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Lunedì 26 Settembre 2016, SS. Cosma e Damiano
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Frà Giovanni da Verona

A trenta chilometri da Siena, in comune di Asciano, Monte Oliveto Maggiore è una famosa abbazia. Sorge sopra un'altura dominante il paesaggio particolare costituito dalle crete circostanti, ed è casa madre dei Benedettini Olivetani.

Il luogo, di sua natura solitario e selvaggio, è di un incanto difficile a descriversi. Sul colle dell'abbazia, al centro della riarsa e desolata solitudine delle crete, svetta, nel perimetro di quasi un chilometro quadrato, una selva di cipressi che con pini, querce, olivi, formano un'oasi nel mezzo della quale, fra i borri e i precipizi che li circondano, troneggiano gli edifici del monumentale complesso al quale si accede soltanto dal ponte levatoio di una torre merlata.

Il nome di origine di quest’insigne badia - fondata dal beato Bernardo nel 1313 - sarebbe soltanto " Monte Oliveto ". L'aggettivo "Maggiore" gli fu aggiunto in proseguimento di tempo per differenziarla da badie omonime: Monte Oliveto di Firenze, Monte Oliveto di Napoli, Monte Oliveto di San Geminiano.

Belle cappellette, dedicate dalla pietà dei monaci ai maggiori santi dell'Ordine, occhieggiano nell'immenso verde. Nel centro, rossigno e solenne, sorge il monastero che è abbazia «nullius» e archicenobio della congregazione. A fianco, la chiesa col possente campanile a cuspide. Sul piazzale, il gran fabbricato delle antiche scuderie: recenti restauri, condotti con opportuni accorgimenti ed innovazioni, lo hanno trasformato in un’accogliente foresteria capace di oltre cinquanta persone e in un collegio monastico.

Chiesa e chiostro sono il centro del complesso, rispettivamente con il bellissimo ciclo di affreschi della vita di San Benedetto dovuti al Signorelli (1497-98) e al Sodoma (dal 1505 in avanti), e con il magnifico coro ligneo intagliato ed intarsiato da Fra’ Giovanni da Verona (1505), non inferiore certamente agli analoghi cori, realizzati sempre dal fantastico e vivace frate, e ancora visibili nel Duomo di Siena e nella Chiesa di Santa Maria in Organo a Verona.

L'autore del coro è dunque veronese. Si tratta di quel Fra' Giovanni che era nato a Verona tra il 1457 e il 1458, si vestì olivetano in San Giorgio di Ferrara, fece la professione monastica in Monte Oliveto Maggiore il 25 marzo 1476, divenne poi sacerdote, e passò a miglior vita il 10 febbraio 1525.

Ingegno versatilissimo, amico, fin da quando era nel secolo, degli artisti concittadini Liberale e Fra’ Giocondo, aveva imparato da essi, rispettivamente, l'arte del minio e cognizioni d'architettura; anzi era stato forse lui ad accompagnare all'archicenobio di Monte Oliveto il Liberale stesso, che vi miniò dei corali - oggi allogati a Chiusi - dopo aver eseguito quelli per il Duomo della vicina Siena.

Dopo questa sua prima apparizione, Fra' Giovanni fece parte della famiglia di Monte Oliveto Maggiore nel 1481-82 e poi dal maggio 1502 al maggio 1506. Appunto in questa sua seconda dimora egli attese al lavoro del coro: e tanta fu l’attività spiegata da lui e dai suoi collaboratori che l'opera fu condotta a termine in ogni sua parte. Ma questo coro eseguito per Monte Oliveto non è più in loco: si trova nel duomo di Siena dove fu trasportato ai tempi della soppressione napoleonica degli ordini religiosi.

C'è invece a Monte Oliveto - sempre di Fra' Giovanni - il coro da lui eseguito nel 1515-16 per San Benedetto di Siena, riuscito uno dei più perfetti e qui traslato nel 1820, venuto a prendere il posto di quello che era stato strappato a Monte Oliveto dalla soppressione di Napoleone.

Queste tarsie sono davvero incantevoli: vi sono raffigurati, con somma maestria, strumenti scientifici, oggetti religiosi, animali, paesaggi, ma soprattutto architetture, a dire l'interesse del monaco olivetano per i problemi della prospettiva, per lo studio dell'antico, per i temi della città ideale, per quelli dell'urbanistica. Molti di questi intagli raffigurano scorci, strade, piazze di città, con evidenti riferimenti a Verona, a Siena, a Roma, a Ferrara, a Napoli forse, dove pure Fra’ Giovanni operò, lasciando magnifici saggi della sua arte.

Per queste, come per altre tarsie, Fra’ Giovanni merita il titolo di studioso di urbanistica.
Anche se Fra' Giovanni - che in Verona è tra l'altro l'autore del campanile di Santa Maria in Organo e del portale del Vescovado - non può essere stato l'esecutore materiale di tutte le tarsie da lui prodotte - e sarà stato assistito, come risulta anche dai documenti, da un’infinita schiera di scolari e di aiuti - a lui si deve comunque l'idea di tante realizzazioni, ed in questo senso sarebbe interessante conoscere di più sui disegni ed i cartoni che egli deve aver prodotto e dei quali non risulta finora essere rimasta traccia.

Anche per questi motivi l'opera complessiva di quest’artista, con le matrici culturali che vi sottendono. andrebbe rivisitata e approfondita.
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