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Chiesa di Santa Chiara

Verona / Italia
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Cenni storici
Dopo la predicazione di San Bernardino da Siena, fu deciso di fondare anche a Verona un convento di suore che si ispirasse ai principi del Santo umbro e della sua sorella spirituale, Santa Chiara. Alcune Clarisse di Mantova furono invitate a Verona per fondarvi il nuovo istituto. I lavori d’adattamento di un vecchio fabbricato nella contrada di San Giovanni in Valle, ebbero inizio nel 1425. e proseguirono fino al 1437, anno in cui si poterono iniziare le pratiche di culto. Rimaneva incompiuta la facciata che fu inaugurata solo nel 1453. L'altar maggiore fu consacrato nel 1454 e dedicato alla santa francescana. L'intera chiesa fu consacrata dal vescovo Giberti nel 1536.
La vita della chiesa e del monastero proseguì senza grandi avventure fino al 1810, anno in cui Napoleone soppresse, non si sa per quale ragione, l'ordine delle clarisse. La chiesa fu trasformata in magazzino militare napoleonico prima, austriaco poi. Soltanto nel 1860, dopo insistenti lotte diplomatiche da parte delle autorità e dell'alto clero, fu ottenuto il permesso di restaurare il tempio per ridarlo al monastero delle clarisse. Un ultimo - e non felice - ritocco fu dato nel 1906. Finalmente, nel 1907, la chiesa tornò al suo antico ufficio e fu riconsacrata pubblicamente con particolari cerimonie religiose.

Architettura ed arte
Esterno. La struttura muraria della chiesa è semplice, geometricamente elementare. L'autore del progetto della chiesa, siamo nella prima metà del quattrocento, è ancora influenzato per buona parte dalla straordinaria validità che godette in Verona lo stile dell'architettura neogotica. Un cancello di ferro, incardinato su due tronconi di muro libero lavorato, introduce il visitatore alla zona sacra, dal piano stradale. Sulle estremità dei tronconi stanno due statue in tufo; una, a destra, rappresentante San Francesco, e l'altra, a sinistra, rappresentante Santa Chiara. Un breve vestibolo scoperto, cinque gradini, e quindi la facciata. Questa è innalzata completamente in cotto, è monocuspidata, limitata ai lati da due contrafforti aggettanti, e incorniciata, sui lati obliqui, da modanature in rilievo. Tale decorazione è composta di una fascia larga di mattoni incrociati, sotto la quale si stende una sequenza d’archetti intrecciati.
Al centro dell'imposta arcale, troviamo un bel rosone marmoreo, di squIsIte proporzioni, a tre ordini di strombature: dadi scambiati, cordone, foglie d'acanto ritorte. Probabilmente, è questo il migliore elemento costruttivo della facciata; unico forse in tutta l'architettura del primo umanesimo veronese. Sotto il rosone, è incastonato nella facciata il portale. Esso riprende lo schema decorativo precedente, compiendosi in leggera ogiva, nella cui lunetta sta un altorilievo con Santa Chiara in atto di accogliere sotto il suo manto misericordioso coloro che la implorano. Scultura non molto importante, se pure ottenuta con un certo gusto di larga modellazione. Vi sono tre lapidi murate sulla facciata che ne menomano l'armonia. Esse recano incisi versi di mediocre fattura che invitano alla adorazione.
Interno. L'interno della chiesa consiste in un vasto salone, squadrato e suddiviso in settori geometrici, da lesene e paraste grigie, dorate con discutibile gusto; sul fondo, nascosta dalla soffittatura posticcia, si nasconde la cupola, sovrastante l'altar maggiore.
Entrando, a sinistra, troviamo subito un passaggio che immette nella cappellina dedicata alla Madonna di Lourdes. Si tratta di un piccolo oratorio, adattato nel 1899 a grotta, mèta della devozione di molti fedeli. Nulla di interessante da dire riguardo all'altare, la cui mensa è aperta a vetrina-urna e accoglie il simulacro di Santa Chiara.
Tornati in chiesa, seguendo la parete sinistra, incontriamo un Crocefisso di gesso colorato: forse opera seicentesca, ma di ben scarso valore artistico. Più avanti s'innalza l'altare dell’Addolorata. E’ questo il più pregevole altare di tutta la chiesa, valido specialmente per le belle pitture di Michele da Verona, eseguite nel 1508, e scoperte tali soltanto dopo i restauri del 1860. Ai lati dell'altare, sul frontone dell'arco trionfale, e sui lati esterni, stanno dipinti decorativi e di scarso valore artistico. L'altare corrispondente a quello dell’Addolorata, siamo nella parete destra, è del 1729, e dedicato a Santa Chiara. Segue l'edicola detta «del miracolo». In una vetrina incassata nella parete sta appeso un piccolo crocefisso, malfatto, del XVI sec.. Subito dopo l'edicola del Crocefisso, una porta introduce nel nuovo oratorio, detto anche Cappella della deposizione. L'oratorio possiede balaustra e presbiterio. Ai lati di quest'ultimo, notiamo due tele di scarso interesse rappresentanti: La pietà e L'incontro di Cristo con la Madonna sul Calvario. Sui lati dell'oratorio troviamo due edicole l'una dedicata alla Madonna delle grazie, l'altra a S. Rita.
Fonte: Guide 19

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