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Colle di San Pietro

Verona / Italia
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Plinio il Vecchio, l'illustre studioso della Padania romana, autore della "Naturalis Historia", dichiara che Verona è città di origine retica-euganea. Probabilmente un agglomerato urbano di case a struttura lignea racchiuso da palizzate difensive e limitato dalla grande ansa del fiume. Praticamente il cuore della città in muratura che sorgerà in seguito, ma già certamente dominato da una parte fortificata, I'arce, che consentiva, da quello che sarà poi detto Colle di San Pietro, una attenta e utile vigilanza.

Le più antiche tradizioni archeologiche e storiche collocavano sul colle un tempio a Giano oppure al Sole o a Serapide o alle divinità capitoline.

In realtà, l'ipotesi suggestiva del tempio dedicato alle tre divinità principali dell'Olimpo romano: Giove, Giunone e Minerva, dominante la città dall'alto del colle, cominciò ad essere compromessa dagli scavi condotti nel 1851 per la costruzione della caserma austriaca, nota ancora oggi col nome di Castel San Pietro.

Fu rinvenuto in quell'occasione un piano di livellamento in pietra sul quale si imposta un crepidoma di tre gradini. Una sorta di basamento con gradinata. Poiché accanto si scoprirono anche tre capitelli di colonna di tipologia particolare si pensò a un tempietto dedicato a una divinità orientale, come Giove Serapide, di cui si era molto tempo prima ritrovata nelle vicinanze una statua, ora conservata al Museo Archeologico di Ginevra. Ulteriori studi smentirono l'ipotesi e collocarono il tempio di Giove Serapide, Iseum et Serapeum, dov'è situata attualmente la Chiesa di Santo Stefano.

Ma fu nel 1914 che la teoria del Campidoglio sul colle perse attendibilità. Il Capitolium veronese fu infatti individuato nei pressi di Piazza delle Erbe, l'antico Foro dei Romani, per la scoperta di resti facilmente identificabili sotto la sopraelevazione di San Marco in Foro.

Questa importante scoperta si deve a uno studioso anglosassone, A.L. Frothingham, che pubblicò allora i risultati delle sue ricerche.

Gli ultimi resti romani presenti sulla sommità del Colle di San Pietro andarono dispersi con la costruzione della caserma austriaca e anche gli scavi condotti nel 1888 per ricercare il podio, il crepidoma e i tre capitelli segnalati nel 1851 non dettero risultati positivi.

Altro numeroso materiale epigrafico romano, are, iscrizioni, fregi fu reperito in vari momenti nel terreno del monte ma è andato in gran parte disperso o è conservato al Museo Archeologico. Ricerche effettuate in questo secondo dopoguerra, anche in periodo recente, sia nell'interno del castello che sui fianchi del colle, hanno invece portato alla luce una serie di fosse, un pozzo profondo trenta metri e largo due metri e mezzo ed altre opere di scavo nella roccia tenera del monte oltre a murature in direzione di San Giovanni in Valle.

Il Da Lisca, nel suo studio su "Le varie cinte murate di Verona", pubblicato nel 1915, scrive a proposito di quest’ultimo residuo, ancora in buono stato e ben visibile, della sistemazione romana dell' Arce: si tratta di "qualche avanzo di una muraglia posta quasi immediatamente sotto l'attuale Caserma Castel San Pietro, nel lato verso San Giovanni in Valle. La muratura romana si appoggia alla roccia; è interamente formata con brecciame di tufo e malta di sabbia e ghiaia ed è esternamente lavorata a conci regolari di tufo che ne formano il bel paramento e che misurano nella faccia a vista la dimensione media di cm 12 x 18".

Sono apparsi anche cocci della I e Il età del ferro, di probabile cultura gallica e comunque preromana, che consentono di pensare con sicurezza ad insediamenti umani protostorici.
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