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Fortificazioni sul Tartaro

Verona / Italia
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Il corso del Tartaro segna, per buon tratto, il confine fra la provincia di Verona e quella di Mantova, prima, e quella di Rovigo, poi. Questa sua posizione lo rendeva particolarmente importante nei secoli passati, quando costituiva una via fluviale frequentata, era serbatoio d'acqua per la diffusa coltivazione del riso e divideva terre appartenenti ad autorità politiche diverse. Proprio per controllare i traffici e i guadi e per difendere i confini sorsero, lungo il suo corso, alcune roccaforti ora totalmente scomparse o di cui restano solo le rovine.

Di esse però ci hanno tramandato l'immagine i documenti cartografici e gli antichi archivi sono in grado di fornire preziose indicazioni circa la funzione espletata. Attraverso la relazione contenuta, ad esempio, in un fascicolo dell'Archivio dei conti Campagna c’è possibile seguire il viaggio che alcuni ufficiali veronesi, inviati dal Podestà ad ispezionare i luoghi di confine, effettuarono nel 1599, in barca, e trovar riferimento alla prima rocca che s’incontrava a sud di Gazzo Veronese.

"Si vide - vi si legge - a banda destra (del Tartaro) una torre rotta qual viene nominata Bastion delle Zenzale e de indi si gionse ad un condotto nominato Busatello ». L'ubicazione di questo bastione, dal nome chiaramente allusivo alla condizione del luogo circondato dalle paludi e quindi infestato dalle zanzare, è facilmente identificabile perché ancora sussiste il corso del Busatello che sfogava le acque del Tartaro nella Derotta, un'ampia depressione situata nella parte settentrionale del territorio di Ostiglia. Anzi il Busatello è oggi particolarmente noto perché alimenta una delle poche zone umide sopravvissute nella nostra provincia.

Il Bastion delle Zenzale era stato eretto nel 1404 per volontà del capitano Francesco Gonzaga, su terreni sottratti all'abbazia di San Zeno di Verona. Successivamente era stata impiantata una palificata attraverso la corrente del Tartaro per impedire l'uso della pesca ed era stata collocata una catena che bloccava il transito «a naviganti che avessero ricusato di contribuire certa gabella».
L'intraprendente signore di Mantova voleva, in definitiva, trar anch'egli guadagno dai traffici fluviali e dalle peschiere, anche se il corso del fiume non ricadeva sotto la sua autorità; ma rinunciò al proposito di fronte alle decise reazioni delle autorità venete. Il Bastione, detto anche di Pontarso, continuò però ad essere presidiato e venne demolito nel corso del '700.

Pochi, chilometri più a sud di esso il Tartaro incrociava la strada che da Ostiglla porta a Verona seguendo il tracciato della romana Claudio-Augusta. Qui si biforcava in due rami, il Tartaro vero e proprio ed il Tartarello che si ricongiungevano dopo non lungo tratto. I terreni compresi fra i due alvei, caratterizzati da un’intricata rete di canali secondari, furono contesi fra Mantovani e Veronesi, come del resto la vicina Ostiglia, ma assegnati definitivamente ai Gonzaga agli inizi del Quattrocento quando Verona venne assoggettata a Venezia.

Il passaggio della via consolare sul Tartaro fu sempre ritenuto strategicamente assai importante e perciò controllato da strutture belliche poste sulla sponda destra. Una volta entrato in possesso della zona, il Gonzaga provvide subito a rafforzare le preesistenze scaligere e a farne un temibile baluardo congiungendolo con un ponte levatoio alla riva veronese e mantenendovi una guarnigione ai comandi di un castellano.

L'immagine di tale baluardo è riprodotta in numerosi disegni degli archivi di Stato di Mantova, Verona e Venezia che concordano nel rappresentare un recinto compatto all'interno del quale s’innalza un mastio con piombatoio, feritoie e quanto si addice ad un potente arnese da guerra. Davanti al ponte del levatoio era situato il restello, una specie di cancello mobile che fungeva da posto di blocco. Ma non era questo l'unico posto di controllo di questa zona: lungo i pochi chilometri che separavano Pontemolino dal borgo fortificato di Ostiglia s'incontravano altre due torri, quella così detta "di mezzo", sul Tartarello, e la "torre storta". Una vera e propria zona militarizzata la cui situazione trova spiegazione nelle alterne vicende che la interessarono prima del '400.

Poco ad est di Pontemolino, là dove Tartaro e Tartarello ridiventavano un unico fiume e in s'ingrossavano ulteriormente accogliendo le acque del Tregnone, un altro presidio militare ne controllava il corso: il bastione di San Michele ad Aquatraionum. Il cronista veronese Paride da Cerea ricorda che esso fu conquistato dai nemici di Ezzelino, nel 1245, assieme a Moratica, Gazzo e Villimpenta. Dello stesso si fa menzione anche negli Statuti veronesi del 1276. G.M. Varanini, come sempre assai attento nella documentazione, ricorda che negli anni '70 del Duecento risultava essere presidiato da una guarnigione e che un'aggiunta agli Statuti, risalente probabilmente all'età di Alberto della Scala, prevedeva la costruzione di un posto di sorveglianza a Ravagnana. Inoltre quando sul finire del Trecento si costituì su un'estesa zona della bassa pianura veronese la signoria dei Dal Verme, anche il Bastione di San Michele cadde sotto il controllo di questa famiglia che vi collocò un castellano.

La logica che presiede alla scelta dei luoghi in cui collocare queste scolte in un ambiente caratterizzato dalla distesa degli acquitrini è facilmente individuabile. Si voleva esercitare controllo dei punti in cui corsi d'acqua minori confluivano nel Tartaro. Così successe per il Bastion delle Zenzale, sul Busatello, immediatamente a sud della confluenza del Tione-Tartaro, per quello di San Michele e, ancora, per quello della Crosetta, sotto Legnago. Una funzione più specializzata esplicava invece quello di Pontemolino che fungeva da "dogana" per chi veniva dallo Stato Veneto o entrava in esso. Dalla parte Mantovana, fra il bastione e la Torre di Mezzo, funzionava anche un'osteria ove i viandanti potevano ristorarsi e pernottare e dove, a quel che si legge, si davano appuntamento anche persone che vivevano di contrabbando o di altre attività poco ortodosse.

Dal restello antistante il fortilizio transitavano quotidianamente mercanti e pellegrini, militari o semplici lavoratori. Ma, talora, anche personaggi illustri sul cui passaggio le cronache dell'epoca, per il solito molto attente a questi avvenimenti, ci hanno lasciato resoconti particolareggiati. Allo scadere del secolo XVII, per citare un esempio, giunse sul luogo la regina di Spagna con il «treno delle sue dame e cavalieri di sua corte». Qui stava ad attenderla la duchessa di Modena, sua sorella ed un drappello di soldati veneti formato da cernide e cappelletti, per congedarla dalle terre della Serenissima con spari ed altri segni di omaggio. In maniera analoga era intenzionata ad accoglierla la guarnigione mantovana della rocca e fra i rappresentanti dei due diversi Stati ci furono abboccamenti per accordarsi in maniera tale da rispettare ruoli ed ambiti di potere. Anche a Pontemolino, seppure su problemi di basso profilo politico, il prestigio del ducato di Mantova, ormai prossimo alla sua fine, trovava modo di confrontarsi con quello del leone di San Marco.
Fonte: Notiziario BPV numero 3 anno 1990

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