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Fondazione Miniscalchi-Erizzo

Verona / Italia
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L'idea di creare in Verona una Fondazione artistica con sede nel. Palazzo Miniscalchi, trasformando la dimora gentilizia in museo, maturò nella prima metà degli Anni Cinquanta nei frequenti incontri tra il conte Mario Miniscalchi-Erizzo e il prof. arch. Piero Gazzola, allora Soprintendente ai monumenti per le Province di Verona, Mantova e Cremona.

Privo di discendenza diretta, il conte Miniscalchi si preoccupava di preservare al decoro civico da una dispersione altrimenti inevitabile sia l'antica dimora sia le collezioni attinenti all'arte e alla storia in essa conservate, ispirandosi agli esempi prestigiosi delle Fondazioni Poldi Pezzoli di Milano, Querini Stampalia di Venezia, Horne e Stibbert di Firenze.

Il conte Miniscalchi, con testamento del 1955, dopo avere nominato erede universale l'unica nipote "ex fratre" e stabiliti alcuni legati, fece obbligo all'erede di costituire una Fondazione a scopo educativo e culturale da intitolarsi "Museo Miniscalchi-Erizzo". Ad essa egli lasciava a titolo di legato l’avito palazzo di Via San Mammaso e il grandioso edificio classiccheggiante di Via Garibaldi, nonché parte degli arredi e le collezioni d’interesse storico, artistico, archeologico in esso contenute, dettando altresì le norme dello statuto che avrebbe retto la Fondazione.

Peraltro l'efficacia del dispositivo testamentario, compreso il legato a favore della costituenda Fondazione, fu subordinata ad usufrutto in favore della consorte del conte, Anna Manca dei marchesi di Villahermosa e Santa Croce.

Il conte Mario Miniscalchi-Erizzo morì il 12 novembre 1957. Grazie all'assiduo interessamento del prof. Gazzola, la Fondazione, che era stata costituita il 30 aprile 1964, venne eretta in Ente Morale di diritto privato con la conseguente approvazione dello statuto con decreto del Presidente della Repubblica Italiana n. 694 del 30 aprile 1965. Ebbe allora inizio la "vita prenatale" della Fondazione, vigendo il già ricordato vincolo dell'usufrutto. Nel 1974, con il consenso dell’usufruttuaria, ebbe inizio un primo riscontro inventariale delle collezioni storico-artistiche legate alla Fondazione per iniziativa del consigliere della Fondazione ing. Cesare Benciolini coadiuvato per la consulenza scientifica dall'archeologo prof. Gian Paolo Marchini.

La Fondazione divenne giuridicamente operante, entrando nel possesso dei beni, alla morte della vedova del conte Mario Miniscalchi-Erizzo, avvenuta il 25 marzo 1975. A vent'anni dalla morte del conte Mario Miniscalchi-Erizzo, la Fondazione destinata a perpetuare il nome del casato prese poi il via tra innumerevoli difficoltà, soprattutto d’ordine finanziario.

Gian Paolo Marchini era stato nel frattempo nominato Conservatore, con il compito principale di realizzare il dettato statutario: «...la Fondazione ha lo scopo educativo e culturale di conservare le collezioni... rendendole note e accessibili alla visita degli studiosi e del pubblico» (art. 2). Si trattava, in primo luogo, di catalogare le vaste ed eterogenee raccolte conservate in Palazzo Miniscalchi, ma anche di affrontare e risolvere urgenti problemi di natura patrimoniale nell'ambito di una serie di meccanismi successori complessi e delicati.

Furono varati alcuni lavori urgenti di risanamento del vasto complesso immobiliare della Fondazione, giunto in condizioni di notevole degrado, mentre furono poste in atto anche alcune difese preliminari del patrimonio storico-artistico.

Nel settembre 1979 la morte prematura del prof. Piero Gazzola privò la Fondazione non solo dell'entusiasmo del suo ideatore, ma anche della competenza scientifica e del prestigio di una personalità di grande rilievo.

Tuttavia, pure nelle difficoltà, la navicella della Fondazione continuò non solo a navigare le acque delle sopravvenienze quotidiane - che poco hanno a vedere con la cultura, eppure imprescindibili - ma si cominciò ad impostare la rotta che avrebbe dovuto portare al conseguimento dell'obiettivo statutario. La primitiva, suggestiva ipotesi di creare un museo d'ambiente si dimostrò irrealizzabile sia per il numero esiguo degli arredi e dei loro complementi legati alla Fondazione sia per la loro eterogeneità. L'attenzione si spostò più segnatamente, sulle raccolte, grazie alla schedatura preliminare degli oggetti, fu possibile accorpare l'imponente materiale entro alcune sezioni principali: disegni antichi, bronzistica rinascimentale, arte sacra, archeologia, armi e armature antiche, arti decorative, numismatica e sfragistica, pittura, arredi, libri, archivio storico. Ogni sezione, poi, fu a sua volta articolata in sottosezioni in rapporto alla tipologia e alla cronologia degli oggetti.

Giova precisare, a questo punto, l'origine delle raccolte pervenute alla Fondazione. Si tratta di collezioni eclettiche, diversamente confluite nella famiglia Miniscalchi nell'arco di oltre tre secoli. Il nucleo principale e più antico delle raccolte è rappresentato dagli oggetti appartenuti al "museo" - oggi lo si definisce "Wunderkammer" - di Ludovico Moscardo (Verona, 1611-1681), che, a sua volta, aveva assorbito il cinquecentesco "cabinet des merveilles" dello speziale veronese Francesco Calzolari. Altri nuclei di provenienze rimandano a famiglie che storicamente si legarono in parentela con i Miniscalchi, come gli Erizzo e i Pullé, tralasciando gli apporti isolati e occasionali.

Risulta evidente, pertanto, che il "Museo Miniscalchi-Erizzo" non era mai esistito, poiché le collezioni conservate nel palazzo vi erano approdate - e talora uscite - attraverso i meccanismi, spesso complicati, delle successioni ereditarie tra nobili famiglie e che non erano legate alla personalità di un collezionista, alle sue scelte e al suo gusto.

La circostanza lascia bene intuire il lungo lavoro filologico compiuto per ricercare, all'interno delle eclettiche raccolte, alcuni "fili conduttori" seguendo i quali creare un vero Museo, nuovo di zecca, con quanto era stato variamente tramandato nel tempo.

Una volta abbozzato il piano organico del costituendo Museo, si rese necessario un non meno attento studio del rapporto tra il contenitore del futuro Museo - ossia le sale del palazzo che erano state abitate dai Miniscalchi-Erizzo fino al 1977 - e i contenuti, al fine di integrare armonicamente l'uno con gli altri, senza dimenticare, nel progetto di sistemazione scientifica delle collezioni, di conservare agli ambienti, che per oltre cinque secoli avevano svolto specifiche funzioni residenziali, il sapore della dimora nobiliare. Si trattò, in altri termini, di trovare una serie di punti d’equilibrio tra le esigenze espositive della moderna museologia e quelle del rispetto di una casa signorile vissuta senza soluzione di continuità dalla metà del Quattrocento. Esigenze, codeste, che non dovevano essere annullate e neppure stravolte, ma anzi - per quanto possibile - esaltate nel rispetto delle situazioni storiche.

Ebbe allora inizio la lunga e onerosa opera di restauro degli ambienti, che prese le mosse sul volgere del 1978. Si trattò non solo di restaurare le sale per riportarle all'originario splendore, ma anche di recuperarne alcune, estrapolate nel tempo dalla residenza della famiglia, e di adeguarle tutte alla nuova destinazione museale in armonia con una legislazione che proprio in quegli anni cominciava ad imporre un inedito garantismo. Anche gli oggetti d'arte che lo richiedevano furono sottoposti a restauri conservativi, che ne consentissero il pieno recupero e la migliore fruizione.

Nello stesso tempo prese avvio anche l'allestimento del costituendo Museo con la progettazione e la costruzione di contenitori specifici, mentre gradualmente si risolvevano i problemi degli impianti di sicurezza e d’illuminazione. In quegli anni di lavoro preparatorio il Museo Miniscalchi-Erizzo cominciò a funzionare come punto di riferimento culturale accogliendo richieste di studiosi e partecipando a numerose e qualificate esposizioni in Italia e all'estero mediante prestiti temporanei d’alcuni oggetti.

Nell'estate del 1983 il Museo Miniscalchi-Erizzo aprì le porte di alcune sale presentando, in forma di mostra temporanea, le proprie "Collezioni rinascimentali". L'apertura, che fu realizzata con un entusiasmo pari all'esiguità dei mezzi, registrò un notevole successo e fu di buon auspicio per la costituzione di un fondo che consentì un intervento urgente e di grande rilievo non solo per l'immagine della Fondazione, ma per la salvaguardia del patrimonio artistico della città: il restauro della facciata dipinta dell'antico Palazzo Miniscalchi di Via San Mammaso, allora pericolosamente degradata.

L'inaugurazione del restauro, il 29 agosto 1984, fu solennizzata con l'apertura, all'interno di alcune sale del futuro Museo, di un’inedita mostra dedicata alle "Facciate dipinte di Verona nei disegni di Pietro Nanin". L'esposizione era conclusa da una sezione tecnico-documentaria dell'avvenuto restauro della facciata dipinta di Palazzo Miniscalchi.

In parallelo ai lavori nella sede museale, la Fondazione, che deve provvedere al proprio sostentamento e al proprio funzionamento, dovette affrontare la graduale riqualificazione del patrimonio immobiliare, che tuttora prosegue, per garantirsi quelle rendite che consentono ad essa di operare. Il 30 marzo 1990 le sedici sale del Museo Miniscalchi-Erizzo furono solennemente inaugurate e, in concomitanza, fu realizzata la prima prestigiosa mostra allestita nelle sale terrene del palazzo, a tal fine ristrutturate, dedicata ai "Tesori delle Fondazioni artistiche italiane".

A quella mostra fecero seguito, nei primi cinque anni di funzionamento del Museo, altre ventidue esposizioni temporanee intese, pur nella varietà delle proposte, a valorizzare soprattutto il collezionismo privato, di cui il Museo stesso è figlio e testimone, e le arti decorative. . Nella prima metà del 1991 si è costituita l'Associazione degli Amici del Museo Miniscalchi-Erizzo, prima in Verona, che opera in termini di volontariato culturale e di mecenatismo a favore del museo privato veronese.
Fonte: Notiziario BPV numero 3 anno 1995

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