Login / Registrazione
Giovedì 29 Settembre 2016, SS. Michele, Gabriele e Raffaele
follow us! @travelitalia

Corso Porta Nuova

Verona / Italia
Vota Corso Porta Nuova!
attualmente: 06.00/10 su 2 voti
Oltre i cosiddetti portoni della Bra' si apre il Corso Porta Nuova, originariamente chiamato stradone. Nel 1867 il toponimo venne mutato in Corso Vittorio Emanuele II; durante la Repubblica Salò, dai fascisti fu imposto, ma senza successo nell'uso della popolazione, il toponimo corso Cangrande. Solo dopo la Liberazione venne ripristinato il nome originario. L’area occupata dall’ampio corso rimase abbandonata per secoli fino alla cinta delle mura magistrali. Gli unici nuclei di case sorgevano attorno alle chiese di San Luca, Santa Maria della Ghiaia e Sant' Antonio Abate, cui diremo tra breve.

Per raggiungere la Porta Nuova esisteva un viottolo tortuoso che seguiva, sulla sinistra, il fossato che costeggiava il muro di cinta occidentale della Cittadella viscontea, demolita dal 1532; a destra si apriva un terreno incolto e sconnesso, usato perlopiù come discarica dei materiali di risulta.

Soltanto nella seconda metà del Settecento, grazie alla graduale dilatazione della città verso sud, anche l'area del corso cominciò ad integrarsi nel tessuto urbano. Nel 1768 venne dato incarico a Pietro Ceroni, «perito e ingegnere pubblico», di far togliere tutti gli ingombri, otturare buche, rispianar il terreno. Ma i lavori decisivi per la sistemazione stradale del corso - livellamento del suolo e posa dei marciapiedi - si ebbero verso il 1850, mentre la pavimentazione ad acciottolato con le doppie liste di trachite (in dialetto «lasagne») per il transito dei veicoli a trazione animale fu realizzata dopo il 1874.

L’ultimo conflitto mondiale provocò gravi danni agli edifici della zona, specialmente verso la porta sanmicheliana, a causa della vicinanza della stazione ferroviaria di Porta Nuova.

A sinistra dei portoni si eleva la merlata torre Pentagona, solitario avanzo delle difese della Cittadella viscontea che si apriva alle sue spalle. Poco oltre, sulla linea dell'attuale via del Mutilato, scorreva l'Adigetto, interrato dopo la prima guerra mondiale.

Sulla destra si incontra la Chiesa di San Luca, che prospetta sul corso con il fianco sinistro ed è priva di facciata: nel 1874, per ampliare e rettificare questo tratto della strada, venne demolita una piccola parte dell’edificio sacro dietro l’altare del santo titolare.

La chiesa venne fondata sul finire del sec. XII dall'Ordine dei Cavalieri Crociferi, che aveva nel sito un ricovero per i pellegrini. L'Ordine fu soppresso nel 1656; la chiesa passò allora alla Confraternita del Santissimo Sacramento, che aveva dovuto lasciare ai Gesuiti la sua originaria sede di San Sebastiano. Soppressa nel 1807 anche la Confraternita, l'anno successivo la chiesa venne eretta in parrocchia.

L'interno dell’edificio conserva alcune tele d’autori locali attivi tra Sei e Settecento: di rilievo l'altare maggiore, barocco, ricchissimo di marmi e di decorazioni.

Dopo la chiesa, il corso si allarga: a sinistra, in coincidenza con l'angolo che un tempo formavano le mura della Cittadella; a destra staccandosi la via già di Sant' Antonio, ora Pradavalle-Valverde.

Dirimpetto si apre il breve vicolo Ghiaia. Accanto sorge la massiccia mole del palazzo dell'Istituto Nazionale delle Assicurazioni, costruito nel 1937 in stile littorio; una lapide murata sull'angolo destro dell'edificio ricorda che vi risedettero le famigerate SS tedesche e che in esso furono torturati molti cittadini.

Sull’area del palazzo esisteva in precedenza un singolare edificio, il cosiddetto «Quadro Muselli», che, sulla lunga e bassa facciata prospiciente il corso, aveva dipinte le figure dei Dodici Apostoli eseguite dal pittore Odoardo Perini (metà del XVIII secolo).

Dirimpetto, passato il volto San Luca, che ha un’arcata in conci di tufo assai antica, si apre la triangolare piazza arborata del «Pradavàl» (Prato della Valle), sistemata a giardino nel 1975. All'inizio del giardino sorge il monumento commemorativo di Michele Sammicheli, eretto nel 1874. La statua, scolpita da Guido Troiani, ritrae l'artista in atteggiamento pensoso: nel bassorilievo del piedistallo è rappresentato Sammicheli in atto di spiegare al Senato Veneto il progetto per le fortificazioni di Candia.

Il lato destro della piazza è occupato dal maestoso Palazzo Canal, che fa angolo con la Via Sant' Antonio.

Sulla sinistra del corso sorge il Palazzo Dalla Riva-Trevenzuoli, sobria costruzione di gusto sammicheliano del primo Seicento, la cui facciata fu peraltro completata solamente nel 1842. Segue, al numero 31, Palazzo Marioni-Nichesola-Noris, che, fino alla seconda guerra mondiale, fu sede del Comando della Divisione militare di stanza a Verona. Casa Marioni, durante il Congresso veronese della Santa Alleanza (autunno 1822), ospitò il granduca di Toscana; prima, al tempo dell’occupazione militare napoleonica, era stata sede del Comando militare francese.

Poco oltre, al numero 39, sorge la casa dove morì il matematico e idraulico Anton Mario Lorgna (1736-1796), come dichiara una modesta lapide murata al primo piano. L’edificio classicheggiante fu restaurato dopo il 1830 da Giuseppe Barbieri; il portale reca scolpito nella serraglia un busto d’Ercole.

Al posto dei moderni grandi palazzi che fiancheggiano il corso fino all'angolo con Via Cesare Battisti sorgevano, fino agli anni Cinquanta, alcune casette ottocentesche, tipiche dell’epoca in cui il corso aveva ancora un aspetto dimesso quasi di periferia della città.

Sull'angolo di Via Cesare Battisti sopravvisse fino al 1950 la storica Farmacia Agli Angeli, ritrovo dei patrioti veronesi già dagli ultimi tempi della dominazione veneziana.

Sull'angolo opposto, dopo il secondo conflitto mondiale, fu costruito il vasto edificio della Società Elettrica Interprovinciale, oggi dell'ENEL: al suo posto sorgeva l’elegante Casa Fracastoro, una costruzione classicheggiante progettata da Luigi Trezza, che recava all'esterno un busto commemorativo del celebre medico veronese del Cinquecento Gerolamo Fracastoro.

Anche sul lato destro del corso, tra Pradavàl e Porta Nuova, i danni bellici furono gravi. Il condominio al numero 22, profondamente alterato, ricorda qualche linea del tardo-settecentesco Palazzo Nogarola, ultima residenza di quest’antica famiglia veronese estinta. Ai numeri 32-34 si trova il neoclassico Palazzo Giuliari, passato ai Rizzardi sul finire del secolo scorso. L’edificio prese il posto d’alcune casupole acquistate e demolite dai Giuliari agli inizi dell'Ottocento.

Oltre il vicolo Sorte, oggi diventato cieco, sorgeva la chiesa di Sant' Antonio dei Riformati, con annesso grande convento. I padri Francescani Riformati, che improntavano la loro vita ad autentica sobrietà, avevano ottenuto il permesso di fabbricarsi chiesa e convento sulla strada di Porta Nuova nel 1647. Dieci anni dopo il complesso era stato ultimato. Nel 1806 la chiesa fu chiusa al culto e nel 1810 tutta la proprietà venne demaniata.

In un primo tempo l’ex chiesa fu utilizzata come scuderia militare, mentre il convento con gli orti di pertinenza fu venduto a privati nel 1815. Sull'ex convento avevano posto gli occhi tanto i Gesuiti quanto i Minori Francescani Riformati, che, dopo la meteora napoleonica, erano alla ricerca di una nuova sede. Ne sorse una contesa, dalla quale uscirono vincitori i Gesuiti, che nel 1842 si trasferirono nel monastero. Essi si posero subito a trasformare la chiesa, senza peraltro riuscire a completarla secondo il progetto dell’architetto Paolo Gemma, che aveva previsto un pronao con quattro colonne. All'interno i Gesuiti ricavarono anche un settore per i novizi a spese di Francesco IV duca di Modena. Allontanati i Gesuiti dopo l'annessione di Verona al Regno d'Italia, la chiesa rimase aperta al culto per vari anni, mentre gli edifici conventuali, nuovamente demaniati, furono acquistati dall’Amministrazione Provinciale che vi insediò il Comando dei Carabinieri.

Dopo l'ultima guerra mondiale, sulle rovine dei vecchi edifici, fu ricavata la nuova sede dei Carabinieri con ingresso da Via Salvo d’Acquisto, mentre sul Corso Porta Nuova fu costruito il grande edificio scolastico sede dell'Istituto tecnico «Cangrande».

Gli altri edifici che concludono l'ultimo tratto del corso sono di moderna costruzione, ad eccezione delle costruzioni corrispondenti ai numeri civici 50, 105 e 135, che hanno un sapore vagamente liberty.

Sulla destra del corso, oltre l'imbocco di Via Locatelli, è stata costruita negli anni Settanta la moderna sede della Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato della Provincia di Verona. Durante il regime fascista vi sorgeva la Casa della Gioventù Italiana del Littorio. Sull'area, prossima al bastione dei Riformati, gli Austriaci avevano progettato di costruire una caserma.

Siamo giunti alla sanmicheliana Porta Nuova, costruita dal grande architetto tra il 1535 e il 1540 in sostituzione della scaligera Porta di Santa Croce. Nel 1854 gli Austriaci aprirono i due fornici laterali della porta per agevolare il transito, alterandone così l’originaria struttura. Il prospetto della porta verso la città segue l'ordine dorico; il materiale di rivestimento impiegato è il tufo. Nella chiave del fornice centrale campeggia lo stemma di Verona e, in un cartiglio, si legge la data «1540».

Il prospetto esterno, costruito in pietra viva, è d’ordine dorico con bugnato rustico: due colonne abbinate e bugnate fiancheggiano il fornice centrale, nella serraglia del quale spicca una testa di Giove Ammone. L’architrave alterna triglifi e metope; sopra si stacca il timpano.

La facciata si eleva sopra un solido muro, ora in parte interrato. Sul fastigio svettava un leone marciano, abbattuto nel 1797; ora vi campeggia uno scudo sabaudo sorretto da grifoni.
Fonte: Notiziario BPV numero 2 anno 1990

Condividi "Corso Porta Nuova" su facebook o altri social media!