendente da ogni pieve nel 1458, fu dichiarata, nel 1565, arcipretura.

Fenomeno tipico negli anni fra Quattro e Cinquecento è la nascita. anche nella vallata fumanese, di numerose ville. Esse si calano nel territorio talvolta adeguandosi al paesaggio circostante, talvolta invece violentandolo. Villa di notevole monumentalità è nel capoluogo quella Dalla Torre, edificata sul luogo di un preesistente edificio già dei Maffei ed in data ancora precedente degli Scaligeri.

Ci troviamo anche qui forse di fronte ad un insediamento di origine longobarda con un " palatium ", una "curtis" ed un titolo di Santa Maria, che ben si accompagnerebbero ad altri vicini toponimi longobardi come la Sala e la chiesa di San Michele (con relativo cimitero). L'attuale villa, preclaro esempio di abitazione esclusivamente signorile, fu edificata in ogni modo verso il 1560 per conto dei Dalla Torre su disegno di ignoto architetto che potrebbe anche essersi ispirato a Giulio Romano. Ma il tempietto, a pianta centrale, è invece concordemente attribuito a Michele Sanmicheli che qualche storico volle pur indicare come l'autore di tutto il complesso. L'architettura vi si svolge tutta internamente, attorno ai quattro lati di un porticato al quale si accede da due giardini. Il modello a cui sembra essersi ispirato il progettista, è quello della casa romana, i cui esemplari superstiti erano allora conosciuti, oltre che attraverso la trattatistica, anche per gli scavi di Roma e di Ercolano. I camini con mostruose bocche sono stati rivendicati dal Magagnato agli stuccatori Ridolfi. La villa, che era caduta fra Otto e Novecento in uno stato di penoso abbandono, è stata riscattata dagli attuali proprietari.

Cinquecentesco - anche se con aggiunte posteriori - dovrebbe pure essere il nucleo della villa Salle-Jenna in località la Volta: il bellissimo doppio loggiato è senz'altro di tale epoca. E sempre cinquecentesca, anche se oggi pressoché irriconoscibile, è la dimora dei Marchiori - poi dei Cerù, oggi dei Cicogna - quasi di fronte al Municipio, nella piazza del Capoluogo; grandiosa, essa aveva un loggiato, ora otturato, al piano terra.

AI Settecento risale la dimora dell'abate Bartolomeo Lorenzi in località Cavarena di Mazzurega (priva di particolare valore architettonico, essa è particolarmente cara ai locali per i soggiorni del celebre poeta), mentre realizzata ai primi dell'Ottocento, ma di impianto ancora settecentesco, è invece la villa dei Ravignani, oggi Antonietti, in località Ca' Melchiorri, ai piedi del colle dell'Incisa, sotto il Santuario della Salette: e della quale è autore l'architetto Barbieri.

Il Settecento registra in tutta la valle di Fumane anche il rinnovo dell'edilizia religiosa. A Fumane e a Mazzurega si rifanno le due chiese parrocchiali mentre a Cavalo e a Breonio se ne costruiscono due di completamente nuove, in posizione diversa dalle due antiche.

A Fumane promotori dell'iniziativa erano stati con il parroco "pro tempore", lo stesso Comune di Fumane e il nobile Raimondo Dalla Torre che erano, a seguito dell'atto redatto nel 1436, i giuspatroni della parrocchia. E si deve probabilmente al Dalla Torre se a fornire il disegno per la nuova chiesa fu chiamato uno dei migliori architetti veronesi del momento: quel Girolamo Dal Pozzo (1718-1800), notizie del quale ci forniscono, tra gli altri, in particolare, sia il Milizia sia lo Zannandreis.

Anche a Mazzurega la parrocchiale, dedicata a San Bartolomeo apostolo, fu rifatta lei sec. XVIII; vi si conserva tuttavia ancora un bel dipinto di Antonio Badile (1556) che fu maestro e suocero di Paolo Veronese e che qui aveva acquistato numerosi beni.

Breonio, abbandonata la vecchia chiesa di San Marziale perché evidentemente troppo piccola, un nuovo grandissimo tempio fu costruito fuori del paese sopra Gorgusello e Molina in modo da servire meglio anche quelle due località. L'atto di donazione del terreno da parte del parroco è del 1758. I lavori durarono fino al 1830 circa, ma l'officiatura del tempio fu resa una prima volta già impossibile dopo il terremoto del 1882 per l'aggravarsi di lesioni registrate quasi subito dopo l'inaugurazione dell'edificio, per eccessivo peso della costruzione gravante su terreno di natura franosa.

A Cavalo la nuova parrocchiale, spostata in centro paese, fu eretta a partire dal 1784. Consacrata nel 1789 è adorna di affreschi di Marco Marcola.

Per concludere con qualche appunto di carattere economico, e ricordato l'esodo dall'agricoltura negli anni immediatamente successivi alla guerra 1940-1945 (fenomeno troppo recente perché sia analiticamente descritto), si dirà come anche qui, già negli anni '60, il reddito prodotto nel settore agricolo - che nel dopoguerra era ancora intorno all'80% del reddito prodotto nell'intero Comune - scendesse al 40%, per rappresentare soltanto il 20% negli anni '70. E non si andrà lontano dal vero se - pur in mancanza di precisi dati statistici - si annoterà che intorno agli anni '80 esso doveva aggirarsi intorno al 10%.

E' dunque solo di questo dopoguerra la nascita, nel territorio fumanese, della piccola e media industria con il fiorire altresì di tutte quelle attività del settore terziario ad essa connesse. Nella zona di montagna, pur non abbandonando i pascoli, ci si industriò attivando cave e laboratori di marmi ed altri materiali lapidei, mentre nel capoluogo si insediarono piccole e medie ed anche qualche consistente industria che frenarono l'esodo di parte della popolazione locale. Ma mentre il capoluogo, ed in parte Cavalo e Mazzurega, conservarono un loro equilibrio demografico, le frazioni montane di Breonio e Molina si depauperarono progressivamente con perdite anche consistenti, cioè rispetto alla popolazione dei tempi andati, anche dell'ordine di oltre il 50%, dando così un nuovo assetto alla demografia di tutta la valle.
Fonte: Notiziario BPV numero 2 anno 1989

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