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Edicole sacre e capitelli

Verona / Italia
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Ornano con la loro silenziosa presenza angoli e vie, piazze e antichi edifici, sfuggendo per lo più agli occhi distratti dei passanti. Sono i capitelli e le edicole sacre che popolano numerosi le strade di Verona, custodendo immagini votive spesso sbiadite e corrose dal tempo, pallidi fantasmi tanto di un'arte quanto di una pietà popolare di cui ormai non possediamo quasi più la chiave di lettura.

Nati come simbolo di devozione sia privata sia pubblica, posti a proteggere una casa e i suoi abitanti o, più ampiamente, i principali luoghi aperti alla collettività, essi rappresentano un patrimonio straordinario e, nello stesso tempo, poco conosciuto. Sarà perché lo sfavillare delle luci, delle vetrine, delle insegne dei negozi li fa passare in secondo piano, ma spesso capitelli e edicole sacre scorrono sotto i nostri occhi senza che lo sguardo si soffermi a contemplarne la bellezza.

Purtroppo, esposti come sono all'inclemenza delle intemperie, questi preziosi esempi d’arte e fede appaiono spesso in condizioni di degrado, talvolta così gravi da renderli pressoché illeggibili. Fortunatamente, però, negli ultimi anni un gruppo crescente di studiosi e appassionati li ha riportati all'attenzione generale, tanto che ad iniziative di recupero e conservazione si è affiancato l'impegno di un loro censimento e catalogazione, che ha portato alla pubblicazione di una monografia dedicata proprio ad essi, opera di Carlo Caporal e di Fiorenzo Silvano Cuman.

La puntuale analisi dei due studiosi ha permesso di mostrare come molte delle edicole sacre cittadine siano di pregevole fattura, in più casi opera d’artisti famosi. Possiamo distinguere, al loro interno, diverse tipologie architettoniche, che comprendono i cosiddetti "capitelli di mercato", caratterizzati da un'edicola a guglia sostenuta da un alto fusto, e le vere e proprie edicole “appese”, costituite da una nicchia ricavata direttamente nel muro. Anche le immagini devozionali possono essere distinte in diverse tipologie: i capitelli urbani custodiscono quasi esclusivamente immagini mariane, contrariamente a quelli d’area montana e pedemontana che sono, nella maggior parte dei casi, dedicati ai santi, “specializzati” in differenti attività protettive e taumaturgiche e per questo invocati singolarmente.

Edicole e capitelli dedicati ai santi si ritrovano anche in aree oggi urbanizzate, ma rurali fino a non molti anni fa. Rarissime invece, in entrambi i contesti, le immagini del Cristo, che forse la mentalità popolare considerava “irraggiungibile”, preferendo rivolgersi a figure avvertite più vicine, come la materna Vergine o i santi.

Nato per assicurare presidio e protezione, il capitello era infatti sentito come un tramite concreto e visibile tra umano e divino, ed attorno ad esso si riuniva tutta la popolazione della via o del rione, sia per la preghiera sia per consolidare le attività economiche ed associative: un punto di riferimento dunque non solo per la vita religiosa ma anche per la vita sociale ed economica della comunità.

Purtroppo non è possibile, in queste poche pagine, rendere ragione del patrimonio di capitelli e edicole sacre che punteggiano strade, porte e palazzi di Verona. Non resta quindi che analizzarne un piccolo ma significativo campione, in un'ideale passeggiata che, sviluppandosi nel pieno cuore cittadino, porta dalla Chiesa di Santa Anastasia a Piazza Bra’ , passando per Piazza Erbe e Corso Porta Borsari, dove sono ancora ben visibili alcuni dei più bei capitelli che Verona conservi.

La prima opera che s’incontra lungo questo cammino è l'edicola raffigurante la Madonna del Rosario, al numero 18 di Corso Sant'Anastasia. L’imponenza della cornice contrasta singolarmente con l'intenso pallore del dipinto, settecentesco, attribuito all'eclettico pittore veronese Marco Marcola. Benché quasi illeggibile, esso raffigura la Madonna col Bambino e i santi Domenico e Caterina nella classica iconografia del Rosario, liturgia nota già nel Quattrocento ma ufficializzata solo nel 1572 da papa Pio V, dopo la vittoria di Lepanto sui Turchi.

La cornice in marmo, ben più tarda, si deve al voto di un privato cittadino, tale Gualfardo Fioretti detto Romano. Nel 1863 egli la commissionò ad uno dei più illustri scultori veronesi del tempo, Salesio Pegrassi, artista di fama internazionale (alcuni suoi caminetti scolpiti fanno tuttora bella mostra di sé nientemeno che nelle residenze dei reali inglesi) specializzato in scultura ornamentale. Secondo il progetto originario, la cornice avrebbe dovuto essere in stile neoclassico, ma Pegrassi, probabilmente influenzato dall'architettura delle vicine dimore scaligere, preferì optare per uno stile decisamente neogotico. Nonostante il suo precario stato di conservazione, la Madonna del Rosario è tuttora oggetto di vivissima devozione, come dimostra la costante presenza di fiori ai suoi piedi.

Proseguendo lungo Corso Sant'Anastasia, c’imbattiamo, poco più avanti, in un'altra edicola sacra. Essa è posta a decorare, ad un'altezza considerevole, la facciata del civico 8, all'angolo con Via Fogge. Raffigurante una Madonna col Bambino e Angeli, quest’edicola è datata tra il Quattro e il Cinquecento, Non si tratta di un dipinto, ma di una scultura, probabilmente in terracotta, che mostra ancora evidenti tracce di policromia e che, per l’impostazione spaziale e la delicatezza del tratto, è stata avvicinata dagli studiosi alle immagini donatellesche.

Ancora una Madonna col Bambino è il soggetto di uno dei capitelli più celebri e amati dai Veronesi, noto come la "Madonna di Piazza Erbe", che si colloca all'incrocio tra Corso Sant'Anastasia e l'antico foro cittadino. Si tratta nuovamente di un affresco, settecentesco, attribuito a Domenico Zorzi. L’edicola fu “riscoperta” nel dopoguerra, sotto una coltre di manifesti murali. Nel clima di dolore e sconforto che caratterizzava quel periodo, il rinvenimento dell'affresco fu interpretato come un segno di speranza, e il capitello divenne da subito oggetto di grandissima devozione popolare che permane tuttora: molti Veronesi ricorderanno come, fino a non molti anni fa, il muro attorno all'immagine sacra fosse vistosamente tappezzato di ex-voto.

Piazza Erbe, fin dalle origini cuore pulsante della città, ospita altre importanti opere d'arte e di fede. Sotto il Volto del Mercato Vecchio , ad esempio, troviamo un'edicola scolpita raffigurante la Pietà. Eseguito nel 1719, opera di artista ignoto, è il capitello dei "piassaroti", gli ambulanti che colmano la piazza con i loro banchetti. La sua presenza testimonia come le immagini sacre avessero, per la popolazione, una funzione rassicurante e protettiva: immaginiamo quanto doveva essere inquietante, nei secoli passati, avventurarsi per un passaggio tanto stretto e buio, perfetto per tendere un agguato mortale, come dimostra il fatto che proprio lì accanto, nel gemello Volto Barbaro , cadde assassinato Mastino I della Scala. Dal punto di vista artistico, caratterizza il capitello una doppia cornice in marmo lavorato: quella più esterna fu probabilmente eseguita nel 1893, quando fu posto accanto all'edicola un cartiglio marmoreo, a ricordare la devozione dei "piassaroti" verso quest’immagine sacra.

E’ invece databile tra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento la colonna in pietra che si erge sulla “punta” della piazza, in direzione di Via Cappello , e che racchiude, nell'edicola che la sovrasta, le immagini della Vergine e dei santi Zeno, Pietro Martire e Cristoforo. La colonna, originariamente collocata nel centro della piazza, accanto alla Berlina, fu probabilmente edificata in età viscontea, sembra per volontà di Giangaleazzo Visconti, che voleva porre un segno tangibile del suo dominio su Verona. Originariamente, infatti, nell'edicola c'erano le armi e le insegne di Giangaleazzo, tolte all'arrivo dei Veneziani, come dimostra una pianta della piazza datata 1564 che ci mostra l'edicola completamente vuota. La colonna fu collocata nella sua sede attuale alla fine del secolo scorso. Ancora più recenti sono le sculture che la completano, appunto la Madonna e i santi, opera di Vittorio di Colbertaldo ed eseguite nel 1929, per volontà del comitato cittadino "Madonna Verona".

Allo stesso comitato si deve la ricollocazione in loco della maestosa Madonna col Bambino che troneggia, sempre in Piazza delle Erbe, sulla facciata dell'antica Casa dei Mercanti , o Domus Mercatorum. Si tratta di un'edicola marmorea scolpita nel 1605 da Girolamo Campagna, a compimento di un voto dei mercanti veronesi. Quando, tra il 1878 e il 1884, si decise di intervenire radicalmente sulla struttura della Domus, l'edicola fu rimossa. Trasferita dapprima nella chiesa di San Tommaso , fu poi, nel 1888, collocata sulla facciata della Casa dei Canonici in piazza del Duomo. Durante la Grande Guerra, nel timore che il Veneto ritornasse in mano agli Austriaci, la scultura fu temporaneamente “sfollata”, al pari di molte altre importanti opere d'arte veronesi, nella più sicura Firenze. Tornò alla sua collocazione originaria il 24 maggio 1924.

E’ venuto il momento di incamminarsi lungo Corso Porta Borsari, che conserva una delle più belle e antiche edicole sacre veronesi. Si tratta di un bassorilievo raffigurante una Madonna col Bambino, la Trinità e gli arcangeli, posto a decorare l'arco d'ingresso del palazzo duecentesco noto come lo "Stal de le vecie" . Probabilmente contemporanea alla casa medievale, l'edicola raffigura la Vergine col Bambino, la Trinità e gli arcangeli Michele e Raffaele. Raffaele tiene per mano una figurina: è il giovane Tobia, che nella Bibbia troviamo affidato proprio alla protezione dell'arcangelo nel corso di un viaggio intrapreso per recuperare un credito dovuto al padre. Si tratta di un'iconografia piuttosto originale, e senza dubbio appropriata per quella che originariamente era la casa di un mercante, che sul viaggiare, e sui suoi rischi, fondava la propria esistenza.

Più avanti, proprio sulla facciata dell'antica Porta Borsari , ecco, protetta da un vetro e, purtroppo, scarsamente leggibile, un’Annunciazione. Novecentesca, è dovuta al pennello di Aristide Bolla, che la dipinse sopra un affresco settecentesco, sempre di soggetto mariano, opera di Santo Prunati, irrimediabilmente danneggiato dall'alluvione del 1882. La presenza di un'immagine sacra in questa sede non è certo casuale: collocare soggetti religiose sulle porte di accesso alla città era infatti divenuto obbligatorio almeno dall'età scaligera. In molti casi, queste immagini divennero oggetto di una devozione popolare straordinaria, portando persino allo sviluppo di piccole chiese, com'è nel caso della Madonna del Terraglio , edificio tuttora esistente nei pressi di Santo Stefano.

Spesso, a protezione di una porta erano poste più immagini sacre: così era anche a Porta Borsari, sotto la quale c’è infatti testimoniata l'esistenza di un'altra edicola, raffigurante una Madonna col Bambino e santi. Eseguita tra la fine del Quattrocento e i primi del Cinquecento, era forse opera di Francesco Morone: purtroppo, anch'essa rimase vittima delle irruenti acque dell'Adige ma, a differenza della Madonna del Prunati, non fu sostituita da alcun altro dipinto. Poco più avanti, in Piazza Cavour, si può ammirare la cinquecentesca Madonna con i santi Antonio e Sebastiano, opera del grande Nicola Giolfino. Più che un'edicola, è un vero e proprio affresco di facciata, come dimostra l'attenzione allo sfondo, arricchito dalla presenza di un albero carico di frutti. Interessante notare come, ad affiancare la Vergine, sia posto anche San Sebastiano: egli era infatti il santo invocato, con San Rocco, a protezione dalla peste, flagello che sappiamo aver ripetutamente martoriato Verona fino a tutto il XVII secolo.

Eccoci infine, una volta risalita Via Oberdan, sulla soglia di Piazza Bra’ . Ci accoglie subito un'altra colonna, forse un capitello di mercato, memoria delle vendite di fieno, paglia e bestiame che, fin dal medioevo, si tenevano sulla piazza. Esposta in copia (l'originale è al Museo di Castelvecchio), la colonna, trecentesca, conserva, nell'edicola che la corona, sculture raffiguranti la Vergine e i santi Giacomo, Antonio Abate e Martino, e rappresenta un notevole esempio di arte gotica.

Ci avviamo a concludere la nostra passeggiata ammirando due splendidi affreschi, entrambi di soggetto mariano, posti a protezione di alcuni dei più bei palazzi affacciati sulla Bra’. AI civico 18, sulla facciata di Casa Gianfilippi, troneggia una cinquecentesca Madonna col Bambino e Angeli di Giovanni Francesco Caroto. Accanto, su Palazzo Guglienzi Brognoligo, ecco la cosiddetta Madonna della Bra’. Opera di Francesco Morone, è datata tra la fine del Quattro e i primi del Cinquecento, e rappresenta la Vergine in trono, pronta a diffondere la sua benevolenza non solo sugli abitanti della dimora nobiliare ma su tutti i cittadini veronesi, che ancora oggi, nella quotidiana passeggiata sul Liston, non possono impedirsi di s fermarsi ad ammirarne la dolcezza.
Fonte: Notiziario BPV numero 2 anno 1997

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