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Ferrara di Monte Baldo - Gli ex-voto della Madonna della Corona

Verona / Italia
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La tradizione vuole che nel 1522, quando i turchi invasero l'isola di Rodi, un'immagine miracolosa dell'Addolorata, che ivi si conservava, misteriosamente sparisse e venisse di lì a poco miracolosamente trovata in un piccolo pianoro semi-inaccessibile sullo strapiombo che fiancheggia il Monte Baldo verso la VaI Lagarina.

R. Brenzoni sostenne la tesi che l’immagine sia opera d’artista locale, probabilmente influenzato dalla maniera tedesca, tesi che convince maggiormente di quella più affascinante, ma piuttosto dubbia, della tradizione.

Sta di fatto che verso il 1530 fu costruita una piccola cappella sullo sprone di roccia e ad essa cominciò a pervenire un gran numero di fedeli in devoto pellegrinaggio. Molti di essi venivano ad impetrare grazie, di cui parecchie erano esaudite. I beneficiati, ricordandosi del loro debito verso la venerata effigie, offrivano in segno di ringraziamento delle tavolette dipinte su cui erano raffigurati i pericoli scampati o le grazie ricevute, Dovevano esservene moltissime.

Purtroppo, per la deperibilità del materiale e per i numerosi e frequenti rimaneggiamenti subiti dal tempio, gran parte di esse andò dispersa. Ne rimangono un centinaio, in una cappella a sinistra dell'altare ed in sacrestia, dove la venerazione dei fedeli appende ancora di tanto in tanto ex-voto d’altro genere, fotografie, quadretti ricamati, cuori d'argento; un devoto ciarpame che nulla ha a che vedere con i precedenti graziosissimi quadretti.

Il più antico ex-voto rimasto è una tela di discrete proporzioni del 1547, raffigurante una giovane caduta nelle acque dell'Adige a valle delle «roste» della Catena. Una moltitudine di chierici, e di donne costernate la guarda dalla riva, mentre un uomo a cavalcioni sul fondo di una barca rovesciata tenta di allungarle una tavola. La giovane deve aver stimato gran miracolo l'esser scampata alle acque del fiume in un tempo in cui pochissimi sapevano nuotare e nessuno poteva porgerle aiuto.

L'ex-voto presenta i caratteri della «pittura d'arte» rinascimentale, alla quale si avvicina notevolmente con la saggia distribuzione delle masse, il buon senso della prospettiva, i colori vivaci ed intonati. Gli stessi caratteri si ritrovano in una più rustica tela del secolo dopo, che raffigura la processione del popolo di Bardolino alla Madonna della Corona per impetrare la pioggia. È l'unico ex-voto, e riteniamo anche sia l'unico documento esistente in cui sia raffigurata la primitiva cappellina, ornata sul frontone da una vistosa croce di Malta, stemma dell'ordine cui il santuario apparteneva.

La processione dei bardolinesi introduce al Seicento. Pochi quadretti di questo secolo sono rimasti. Per la maggior parte devono essere attribuiti, essendo scarsi i datati.

Il più caratteristico di essi è una piccola tavoletta raffigurante un uomo sospeso per le mani al soffitto di un'aula di tribunale davanti a quattro severi giudici. Scampato al tribunale, il disgraziato Francesco Samprini (come ci dice il cartiglio) corse ad offrire la tavoletta votiva alla Vergine della Corona. Il quadretto, in discreto stato, è datato 1654 e ci mostra come gli ignoti dipintori seguissero da vicino le tendenze artistiche del secolo. Colori cupi ed intensi, ambienti tetri, situazioni tragiche ci fanno sentire immediatamente in clima di controriforma e di caccia alle streghe.

Il Settecento porta il barocco anche negli ex-voto. I rigidi rettangoli delle tavolette s’ingentiliscono con cimase ondulate, con fianchi sagomati, con ricchi colori diventano più leziosi e si addolciscono, mentre le figure perdono ii dinamismo dei secoli precedenti per assumere posizioni statiche. Si vanno perdendo gli sfondi. I temi si riducono a descrizioni d’interni narrati con discreta dovizia di particolari. Solo in pochi casi si ritorna all'aperto, in paesaggi che ci richiamano fortemente i ceramisti coevi.

Nell'Ottocento la tendenza cambia. Le avventure napoleoniche, che avevano portato la guerra fin vicino al Santuario, alterano la composizione dei fedeli. Spariscono i nobili e rimangono gli umili popolani. Le tavolette del primo Ottocento hanno figure molto semplici, seppur gustose nella loro grande rusticità e nello sforzo dell'artista di rappresentare fedelmente i committenti che sfocia spesso nella caricatura.

La somiglianza con i ceramisti popolari dell'epoca è ancora fortissima. I personaggi degli ex-voto sembrano usciti dai piatti popolari delle Nove, o dalle stampe remondiniane che i mercanti ambulanti portavano per i paesi del Veneto.

Verso la seconda metà del secolo, la tradizione comincia a decadere e gli ex-voto ne risentono immediatamente. La produzione è ora rappresentata da una serie di tele raffiguranti incidenti dell'epoca, con ampio campionario di carrozze, landò ecc. e qualche attentato di malviventi. La figurazione diventa oleografica. Nell'ex-voto dell'uomo travolto da una botte, di questo periodo, lo sfondo è interpretato secondo la tradizione, è arte popolare, mentre la scena principale è già oleografia.

Man mano che si avanza verso la fine del secolo, i caratteri del dipinto si allontanano e prendono il sopravvento quelli della stampa popolare. Solo in alcuni scarsi dettagli lo spirito popolare emerge ancora, ma nel complesso la figurazione assume l'aspetto di una prima pagina della «Domenica del Corriere». La tradizione va gradatamente scemando. Sul giro del secolo, si può considerare estinta.

Nel Novecento vengono offerti dapprima quadretti pazientemente ricamati, poi fotografie con dedica, cuori, quadretti con fiori di nessun valore artistico.
Fonte: Vita Veronese - 8-9/1964

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